Viterbo – Da 15 anni organizza eventi di successo, portando alla ribalta nazionale il suo Tuscia in Jazz festival. Da Ronciglione a Bagnoregio, passando per La Spezia e ultimamente Castiglione in Teverina.
Italo Leali è abituato ai sold out ai concerti che organizza. Viterbo compresa. Solo che nel capoluogo più che di sold out è costretto a parlare di soldi. Quelli che il comune non gli ha mai dato.
14mila euro, che si sommano ad altri 8mila persi con la storia dei bandi. Totale 22mila euro.
Questo lo ha portato a dire addio a Viterbo e a suggerire caldamente ai suoi colleghi di fare altrettanto. Per evitare di trovarsi nella sua stessa situazione.
“Non lavorerò più con un comune in cui non c’è chiarezza – dice Italo Leali – nemmeno sui ruoli. Non c’è solo Caffeina a Viterbo, esistono altre realtà importanti. Mi devono 14mila euro, perché gli 8mila euro glieli regalo. Come in due anni si sono trovati soldi per altri, mi aspettavo per me, che gli spettacoli li ho fatti, una soluzione. Almeno per una parte. Invece ci sono fondi per iniziative che si sono rivelate un flop, vedi le mostre e Jubilate e non per me che porto pubblico. Consiglio a miei colleghi d’andarsene fuori, in comuni della provincia. Non ti puoi fidare di queste persone”.
Come si è arrivati a una simile cifra?
“Nel 2013 sapendo che intendevo spostare il festival di Pasqua da Ronciglione, il consigliere Paolo Moricoli che conosco da tempo, mi ha proposto di venire a Viterbo. Mi ha fatto piacere. C’è stato un incontro con l’allora assessore alla Cultura Giacomo Barelli, non in comune ma nel suo ufficio. Ci accordiamo, io avevo chiesto 10mila euro e la disponibilità dei teatri.
Com’è andata?
“Ho organizzato la prima edizione, con grande successo di pubblico. Documentato. Ci sono stati oltre mille pernotti in alberghi cittadini. C’erano 150 persone solo fra seminaristi e staff, che per cinque giorni hanno dormito a Viterbo. Poi tutti altri di cui io non so, chi è arrivato fermandosi per i concerti”.
Un successo retribuito?
“Mi avevano detto che i soldi li avrebbero erogati una volta approvato il bilancio. A settembre mi hanno versato 10mila euro. Peccato che tremila euro per il teatro li ho dovuti pagare io”.
Nonostante questo la collaborazione è proseguita?
“Ad agosto 2014, mentre ero al mare, mi arriva la chiamata dall’allora presidente della provincia Marcello Meroi. Con il comune volevano organizzare una serie di concerti a Bagnaia, la spesa però era alta e mi ha chiesto se avessi io un progetto. Ho detto di sì, chiedendo subito quanto intendevano spendere. Mi dicono 15mila euro, 7 e mezzo li metteva il comune e altrettanti la provincia. Allora io chiamo, faccio venire Rossana Casale, Servillo. Ma una settimana prima del festival salta fuori un problema”.
Quale?
“I soldi erano diventati 13mila. Ho chiamato gli artisti, hanno accettato di ridursi i compensi. Gli spettacoli sono un grande successo con le piazze piene. Poi arriva il momento di pagare. 6.500 euro che le spettavano, la provincia li gira al comune e a me arrivano solo ad aprile, dopo essermi non poco incavolato. L’altra metà, del comune, doveva passare attraverso l’associazione di Bagnaia, La Torre. Glieli girano, ma loro avevano chiesto al comune altri 3mila euro per iniziative sempre nel giorno del festival. Peccato che il comune abbia dato solo 6.500 euro. Ho chiesto almeno che me ne fossero dati 3.500 e poi cercare una soluzione per la parte rimanente. Li ho avuti ma sul resto più nulla. E sono i primi tremila euro non versati. Poi siamo arrivati a Natale”.
Che è successo?
“C’è stato il Tuscia Gospel Festival, una straordinaria iniziativa con oltre seimila spettatori. Ne ha pure parlato il Tg2 la notte di Natale 2014. Mentre era in corso, in un incontro in comune con il sindaco Leonardo Michelini, l’assessore alla Cultura Antonio Delli Iaconi, Paolo Moricoli, il consigliere Marco Ciorba che in quei giorni aveva in corso un’iniziativa con le associazioni di volontariato, mi chiede di allestire un concerto gospel. Lui avrebbe pensato al service e il comune doveva dare mille euro extra al coro già in città. Morale della favola. Il service è stato pagato e Ciorba è stato di parola, i mille euro li ho dovuti mettere di tasca mia. Non me li hanno mai dati”.
E siamo a 4mila euro. Poi?
“Arriviamo a quest’anno. Per Pasqua a settembre programmo tutto, stesso importo, 10mila euro. 15 giorni prima del festival, con 130 iscritti ai seminari che hanno già prenotato l’albergo, mi fanno presente che fino ad agosto per problemi di bilancio non possono pagare. Ho detto ok, aspetto. Anche se certi problemi non li puoi sollevare quattro giorni, semmai quattro mesi prima. Morale della favola: faccio il festival, passano i mesi, ma i soldi non si vedono. Ci sono problemi, mi dicono dal comune, non sappiamo se possiamo pagarti. Quest’anno fino a gennaio ho cercato di salvare la situazione e fare nuovamente il festival a Viterbo. Inutilmente. Dal comune addirittura manco mi rispondono più”.
Da qui la scelta di spostarsi a Castiglione in Teverina?
“Ho dato l’annuncio il 15 gennaio, mentre di solito parto con cinque mesi d’anticipo. Proprio per aspettare fino all’ultimo. Quando poi vedo che Caffeina si era presa tutti gli spazi in città, agli Almadiani c’è la mostra sugli Etruschi, mi devono dare 14mila euro e manco al telefono rispondono, ho deciso, me ne vado. Ci hanno fatto lavorare e poi non hanno rispettato gli impegni. Ho voluto dirlo perché altri non si trovino nella mia stessa situazione, non passino i guai che io ho passato e perché vedo situazioni che francamente mi fanno incazzare”.
Quali?
“Non mi pagano, poi però a Natale il comune organizza una mostra spendendo 60mila euro, con risultati che tutti conoscono, a Pasqua un’altra, investendo 41 mila euro. Con risultati che tutti conoscono. Si vantano d’avere avuto duecento visitatori per Pasqua…”.
A Castiglione in Teverina, invece, com’è andata?
“Non voglio parlare del festival che è stato tutto sold out. A Pasquetta a Castiglione in Teverina, che fa 2.300 abitanti e non 63mila, ci sono state 270 persone a pranzo e si pagava 30 euro. Ottanta le abbiamo dovute mandare via. Abbiamo fatto 500 spettatori ai due concerti, 750 degustazioni di vino e mille visitatori al museo. Ripeto, in un centro con 2.300 abitanti. Non è la grandezza del centro a fare la differenza. Se una città pensa d’avere risolto i suoi problemi con 200 visitatori alla mostra a Pasqua e Pasquetta, due giorni in cui la città scoppiava di visitatori, stiamo parlando del nulla cosmico”.
A Castiglione l’hanno pagata?
“L’assessore del comune di Viterbo Delli Iaconi che non mi risponde al telefono è allucinante. Mi rispondono tutti. A Castiglione il festival è iniziato il 24, il 25 marzo hanno fatto il bonifico per pagare. Bagnoregio, il 21 luglio inizia il festival, una settimana prima mi arriva l’acconto e il 23 arriva il saldo. A La Spezia il comune mi invia metà del budget ancora prima. Parliamo di 60mila euro”.
Nel confronto Viterbo non ci fa una bella figura.
“Certo, anche perché poi vedo situazioni come Jubilate. I fondi sono arrivati e non mi pare che ci siano stati bandi o altro. 20mila euro glieli hanno dati, più 30mila dalla regione. 50mila euro in totale. Per un flop, così come per la mostra a valle Faul. Bella, ma è un flop. E noi a Castiglione in 5 giorni abbiamo fatto qualcosa come 5mila persone e 600 pernotti”.
Avete investito in promozione?
“No. E’ che al comune di Viterbo non sono buoni nemmeno a fare promozione. Per il festival di Pasqua io ho speso 400 euro di locandine e volantini e poi mi sono mosso su Facebook. Con gente che è arrivata da tutta Italia. Su 270 persone al pranzo, solo cinquanta erano di Castiglione”.
Una spiegazione per quanto accaduto se la dà?
“Non capisco proprio. Non ci sono soldi per appuntamenti di successo, grande successo. Lo scorso anno a Pasqua abbiamo avuto un’intera pagina per la rassegna su Repubblica e senza pagare niente. Ci hanno fatto una grande pubblicità, portavamo nomi importanti. Alle 11.30, il giorno di Pasquetta c’erano 230 persone a vedere il concerto. Il pomeriggio alla Fondazione Carivit 250 e la sera agli Almadiani, 200. Per non parlare del Gospel a Natale. Con 15mila euro abbiamo portato settemila persone alla prima edizione. Dal comune manco ci hanno chiamato per organizzare la seconda, per realizzarla abbiamo dovuto farci pagare i concerti. Un assessore che vede certi risultati dovrebbe essere il primo a muoversi. Invece no. Ecco perché a Viterbo non voglio più lavorare. A eccezione d’iniziative con la Fondazione Carivit. Perché loro sì che sono persone serie”.
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