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Viterbo - Consiglio comunale - Serra (Pd) ufficializza l'abbandono della carica di capogruppo con un duro discorso d'accusa contro Michelini

“Visto che non si dimette il sindaco mi dimetto io”

di Giuseppe Ferlicca
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Viterbo - La seduta di consiglio comunale

Viterbo – La seduta di consiglio comunale 

Viterbo - La seduta di consiglio comunale

Viterbo – La seduta di consiglio comunale 

Viterbo Francesco Serra in consiglio comunale Viterbo Francesco Serra in consiglio comunale

Viterbo Francesco Serra in consiglio comunale 

Viterbo – “Visto che non si dimette il sindaco, mi dimetto io”. Erano nell’aria e sono arrivate. Francesco Serra lascia il suo posto da capogruppo del Partito democratico.

Lo ha anticipato nella riunione dopo le 14 ai consiglieri Pd e l’ha confermato in consiglio comunale.

La crisi riparte da qui. Con un discorso severo, che non risparmia Michelini e la sua arte del non fare nulla.

Non solleva il primo cittadino dalle sue responsabilità nell’avere fallito molti degli obiettivi e sottolinea come lui e gli altri sei consiglieri del Partito democratico si siano ritrovati da soli a gestire una situazione più grande di loro.

Sono tornati, ma Serra con coerenza lascia e voteranno i provvedimenti che arriveranno in consiglio, di volta in volta, valutandoli.

“Visto che non si dimette lei – dice Serra rivolgendosi al sindaco – mi dimetto io. Lo veda come un gesto di distensione e lo stesso faccia il mio gruppo.

Chi mi sostituirà avrà potrà ricostruire un dialogo con maggiore facilità rispetto a me, con quella parte che non condivideva le nostre scelte”.

Serra ringrazia gli altri sei, Quintarelli, Frittelli, Troili, Mongiardo, Cappetti e le assessore Troncarelli e Perà.

“Il mio non è un disimpegno – osserva Serra – ma un atto di coerenza e di necessità”.

Il suo discorso parte dal 17 dicembre, quando con una lettera si è aperta la crisi.

“Chiedevamo – osserva Serra – solo quello che siamo andati dicendo da sempre e non solo io come capogruppo di un partito, che in consiglio ha oltre il 50 per cento della maggioranza: l’attuazione del programma, i punti fondamentali e ritenuti irrinunciabili dal Pd”.

Serra evita di ripeterli: “Sarebbe lungo, noioso e anche inutile”.

Programma e un’inversione di marcia netto nello stile di governo. L’ultimatum dei sette ha lasciato però Michelini indifferente.

“Il sindaco ha oscillato per due mesi tra l’indifferenza e la marginalizzazione del problema, o evocando la sfida della mozione di sfiducia e del deposito contestuale delle firme”.

La volontà dei sette c’era, ma la somma in questo caso non poteva fare il totale.

“Sa bene il sindaco che le ragioni della nostra sfiducia non sono sommabili con quelle della minoranza. Vi sono letture della città diverse. Non si mischiano le mele con le pere, come recentemente dimostrato in questa stessa aula”.

Qualora Serra avesse deciso per il notaio e quindi le dimissioni di massa: “Sarei stato il killer del presunto centrosinistra e loro i miei complici. Una responsabilità grossa sulle nostre esili spalle”.

E’ mancato il coraggio, lo ammette anche lo stesso capogruppo. “Non abbiamo avuto coraggio, forse per scrupolo o per eccesso di responsabilità verso un partito che si è mostrato titubante”.

L’attendista Michelini alla fine ha avuto la meglio.

“La tattica del sindaco alla lunga è stata vincente ma non convincente”. Il primo cittadino ha accreditato la tesi di una crisi tutta interna al Pd. “Non è vero, la crisi è frutto dalla mancata attuazione di un programma condiviso”.

Seppure la volontà di Michelini nel volersi mettere a capo di Moderati e riformisti non ha aiutato. Se c’è stato un problema politico, a crearlo è stato lo stesso sindaco.

“In questi anni – ricorda poi Serra – dopo che si era costruita una giunta cui si voleva che io partecipassi per gentile concessione, ho lavorato proponendo come un mantra temi concreti.

Ho inanellato una serie d’insuccessi e di difficoltà, sperando giorno dopo giorno che le cose cambiassero”.

Non è successo. “Ora noi siamo qui stremati, ma forse non vinti e neanche convinti”.

Non convinti dall’unica concessione di Michelini, quelle poche righe di comunicato in cui si dichiarava disponibile a rimettere il mandato ai suoi e a convocare una riunione di maggioranza.

“Troppo poco – sostiene Serra – e troppo debole per riconquistare la nostra fiducia”.

Nonostante tutto, sono tornati: “Siamo qui a valutare proposte e a votare se le proposte ci convinceranno.

La responsabilità che le cose vadano a buon fine continua a stare tutta nelle mani del sindaco”.

Poi ricorda come nei 70 giorni di crisi ai sette Pd sia stata addossata la responsabilità d’avere bloccato la macchina amministrativa, la giunta però ha marciato come non mai.

“Abbiamo funzionato da pungolo. Ci auguriamo che sia così anche per il consiglio”.

Sulla giunta lascia a Michelini carta bianca, suggerendo solo di riportare a sei il numero degli assessori. Con un rimpasto che però sia l’ultimo.

Giuseppe Ferlicca


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26 febbraio, 2016

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