Gamboni-infissi-infissi-nov-2017

--
Caffeina-Stagione-Teatrale-580x60
    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Vetralla - Il generale Sechi e il colonnello Di Petrillo hanno presentato “Una storia inedita della lotta al terrorismo” scritta dalla giornalista Fabiola Paterniti

A Vetralla gli uomini del generale Dalla Chiesa

di Daniele Camilli

Condividi la notizia:

Bernardino Colageo

Bernardino Colageo

Mauro Conte

Mauro Conte

Leo Della Porta e Gian Paolo Sechi

Leo Della Porta e Gian Paolo Sechi

Domenico Di Petrillo

Domenico Di Petrillo

Vetralla - "Tutti gli uomini" di Carlo Alberto dalla Chiesa

Vetralla – “Tutti gli uomini” di Carlo Alberto dalla Chiesa

Pasquale Muggeo

Pasquale Muggeo

Fabiola Paterniti

Fabiola Paterniti

Vetralla – A Vetralla “Tutti gli uomini” di Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei carabinieri che mise ko le Brigate Rosse per poi essere ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre del 1982. Lasciato, prima, a se stesso dalle istituzioni.

Il generale di corpo d’armata Gian Paolo Sechi e il colonnello Domenico Di Petrillo hanno presentato il libro di Fabiola Paterniti – “Tutti gli uomini del Generale. La storia inedita della lotta al terrorismo” – dedicato alla viva voce dei carabinieri che, assieme a dalla Chiesa, sconfissero la lotta armata in Italia.

Sechi è stato braccio destro del generale, il suo uomo di fiducia all’interno dell’Arma. Il secondo, detto “Baffo”, che coinvolse anche la moglie nei pedinamenti dei terroristi.

Il tutto venerdì presso l’Hotel Antica Locanda della via Francigena a Vetralla con tanto di vista sul bosco di Montefogliano e una delle più importanti stazioni romane e medievali alle porte di Roma.

Ad intervenire, anche il generale di divisione Leo Della Porta, il generale di brigata Pasquale Muggeo, che è anche ispettore regione Anc Lazio, e il comandante provinciale dei carabinieri di Viterbo, il colonnello Mauro Conte. Ad organizzare l’incontro la sezione dell’Associazione nazionale carabinieri di Viterbo presieduta dal Maresciallo Bernardino Colageo.

Sezione dedicata a Pietro Cuzzoli, ucciso con Ippolito Cortellessa a Ponte di Cetti dai terroristi di Prima Linea l’11 agosto del 1980. Quel giorno, durante le operazioni per tentare di catturare i militanti di PL, morì anche il maresciallo di Montefiascone Antonio Rubuano.

L’autrice del libro, Fabiola Paterniti, è invece giornalista e autrice tv. Ha collaborato con testate nazionali e regionali, occupandosi di cultura, temi d’impegno civile, legislazione antimafia e tutela dell’ambiente. Esperta in comunicazione politica e istituzionale, è stata capoufficio stampa di diversi gruppi parlamentari.

Nel libro la vita del nucleo speciale antiterrorismo di cui gli uomini del generale facevano parte, il primo ad affrontare i brigatisti rossi sul loro stesso terreno, quello militare e organizzativo. Il primo a porre l’accento sulle radici sociali del terrorismo, figlio del movimento operaio e di uno dei conflitti sociali più duri e sanguinosi della storia d’Europa.

Con una lunga scia di morti, stragi, tentati colpi di Stato, strategie cilene e della tensione, misteri e il presidente della Dc, Aldo Moro, il principale partito di allora, tenuto prigioniero 55 giorni, infine ucciso e fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault Rossa in via Caetani a Roma. Tra le sedi del Pci e della Dc e a poche centinaia di metri di distanza dal Campidoglio guidato per la prima volta nella sua storia da una giunta di sinistra. Quella di Argan passata poi nel ’79 al viterbese Petroselli.

La storia di un lungo ’68, giocata soprattutto sulle testimonianze orali a partire proprio dalla Notte della Repubblica di Sergio Zavoli, riconosce così tra i suoi principali protagonisti – grazie al libro della Paterniti – anche gli uomini del generale Dalla Chiesa che nella seconda metà degli anni ’70 disarticolarono e distrussero il terrorismo in Italia. Muovendo da un assunto essenziale: la lotta armata nasce all’interno del movimento operaio che nel nostro paese si è sempre intrecciato con il mondo intellettuale. E poteva essere sconfitta analizzandone innanzitutto la struttura e la conformazione del suo radicamento sociale fino ad individuare in dettaglio quell’area grigia – che la commissione Pellegrino chiamò “area di continuità” – disposta a protezione del terrorismo.

Un’area fatta di intellettuali, studenti e media borghesia in generale che, in più di un modo e attraverso vari mondi, ha supportato logisticamente e culturalmente l’eversione, sviluppando vere e proprie forme di egemonia culturale in alcuni settori della società italiana.

Una volta individuato quest’aspetto e raccolte le prove con un lavoro di intelligence che ha fatto scuola, Dalla Chiesa ha separato i “combattenti” da coloro che li supportavano, colpendo i secondi solo con gli arresti e affrontando i primi sul piano della guerriglia urbana con le stesse tecniche e tattiche della lotta armata, ma con un esito diverso: non uccidere il nemico, ma catturarlo per ribadire lo Stato, la sua autorità e legalità e capire cosa aveva prodotto il fenomeno per evitare il ripetersene, aspetto fondamentale che sta anche alla base della legge sui pentiti che, voluta proprio dal generale, aiutò non poco a debellare in via definitiva il terrorismo in un Paese che avrebbe potuto trasformarsi in una specie di confine Israelo-Palestinese nel bel mezzo del Mediterraneo.

“La nostra azione – spiega Di Petrillo nel libro di Fabiola Paterniti – non avrebbe dovuto essere di contenimento, ma di distruzione e smantellamento, a prescindere dalle singole azioni terroristiche. Il meccanismo mentale che veniva fuori dai loro testi era talmente rigido che alla fine erano diventati prevedibili: la geometrica potenza delle Brigate Rosse, in effetti, non era altro che la testimonianza della profonda ignoranza tecnico-operativa con cui erano state, fino ad allora, combattute. Avevamo imparato a pensare come loro. A volte bastava guardare un annuncio di appartamenti in affitto sul Messaggero, un ‘senza portiere’ ci metteva in allarme. E, se l’annuncio spariva dopo uno o due giorni, controllavamo”.

Gli uomini del generale Carlo Alberto dalla Chiesa sono stati un corpo d’elite militare del nostro Paese perché fu anche il primo a sconfiggere un fenomeno a partire dalla comprensione della contraddizione sociale che lo aveva prodotto.

Il riconoscimento, anche sul piano storico, di una guerra civile provocata dal fascismo e proseguita a “bassa intensità” fino agli anni ’80. Per questa intuizione, la figura di Dalla Chiesa ha pure una sua levatura intellettuale.

Per questo, Dalla Chiesa – che non a caso è stato comandante partigiano – e i suoi uomini non hanno agito solo da carabinieri, ma anche da brigata partigiana con in testa, questa volta, non l’idea di fare ma di salvare la Repubblica nata dalla Resistenza.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
29 maggio, 2016

    • Altri articoli

    • Articoli recenti

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR