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Viterbo - Inchiesta "Transilvania Games" - Postepay clonate - 31 richieste di rinvio a giudizio, dopo la maxioperazione della finanza del 2013

Svuotavano carte di credito per giocare online

Operazione Transilvania games - Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games – Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games - Uno degli arrestati

Operazione Transilvania games – Uno degli arrestati

L'operazione Transilvania games

L’operazione Transilvania games

L'operazione Transilvania games

L’operazione Transilvania games

L'operazione Transilvania games

L’operazione Transilvania games

L'operazione Transilvania games

L’operazione Transilvania games 

Viterbo – Chiesto un processo per tutti, nessuno escluso.

Sono 31 le richieste di rinvio a giudizio della procura di Viterbo per l’indagine “Transilvania Games”. Tante quante gli arresti scattati nel febbraio 2013: associazione a delinquere finalizzata all’uso fraudolento dei mezzi di pagamento, frode informatica, riciclaggio e ricettazione le accuse formulate dal pm Renzo Petroselli e dal procuratore capo Alberto Pazienti a carico di una banda accusata di rubare i codici d’accesso e svuotare carte di credito.

Le indagini, furono seguite dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Roma, ma la maggior parte degli arrestati (19 su 31) abitava a Viterbo e provincia, specialmente nell’hinterland di Civita Castellana.

A mettere in moto le fiamme gialle, l’esposto di un cittadino vittima del fenomeno del cosiddetto phishing, ossia l’acquisizione fraudolenta on line di dati sensibili, in questo caso relativi a carte di credito, poi utilizzati per prelevare contanti, effettuare acquisti su Internet, ecc.

L’uomo, nel corso di una transazione sul web, si sarebbe accorto di non aver più disponibilità di denaro sulla sua carta elettronica, svuotata del credito dopo di un’operazione non autorizzata, eseguita da ignoti su un sito di scommesse.

Da qui, i finanzieri hanno ricostruito l’attività di una vera e propria organizzazione criminale, capeggiata da tre soggetti di origine romena che, attraverso l’uso di mail trabocchetto e altri accorgimenti informatici, sarebbe riuscita a impossessarsi delle credenziali (numero della carta e password dispositive) di numerose carte di credito.

Le carte, così virtualmente clonate, sarebbero state poi usate per ricaricare conti di gioco aperti all’operatore Sisal match point (del tutto ignaro del raggiro), intestati a soggetti dell’Europa dell’Est che facevano parte dell’associazione. I conti sarebbero stati quindi usati per fare scommesse, con l’unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte.

Il passaggio successivo consisteva nella monetizzazione delle somme vinte attraverso la loro immediata riscossione attraverso prelievi on line dai conti di gioco e contestuale accredito su carte postepay intestate agli stessi soggetti. Da qui i soldi venivano prelevati in contanti attraverso normali sportelli bancomat postali e bancari.

Con questo sistema sono stati ricaricati conti gioco per oltre 273mila euro, attraverso circa 560 operazioni su carte di credito, e prelevati più di 255mila euro. Le vittime sarebbero state almeno 350. 

Oltre agli arresti, i finanzieri di Roma sequestrarono anche trenta conti gioco Sisal match point illecitamente ricaricati e 32 carte postepay in cui sarebbero confluite le somme di denaro frutto di reato.

Per i trentuno si aprirà presto l’udienza preliminare.

3 gennaio, 2016

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