Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi mesi abbiamo assistito a un vero e proprio boicottaggio del referendum comunale sulla gestione pubblica dell’acqua, presentato dal comitato “Non ce la beviamo” e sottoscritto da 3,463 cittadini.
In questi tre anni di amministrazione Michelini, numerosi sono stati gli strappi e i comportamenti mirati a imbavagliare l’opposizione. Un’allergia alla democrazia che, con questo ultimo atto, è diventata più pericolosa delle peste bubbonica.
In questo quadro, permettetemi di esprimere tutta la mia preoccupazione per le condizioni di salute del segretario generale. In quale ospedale sarà ricoverata?
Perché per non presentarsi, pur essendo a conoscenza della riunione di commissione, e negarsi al telefono sarà di certo stata una malattia molto grave. Spero che le sue condizioni nel frattempo siano migliorate.
Comunque, durante il dibattito sul referendum per la gestione dell’acqua di venerdì e sabato scorso, sono emersi dei fatti gravi. Sia tecnici che politici. Partiamo dalla questione tecnica.
Prima anomalia: l’arrivo, ufficioso, alla presidenza della commissione, di una mail non firmata e nemmeno protocollata, pare proprio da parte del segretario generale assente. Di cosa si trattava? Di un parere o degli appunti di Peppe l’Oca?
Seconda anomalia: dove era il vicesegretario (che peraltro ha vidimato i fogli per la raccolta delle firme), visto che la segretaria non si è presentata? Una domanda sorge spontanea: ma è stato avvertito?
Veniamo alla questione politica. Terza anomalia: venerdì, nonostante il consiglio comunale fosse stato convocato proprio per discutere il referendum, il presidente Ciorba avviava la seduta procedendo tranquillamente alla discussione dell’ordine del giorno, ignorando proprio il referendum.
Insieme ai consiglieri Buzzi e De Dominicis, e con il contributo determinante della folta presenza di cittadini e comitato promotore in aula, abbiamo dovuto batterci affinché venisse convocata la commissione consiliare sabato mattina. Propedeutica al consiglio comunale di domenica, termine ultimo per deliberare sul referendum.
Ma purtroppo il bello (si fa per dire) doveva ancora venire. Quarta anomalia: sabato mattina la maggioranza boccia la proposta di Santucci che, in assenza di dirigenti e validi pareri, ha proposto di rinviare la decisione al consiglio comunale di domenica mattina.
Passa, invece, la proposta di Scorsi di aspettare il parere del ministero: un parere non vincolante e non richiesto dallo statuto. Una scusa per rimandare il tutto facendo così scadere il termine perentorio per la deliberazione sul referendum, fissato al 28 Febbraio.
Morale della favola: calpestate le 3,463 firme di cittadini, con il metodo alla Ponzio Pilato di chi si nasconde e scarica le responsabilità. Lo sport preferito di Michelini.
Il sindaco non pensi che tutto sia finito così. Quei 3,463 cittadini daranno battaglia fuori e dentro il palazzo. Sveglia Viterbo. E’ finito il tempo di farci prendere in giro da politicanti incapaci. Voltiamo pagina. Insieme.
Chiara Frontini
Consigliera comunale e leader di Viterbo 2020
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