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Viterbo - Magdi Allam parla di Isis e Islam alla presentazione del suo ultimo libro

“Trasformano i fedeli in robot della morte”

di Raffaele Strocchia

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Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Ettore Cristiani e Magdi Cristiano Allam

Ettore Cristiani e Magdi Cristiano Allam

Danila Annesi

Danila Annesi

Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Nando Signorelli

Nando Signorelli

Il pubblico all'incontro con Magdi Cristiano Allam

Il pubblico all’incontro con Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Magdi Cristiano Allam

Viterbo – “In alcune moschee si trasformano fedeli in robot della morte”. A una settimana dalla strage di Parigi, Magdi Allam dice la sua su Islam e Isis. L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro “Islam, siamo in guerra” (fotocronacaslide).

L’incontro, questa sera, al Caffè letterario. Padrone di casa Ettore Cristiani. “Questa presentazione – spiega Cristiani – era in programma da un mese. Mai avremmo pensato agli eventi di quest’ultima settimana”. Poi consegna ad Allam la targa di socio onorario.

Moderatori Danila Annesi e Nando Signorelli. Hanno sottolineato l’importanza dell’incontro, “perché – dicono – per comprendere bisogna sapere”.

Allam parte dall’attualità, dall’attentato di questa mattina in Mali. “Come da copione – esordisce lo scrittore – al grido di Allah hanno preso in ostaggio quasi duecento persone, liberando solo chi sapeva recitare il Corano. Gli altri sono stati trattenuti e alcuni uccisi”.

Poi inizia a parlare di Isis e Islam. “La loro – dice – è una guerra scatenata dall’Islam globalizzato. Sono terroristi autoctoni, perché cittadini europei. Musulmani che attaccano europei considerati miscredenti.

Hanno – spiega – tra i venti e i trent’anni e agiscono mettendo in pratica ciò che è scritto nel Corano. Non sono organizzati gerarchicamente. Non hanno generali o saldati. Sono come una piovra dai mille tentacoli. Ecco perché, se se ne elimina uno, gli altri continuano a colpire”.

Allam cita il Corano: “Legittima le uccisioni, in particolar modo le decapitazioni, e il suicidio”.

Poi l’attacco a Renzi, Obama e Cameron. “Non è vero quello che dicono. L’Islam non è un religione di pace. Siamo in guerra. Sostenere il contrario corrisponde a una mistificazione della realtà. Sono stato musulmano per cinquantasei anni – precisa – so bene quello che dico”.

Allam ha abbandonato la fede islamica nel 2008, convertendosi al cattolicesimo. Quindici anni fa è entrato nel mirino dell’Islam, attirandosi anche una condanna a morte firmata da Hamas. Da allora vive a Fabrica di Roma, sotto scorta.

“Sono stato additato – spiega – come nemico dell’Islam. Così ho dovuto studiare e approfondire questa fede. Ma mi sono presto rassegnato, perché hanno ragione: il Corano legittima le uccisioni e la violenza.

L’Islam non può essere moderato – continua -. E’ impossibile dialogare con chi segue passo, passo il Corano. I musulmani possono essere moderati solo se antepongono la ragione e il cuore ad Allah e a Maometto”.

Poi un attacco, seppur velato, alla Chiesa. “C’è stata una posizione netta solo fino al concilio Vaticano II. E’ impossibile essere cristiani e legittimare l’Islam. Dio non è Allah, così come Gesù non è Maometto. Se Dio si è incarnato nell’uomo, Allah si è incartato nel Corano”.

Secondo lo scrittore, l’Europa sta commettendo l’errore di fomentare l’integralismo islamico. “Tra i problemi principali – argomenta Allam – ci siamo noi, incapaci di farci rispettare. Pretendono scuole, tribunali e negozi islamizzati. Ci spingono a modificare le nostre leggi per integrarli e legittimarli. Noi accettiamo e il messaggio che trasmettiamo è che in Italia, ad esempio, le leggi valgono solo per gli italiani. Stiamo smettendo di fare i padroni in casa nostra”.

Per Allam, l’Europa è fragile anche da un punto di vista demografico, culturale ed economico. “In Europa – spiega – sono solo 80 milioni i cittadini con meno di trent’anni. Nei paesi arabofoni, più la Turchia e l’Iran, 350 milioni.

Un’altra falla – continua – è la carenza di pilastri culturali dei giovani, che dovrebbero ridiventare generatori di vita. Ma il problema è anche economico. Non c’è lavoro, non ci sono soldi e quindi si fanno meno figli.

Nonostante questo – dice -, si aprono le frontiere ai musulmani che hanno tra i venti e trent’anni e che vengono dalla Libia. Un problema che dilaga dal 2011, quando Sarkozy ebbe la scellerata idea di uccidere Gheddafi”.

“Siamo in guerra”. Allam lo ripete più volte, citando il titolo del suo libro. “Non si dialoga con chi usa la violenza. Dobbiamo bonificare il fronte interno. Non si può colpire sempre e solo la punta dell’iceberg e lasciare in libertà gli adepti. Basta espellere solo l’imam. Sono in tanti, in alcune moschee, a fare il lavaggio del cervello ai fedeli e a trasformarli in robot della morte”.

Poi precisa. “Non dobbiamo fare la guerra a un miliardo e mezzo di musulmani, ma abbiamo il dovere di salvaguardare il diritto a essere noi stessi in casa nostra. E’ una missione a cui non possiamo e non dobbiamo sottrarci”.

In conclusione, nel salone dedicato a Falcone e Borsellino del Caffè letterario, lo scrittore cita il magistrato ucciso in via d’Amelio: “Chi ha paura muore ogni giorno. Chi non ha paura muore una volta sola”.

Raffaele Strocchia


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20 novembre, 2015

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