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Viterbo - Carabinieri e finanza - La filiera dell'oro e dell'argento rubato e fuso fruttava 2 milioni di euro - Quattro denunciati per fatture false e frode fiscale

Silver & Gold, sequestrati conti e una casa a Montalto

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Sequestro milionario nell'operazione "Silver & Gold"

Sequestro milionario nell’operazione “Silver & Gold”

Carabinieri - Operazione Silver and gold - Gli arrestati

Carabinieri – Operazione Silver and gold – Gli arrestati a marzo

Operazione Silver and gold - Parte del materiale recuperato

Operazione Silver and gold – Parte del materiale recuperato

L'operazione "Silver and gold"

L’operazione “Silver and gold” 

Viterbo – (s.m.) – Due milioni di euro in oro e argento rubato, rivenduto e fuso (fotocronacaslide – video).

E’ il giro d’affari quantificato dalla finanza nell’operazione “Silver & Gold”, che sgominò la banda di ricettatori di preziosi arrestati a marzo.

Quattro su 15 rispondono adesso anche di frode fiscale e false fatturazioni, dopo gli accertamenti delle fiamme gialle, chiamati a entrare nel vivo delle indagini dal pm titolare del fascicolo Fabrizio Tucci. 

“Abbiamo scoperto che i membri del gruppo erano organizzati anche dal punto di vista contabile – spiega il colonnello Giosuè Colella, comandante provinciale della finanza -. Per giustificare la provenienza di oro e argento rubato, la società che gestiva il Compro oro di Grotte Santo Stefano, finito nel mirino dell’indagine seguita dai carabinieri, emetteva fatture false, asserendo di aver comprato i preziosi da altre società”. Funzionava anche così la “lavatrice” degli oggetti rubati.

Per il colonnello Colella, così come per il maggiore Emiliano Sessa, del nucleo di polizia tributaria, arrivati ad agosto, è il battesimo del fuoco a Viterbo. Prima occasione ufficiale per presentarsi, esibendo i frutti di una perfetta sinergia con i carabinieri. La partecipazione della finanza all’operazione, per il colonnello dei carabinieri Mauro Conte, è “un salto di qualità”. 

Stamattina, militari e fiamme gialle hanno bussato alla porta dei quattro indagati, già arrestati a marzo, per notificare il sequestro preventivo disposto dal tribunale di Viterbo. Inizialmente chiesto dal pm e respinto dal gip, è stato poi oggetto di appello da parte della procura, che lo ha infine ottenuto dopo l’ok del tribunale (presidente del collegio Eugenio Turco, a latere Silvia Mattei e Rita Cialoni).

Tra i beni sequestrati, una casa a Montalto di Castro e i conti degli indagati. “La normativa ci consente di aggredire il patrimonio degli indagati andandoli a colpire per equivalente, cioè sequestrando beni il cui valore sia l’equivalente del profitto illecito – ha dichiarato il maggiore Sessa -. Noi l’abbiamo quantificato in 2 milioni 100mila euro circa. Quindi potremo sequestrare beni fino a quella somma, ai fini della confisca”. 

L’operazione “Silver & Gold”, con un notevole spiegamento di forze dei carabinieri di Viterbo, scatta a marzo. 15 arresti, 40 perquisizioni, 700 chili di argento recuperato e un chilo d’oro, oltre a quadri e diamanti. Beni rubati che erano stati rivenduti da ricettatori a un Compro oro di Grotte Santo Stefano che, a sua volta, li faceva fruttare rivendendoli a una fonderia di Arezzo che trasformava l’argento in piccoli lingotti.

A disposizione del Compro oro, gestito dai viterbesi V.B., L.M. e S.M.R., c’era un negozio di antiquariato esistente solo sulla carta. In realtà era una scatola vuota che serviva a emettere fatture false per certificare la lecita provenienza dei preziosi successivamente rivenduti alla fonderia, per un giro d’affari inizialmente quantificato in 4 milioni di euro.

Un’indagine che, in tre mesi, è riuscita a ricostruire che fine facevano i quintali di oro e di argento spariti dopo furti in villa e in appartamento.

La refurtiva era finita pezzo per pezzo sul sito dell’Arma dei carabinieri, per consentire ai legittimi proprietari di riconoscere i propri beni e ottenerne la riconsegna.

“Una collaborazione con la finanza che si è rivelata fruttuosa – conclude il colonnello Conte – e che vogliamo continuare per andare ad aggredire ogni volta il patrimonio di chi si è arricchito illecitamente”. 


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3 dicembre, 2015

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