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La tragedia del lago di Bolsena - Dal camping Amalasunta la descrizione di Matteo, trovato morto con la mamma Cecilia

“Un bimbo tranquillo che non piangeva mai”

di Raffaele Strocchia
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Cecilia Maria Frassine - Nel riquadro: il piccolo Matteo Arion

Cecilia Maria Frassine – Nel riquadro: il piccolo Matteo Arion

Montefiascone - Madre e figlio trovati morti - La bara portata a Belcolle

Montefiascone – Madre e figlio trovati morti – La bara portata a Belcolle

Montefiascone - Madre e figlio morti - Il camping Amalasunta

Montefiascone – Madre e figlio morti – Il camping Amalasunta

Montefiascone - Madre e figlio morti - Il recupero dei corpi

Montefiascone – Madre e figlio morti – Il recupero dei corpi

Montefiascone – “Una tragedia inspiegabile, una vicenda straziante”. Non riescono a darsi pace dal camping Amalasunta. Ma l’espressione piena di sconforto stampata sui volti dice più di mille parole.

In quel villaggio a pochi passi dal lago di Bolsena, nel comune di Montefiascone, erano in vacanza Cecilia Maria Frassine, 22 anni, e il figlio Matteo Arion di quattro mesi. Con loro anche la nonna 45enne.

Dal campeggio la descrivono come “una famiglia tranquilla e serena. Il bambino – dicono – non piangeva mai, e mai nessuno si era lamentato di urla e strilli nel cuore della notte”. 

Nessuno sa spiegarsi l’accaduto. “Forse chissà – dicono -, un momento di depressione”.

I tre erano in vacanza da pochi giorni, e questo era il primo viaggio di Matteo. Dall’Austria, dove vivevano, avevano deciso di trascorrere un paio di settimane di riposo in Italia. A Montefiascone. “Sono arrivati martedì 17 – spiegano dal campeggio -, e avevano affittato un bungalow. Erano soli, anche perché né la ragazza né la nonna sono sposate”.

Cecilia è stata trovata morta insieme al figlio ieri mattina, impiccata a una quercia. A terra, il corpicino senza vita di Matteo. Sul collo dei piccoli segni.

Di mamma e figlio si erano perse le tracce venerdì notte, quando la 22enne si era allontanata col bimbo in braccio. Due passi per farlo addormentare, ma non sono più tornati.

L’allarme intorno all’una di notte, quando la nonna ha chiamato i soccorsi. Dalle prime luci dell’alba di sabato, ricerche ininterrotte, con un eccezionale spiegamento di forze dell’ordine. Pompieri e carabinieri, forestale e protezione civile hanno setacciato la zona. Perlustrazioni anche dall’alto e nelle acqua del lago.

Ieri mattina, la macabra scoperta. Su una collinetta, a meno di un chilometro dal campeggio. Una zona impervia, nota solo a chi conosce bene il posto. 

Le operazioni di recupero sono andate avanti per ore. Le salme sono state portate all’ospedale Belcolle di Viterbo, dove resteranno a disposizione dell’autorità giudiziaria.

La pm Chiara Capezzuto, titolare dell’inchiesta, non esclude nessuna ipotesi: dall’abbandono del piccolo, a quella dell’omicidio suicidio. “Quest’ultima è l’ipotesi più probabile – dice il magistrato -, anche se sarà l’autopsia sul bambino a chiarire le dinamiche della morte”.

Matteo aveva solo quatto mesi. Il suo visetto, dolce e paffuto, era abbellito da due guanciotte rosse. Cecilia di anni ne aveva 22 anni. Era una ragazza madre, ma anche una studentessa di un college austriaco. Aveva gli occhi e i capelli castani, era magra e con un piercing sul labbro. Il rap la sua passione: Wiz Khalifa, Eminem e Snoop Dogg i suoi cantanti preferiti.

Raffaele Strocchia


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23 maggio, 2016

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