Viterbo – “Esistiamo ma non esistiamo”.
Affrante, le clarisse di santa Rosa si chiudono in un religioso silenzio. Ora ancora di più. Dopo tanti anni al servizio della patrona, dovranno abbandonare il monastero. Al loro posto le suore francescane Alcantarine.
“Non abbiamo nulla da dire – commenta suor Maria Annunziata della Clarisse di santa Rosa -. Chiediamo solo che tutta la città preghi per noi. Trascorriamo la vita nell’esserci ma non esserci. Ora più che mai”.
Sono tre le clarisse che vivono nel monastero di santa Rosa. La badessa suor Maria Annunziata, madre Chiara e suor Dolores. Hanno 80 anni e vengono da lontano. Suor Maria Annunziata da Oristano e suor Dolores dal lontanissimo Canada.
Una vita interamente trascorsa nella preghiera e a custodire il corpo di santa Rosa. Nel 1921 fu loro l’idea di estrarre dal corpo della patrona il cuore.
Custodi dei beni e degli oggetti contenuti nella basilica, tra pochi giorni dovranno abbandonare quella che per anni è stata la loro casa. E tutto finirà tra le cure delle Alcantarine.
La congregazione delle Alcantarine è stata fondata a Castellammare di Stabia nel 1870 dal sacerdote italiano Vincenzo Gargiulo. Nel 1874 ha ottenuto l’approvazione diocesana dal vescovo Francesco Saverio Petagna.
Lo scopo iniziale delle alcantarine era istruire le ragazze povere. Oggi, alla loro attività, hanno unito la catechesi, le opere parrocchiali, servizio per le persone in difficoltà.
Le monache Clarisse urbaniste, rappresentano il secondo ordine francescano fondato nel 1212 da san Francesco e santa Chiara d’Assisi. Si chiamano urbaniste perché non seguono la regola originale di papa Innocenzo IV nel 1253 che prevede l’obbligo di clausura.
Nel 1263 fu approvata, invece, una nuova regola con una bolla di Urbano IV (da qui il nome) che permette alle religiose di possedere beni in comune.
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