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Viterbo - Una vita dietro le sbarre - L'esperienza di Federico Caputo nel libro "Sensi ristretti", presentato in tribunale

“Vi racconto i miei dieci anni in carcere”

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Federico Caputo, autore del libro

Federico Caputo, autore del libro

La direttrice del carcere di Viterbo Teresa Mascolo

La direttrice del carcere di Viterbo Teresa Mascolo

Riccardo Polidoro, responsabile dell'osservatorio carcere dell'Unione camere penali

Riccardo Polidoro, responsabile dell’osservatorio carcere dell’Unione camere penali

L'avvocato Marco Valerio Mazzatosta, vicepresidente della Camera penale di Viterbo

L’avvocato Marco Valerio Mazzatosta, vicepresidente della Camera penale di Viterbo

L'avvocato Mario Matteucci

L’avvocato Mario Matteucci

"Sensi ristretti", il libro di Federico Caputo presentato al tribunale di Viterbo

“Sensi ristretti”, il libro di Federico Caputo presentato al tribunale di Viterbo

Il tavolo dei relatori

Il tavolo dei relatori

La platea

La platea

Viterbo – (s.m.) – L’esperienza del carcere in 134 pagine. Raccontata da chi l’ha toccata con mano.

Si chiama “Sensi ristretti” il libro di Federico Caputo, 56 anni, da 6 di nuovo libero dopo una lunga permanenza in prigione. Ha passato 10 anni da recluso, ‘a spasso’ per 15 carceri sparse per tutto il Paese. “Ho fatto il giro d’Italia – prova a scherzare, con un sorriso amaro -. L’ultimo trasferimento da Sassari a Scampia pochi giorni prima di uscire. Mi sono chiesto: perché? Trattato come un pacco postale. Niente più che un numero di matricola. Senza rispetto per la persona che ero”.

Il suo libro è stato presentato ieri al tribunale di Viterbo, al convegno organizzato da Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) e Camera penale su carcere e misure alternative. “Voleva essere un regalo a mia moglie – spiega -. Anche a mia madre, ma non ho fatto in tempo perché è morta quando ero ancora dentro. Mi dicevo sempre: ‘Prima o poi scriverò un libro su tutto questo’. Alla fine l’ho fatto. Per i detenuti e per far capire come vivono. Gli avvocati, per loro, sono determinanti anche per mantenere un contatto col mondo”.

E’ stato il suo avvocato Mario Matteucci, moderatore all’incontro di ieri, a portare Caputo a Viterbo. Marco Valerio Mazzatosta, vicepresidente della Camera penale, si rivolge ai colleghi: “Studiate ragazzi! Non possiamo chiedere al resto del mondo di capire le esigenze del carcere se non siamo i primi a conoscerle”.

“Sensi ristretti”. Ovvero: alla ricerca dei sensi perduti in una dimensione alienante, che stravolge tutte le percezioni. “Come fare a cucinare quando sei stipato con 6 persone in pochi metri quadrati e hai il bagno a un passo dai fornelli? Il gusto è annientato. Lo stesso per la vista o l’olfatto. Sei dentro un ambiente ovattato, senza colori né profumi. Forse solo il grigio. Forse solo l’odore di vendetta che ti senti addosso per i tuoi errori. Chi sbaglia paga ed è giusto, ma non è questo il modo. Ci vuole tanta forza interiore per non uscire peggiori da un carcere così”.

Teresa Mascolo, direttrice del penitenziario di Mammagialla, offre il punto di vista di chi vive il carcere dal di dentro sforzandosi di migliorarlo ogni giorno. Non solo “sensi ristretti”: per più di qualcuno il carcere è un’opportunità. Realtà dinamica in cui si studia, si lavora, si frequentano corsi di formazione imparando a costruire il futuro fuori.

Mascolo sogna un carcere trasparente come una casa di vetro, spazi meno angusti e più colorati. C’è tanto da fare. Tanto è stato fatto. “Io sono fiera della nostra ludoteca – spiega -. L’abbiamo voluta per permettere a padri e figli piccoli di stare insieme in una dimensione gioiosa, intima e a misura di bambino. Spazi come questo sono rari in altre carceri. Abbiamo poco verde, è vero, ma a Mammagialla non mancano i colori, come non manca la passione: abbiamo avuto ragazzi che hanno scoperto in carcere l’amore per la musica, imparando a suonare. Non mancano le idee, spesso frenate da ostacoli, burocrazia, carenza di risorse. Posso assicurare che non manca nemmeno il cuore: ce lo metterò finché campo e finché farò questo lavoro, perché sono certa che sia il cuore a fare la differenza”.


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29 aprile, 2016

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