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Sport - Calcio - L'ex portiere Angelo Peruzzi racconta il segreto dei suoi riflessi felini

“Pescavo a mani nude, a Blera è una tradizione”

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Sport - Calcio - L'ex portiere Angelo Peruzzi

Sport – Calcio – L’ex portiere Angelo Peruzzi

Blera – La leggenda narra che Angelo Peruzzi allenasse i suoi riflessi pescando a mani nude nei ruscelli di Blera.

Un allenamento che unito alle spiccate doti tecniche lo ha fatto diventare uno dei più forti portieri italiani di sempre.

Alla soglia dei 46 anni ma sempre in forma smagliante, Peruzzi si è raccontato al Guerin Sportivo partendo proprio dalla curiosità legata alla pesca.

Pescare a mani nude – racconta – è una tradizione di Blera, il paese in cui sono nato. E poi i pesci che nuotano nei fiumi sono più lenti rispetto a quelli marini. Da qui alla leggenda il passo è stato breve, come succede spesso nel calcio“.

Dopo la battuta iniziale, il racconto di una vita tra i pali.

Partito dalle giovanili della Roma, in giallorosso ha esordito in serie A ad appena 17 anni.

“Era il 13 dicembre del 1987 – ricorda Peruzzi – e io non avevo ancora la patente. Si gicava Milan – Roma a San Siro. Un petardo stordì Franco Tancredi. Entrai io.

Pruzzo, che era seduto accanto a me in panchina mi disse ‘Tranquillo, tanto ci danno la vittoria a tavolino’. Esordire a San Siro è il sogno di tutti i ragazzi, ma in quel modo fu veramente irreale“.

A 19 anni il passaggio in prestito al Verona, dove trovò la prima maglia da titolare.

“E’ stata una stagione fondamentale – sottolinea l’ex calciatore – soprattutto per la mia crescita. Anche se siamo finiti in serie B a Verona ho fatto il salto di qualità“.

L’anno successivo tornò alla Roma.

Partì da titolare, ma dopo tre giornate si rese protagonista di un episodio legato al doping, risultando positivo alla fentermina.

“Ho sbagliato – ammette Peruzzi – e ho peccato di ingenuità. Ho commesso un errore, per il quale è giusto che abbia pagato. Mi hanno dato un anno e un anno ho preso, la Roma fece ricorso ma io no“.

Nella stagione 1991-1992 passò alla Juventus per 4,5 miliardi di lire. Rimase in bianconero fino al 1999.

“Fu uno di quei momenti – ammete l’ex numero 1 – in cui ti senti che la vita ti sta restituendo quello che ti ha tolto. Soprattutto dal lato umano, perché vuol dire che il giudizio sulla persona era positivo.

In bianconero la gioia più grande fu il 22 maggio 1996, la sera in cui abbiamo conquistato la coppa dei Campioni.

Tutto bellissimo, a parte quella maglia gialla con le stelle blu che usai quella sera. Ero un tradizionalista, grigio o nero come Zoff“.

Dopo il bianconero, i trasferimenti prima all’Inter e poi alla Lazio.

“All’Inter – ricorda Peruzzi – c’era Lippi che mi voleva, peccato che l’esperienza è durata solo un anno. Stavo bene, ma arrivò la chiamata della Lazio, che aveva la rosa migliore della serie A.

C’era gente come Nedved, Veron, Nesta, Simeone e Crespo. E poi mi avvicinavo a casa“.

Prima del ritiro, c’è stato anche il tempo per conquistare la coppa del Mondo nel 2006 come secondo di Buffon.

E’ stata un’esperienza straordinaria – conclude Peruzzi – per la quale devo ringraziare ancora una volta Lippi. Una grande gioia, anche se vincere senza giocare non è il massimo”.

14 gennaio, 2016

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