Viterbo – Prime condanne per l’operazione “Silver & Gold” (fotocronaca1 – slide1 – fotocronaca2 – slide2) .
Per cinque arrestati su 15 non ci sarà nessun processo: i tre gestori del compro oro di Grotte Santo Stefano nel mirino degli inquirenti hanno patteggiato ieri mattina insieme ad altri due indagati. Due anni e nove mesi per V.B. e M.L.; due anni e mezzo per M.R.S., una delle due donne coinvolte nell’inchiesta.
Pene più o meno simili per gli altri che hanno chiesto di patteggiare: due anni a R.S. e due anni e mezzo a G.G.. Dodici anni e mezzo in cinque.
Era in quel compro oro che, secondo le indagini, arrivavano i preziosi rubati tra Roma e Viterbo e rivenduti a una fonderia di Arezzo, che li squagliava e ne faceva lingottini. I carabinieri, coordinati dal pm Fabrizio Tucci, sono risaliti all’intera filiera, in un’inchiesta che ha permesso di capire dove finiva molta dell’argenteria rubata nelle ville tra la Tuscia e la capitale e di salvare una mole sterminata di ‘pezzi’ (per un totale di 700 chili d’argento e un chilo d’oro), scampati alla fusione e restituiti ai legittimi proprietari.
Le accuse erano pesanti: associazione a delinquere finalizzate alla ricettazione, al commercio d’oro abusivo e alla falsità in dichiarazioni fiscali, per il sistema di false fatturazioni messo in piedi per dimostrare la lecita provenienza di oro e argento: sulla carta acquistati da un antiquario che, però, non esisteva.
Un impianto accusatorio di cui gli inquirenti erano sicuri al punto da chiedere il giudizio immediato (processo subito, senza udienza preliminare) per i destinatari di misure cautelari, tra carcere e domiciliari. A quel punto il processo si è spezzato in mille rivoli, tra chi ha scelto il patteggiamento, chi l’abbreviato e chi il rito ordinario.
I 15 arresti sono scattati a marzo, con 40 perquisizioni. Secondo i carabinieri, almeno 10 tonnellate di preziosi sarebbero passate per Viterbo in un anno. Il giro d’affari, inizialmente quantificato in 4,5 milioni di euro, ammonterebbe a 2, secondo i calcoli della finanza, subentrata in un secondo momento nelle indagini.
Il sequestro per equivalente chiesto dalla procura è stato respinto prima dal gip e poi accolto dal tribunale del Riesame: congelati otto conti e sigilli a una casa a Montalto. Ma la difesa ha impugnato il provvedimento in Cassazione. Ora aspetta l’udienza.
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