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Ampliamento di una cava di basalto - Abuso d'ufficio - Bambini, tranquillo e fiducioso nella magistratura, chiederà un interrogatorio

Acquapendente, indagati sindaco ed ex tecnico comunale

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Alberto Bambini, sindaco di Acquapendente

Alberto Bambini, sindaco di Acquapendente

La forestale

La forestale 

Acquapendente – Sindaco ed ex tecnico comunale indagati per abuso d’ufficio.

Si apre ad Acquapendente il nuovo fronte delle indagini della forestale in materia di cave.

La procura della Repubblica di Viterbo ha iscritto nel registro degli indagati il primo cittadino Alberto Bambini e l’ex responsabile del settore tecnico manutentivo ambiente Ferrero Friggi.

Tre giorni fa, i forestali del Nipaf hanno bussato al comune, trattenendosi per diverse ore negli uffici, ma anche nelle abitazioni dei diretti interessati. Hanno sequestrato pratiche riguardanti la cava di basalto in località Le Greppe, di proprietà dell’impresa di costruzioni Gioacchini Sante Sas.

L’indagine parte proprio dalla denuncia dell’omonima impresa, sporta anni fa: in regola con le autorizzazioni regionali per ampliare la cava, sarebbe stata ostacolata a più riprese dal comune. Praticamente un unicum nel panorama investigativo viterbese, perché, finora, le indagini della forestale sulle cave nel Viterbese avevano fotografato la situazione contraria di imprenditori ricorsi al metodo delle tangenti per velocizzare l’iter anche decennale delle autorizzazioni regionali. Come nell’inchiesta “Dazio”.

La “Gioacchini Sante Sas”, invece, quelle autorizzazioni ce l’aveva, con richieste di ampliamento dell’attività estrattiva risalenti al 2006, su una zona in cui il basalto viene estratto dagli anni Ottanta, dopo l’acquisto dei terreni da Gaucci. 

Un’attesa lunga anni, investimenti milionari e, infine, i pareri regionali favorevoli. Ma per gli inquirenti è il comune a mettersi di traverso, limitando a un lotto su tre il nulla osta per l’attività estrattiva: 18000 metri quadrati di cava, anziché 83500. In pratica, un nulla osta comunale all’ampliamento della cava che era una formalità rispetto alle ben più impegnative autorizzazioni regionali e che, non concesso, diventava un ostacolo insormontabile.

Non basta. Tra il 2010 e il 2011 anche il ministero dei Beni culturali si muove per bloccare l’attività estrattiva, con tre proposte di vincolo paesaggistico e un decreto di dichiarazione di notevole interesse pubblico dell’Altipiano dell’Alfina, comprendente Valle Paglia e Monte Rufeno.

L’impresa Gioacchini presenta un ricorso al Tar che i giudici amministrativi accolgono, sottolineando l'”abuso di potere del ministero, essendosi quest’ultimo assunto competenze proprie della Regione Lazio”. Ma soprattutto, secondo il ricorso dell’impresa edile, la proposta di vincolo sarebbe “tesa a garantire il raggiungimento di interessi privati opposti rispetto a quelli della società ricorrente, con l’unico obiettivo di impedire a quest’ultima di realizzare l’ampliamento della cava”.

A un chilometro circa dalla cava sorge un agriturismo. Il titolare avrebbe rapporti di parentela sia con il promotore della proposta di chiedere la dichiarazione di notevole interesse della zona in cui si trova la cava, sia con un architetto del ministero dei Beni culturali, presidente del comitato tecnico scientifico che doveva esprimere il parere in merito, astenutosi proprio perché in conflitto di interessi, secondo la sentenza del Tar. 

Il sindaco è tranquillo. “In genere indagini di questo tipo coinvolgono chi ha rilasciato autorizzazioni per favorire qualcuno: per me è il contrario – spiega -. Non ho favorito nessuno, né voluto danneggiare nessuno. Abbiamo agito in assoluta buona fede, avendo come stella polare le norme, le richieste dei cittadini, la salvaguardia del territorio e il nostro programma elettorale. Ogni nostro atto è supportato da pareri legali. Se c’è stato qualche malinteso sono disposto a chiarirlo nelle sedi competenti: ho fiducia nella magistratura e aspetto di leggere gli esposti dell’azienda. Quanto prima chiederò di essere ascoltato”.


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12 dicembre, 2015

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