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Giorno della memoria - Il racconto di Lilli Fornari - Nascosta da una famiglia di Cura di Vetralla, venne salvata dalla deportazione

“Cambiai cognome per sfuggire alla Shoah”

di Raffaele Strocchia
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Lilli Fornari

Lilli Fornari

Lilli Fornari

Lilli Fornari

Lilli Fornari con mamma Irma e il piccolo Sergio

Lilli Fornari con mamma Irma e il piccolo Sergio

Lilli Fornari

Lilli Fornari

Lilli Fornari

Lilli Fornari

Derna e Saturno Cecchini

Derna e Saturno Cecchini

Vetralla – “Cambiai cognome per sfuggire alla Shoah”.

Ricordi intimi e momenti privati. Lilli Fornari li racconta con commozione e sofferenza, ma li condivide con generosità (fotocronacaslide).

Ebrea romana classe 1936, ha solo sette anni quand’è costretta a lasciare la Capitale per sfuggire alla deportazione sicura nei campi di concentramento.

Con lei scappano anche il padre e la madre, il fratellino Sergio e i nonni paterni. Insieme trovano rifugio in casa di Derna e Saturno Cecchini, due possidenti di Cura di Vetralla.

Lilli, unica testimone in vita di questa storia, parla ai ragazzi di oggi. Racconta la Shoah, le leggi razziali e la persecuzione degli ebrei.

Ma parla anche di una generazione che, nonostante l’orrore, ha continuato a coltivare speranze, aspirazioni, progetti e sogni. Come i giovani di ogni tempo.

L’incontro, ieri pomeriggio, nell’aula magna della scuola primaria di Vetralla.

“Estate 1943. Ero in vacanza a Cura di Vetralla – racconta Lilli -. Almeno per me, fu un’estate felice e spensierata. Finita la bella stagione, papà fece ritorno a Roma. Non ci portò con sé ma ci affidò a nonno Ottavio, pregandoci di rimanere in paese.

Alloggiavamo in un appartamentino che affacciava sulla piazza principale di Cura. Presto, però, arrivò l’ingiunzione. I proprietari ci costrinsero ad abbandonare la casa il prima possibile. 

Capivo poco o niente. Ricordo solo che sulla Cassia era un continuo via vai di carri armati. Insomma, eravamo in pericolo.

Per metterci in salvo, nonno Ottavio chiese aiuto ai signori Cecchini. Erano buoni e generosi. Ricordo che avevano tre figli: due femminucce e un maschietto. Mario morì quand’era ancora in fasce. Era malato di leucemia”.

16 ottobre 1943. A Roma è la fine del mondo. Le SS circondano il ghetto ebraico e deportano più di mille persone. Sono soprattutto vecchi, donne e bambini. La loro destinazione è il campo di concentramento di Auschwitz.

Prima di quel maledetto sabato nero, mentre qualcuno ancora non immaginava l’orrore che li avrebbe travolti, in molti avevano già capito che non c’era più tempo da perdere per salvare vite umane.

E con coscienza e intelligenza e nella consapevolezza dei rischi, si adoperarono a farlo. Tra questi, Derna e Saturno Cecchini. Avevano 31 e 41 anni. Tre figli: Rosa, Maria Pia e Mario. Vivevano a Cura di Vetralla, in un casale circondato da un vasto appezzamento. Erano proprietari terrieri.

Profondamente cristiani e dal carattere generoso e determinato, durante i bombardamenti salvarono tanti paesani. E nel 1943 non esitarono ad accogliere Lilli e la sua famiglia. “Ci nascosero in un cunicolo che dal forno portava alla cantina – ricorda Lilli -. Dietro c’era l’aperta campagna. Non dovevamo farci vedere, per nessun motivo. Rimanemmo lì per qualche giorno. Poi una soffiata: qualcuno aveva fatto la spia. Eravamo in pericolo e con noi Derna, Saturno e i loro figli.

Nel frattempo, papà tornò da Roma. Portò con sé dei documenti: erano carte d’identità false. Cambiammo cognome. Fornari non esisteva più. Diventai Lilli Fosso. Non dovevo neppure dire di essere ebrea, altrimenti mi avrebbero uccisa. E con me avrebbero ammazzato mamma, papà, Sergio e i nonni”.

Raccontare è sempre un tormento. La commozione assale Lilli. Affaticata e concentrata, snocciola momenti e richiama volti e frasi. Chi l’ascolta avverte la sua emozione, la disperazione e l’intensità. “Una sera – continua Lilli -, un carro trainato da buoi ci condusse in un casale alle Pietrare. Era buio pesto. Momenti terribili, di grande paura. Saturno ci accompagnò da sua sorella Ester. Lì trovammo la salvezza. Sarò sempre grata a queste persone”.

Saturno morì nel 1971, a 69 anni. Derna nel 1981, a 79 anni. Su richiesta di Lilli, sono stati riconosciuti Giusti tra le nazioni. I loro nomi rimarranno per sempre incisi sul muro d’onore dello Yad Vashem, l’istituto per la memoria dei martiri e degli eroi della Shoah.

Raffaele Strocchia


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30 gennaio, 2016

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