Viterbo – Dopo l’incontro organizzato lo scorso fine settimana a Orvieto, pubblichiamo un intervento di Giuseppe Fioroni, deputato del Partito democratico. Un intervento che vorrebbe riformare “moderatamente” ma radicalmente la strategia politica di Renzi. Fino a ribaltarne alcune delle idee di fondo.
– Ci sono parole che passano di moda altre che faticano, persino, ad essere accolte nel dibattito politico.
Oggi è usuale registrare che destra e sinistra sono categorie fuori corso: non vanno più di moda. Invece, oggi come ieri, resta improponibile appellarsi alla parola moderato.
Nessuno accetta di essere catalogato, né di apparire moderato. Anche i riformisti pretendono d’ornare se stessi con un’aggettivazione molto più accattivante, ritenendo che sia una iattura identificarsi con formule di gradualismo e moderazione. Cosi, in generale. si tende a fare ampio ricorso alla rappresentazione di un riformismo che per essere autentico deve anche essere radicale.
A me sembra in verità che la moderazione sia la forza che può arginare meglio la deriva della semplificazione, del contrasto infinito tra le parti, del pessimismo individuale e collettivo.
C’è un elettorato moderato che in nome dell’equità sociale e della dignità umana non si culla nella ricusazione dei grandi processi di trasformazione, in primis l’economia globalizzata, ma punta a discernere ciò che di buono sopravanza e persiste nel travaglio di quest’epoca in apparenza senza bussola.
Una forza politica che si proclama democratica e riformatrice, e pertanto si ritrova collocata al centro di una dialettica che vede agli opposti le vecchie e nuove manifestazioni di un populismo con pericolose venature anti sistema, ha l’esigenza di riordinare un pensiero politico in grado di reggere l’onda d’urto della delegittimazione di quanto appartiene alla democrazia e alla libertà.
E in questo sforzo a difesa di valori essenziali, c’è l’urgenza di attingere, a mio modo di vedere, alla riserva ideale e politica del cattolicesimo democratico. In questa riserva, opera da sempre la convinzione che un principio di moderazione consista effettivamente nella consapevolezza del limite attribuibile a ogni espressione dell’agire pubblico.
Da qui, a ben vedere, la tendenza naturale a concepire l’impegno politico in termini di collaborazione, perché solo collaborando con altri si accetta e si supera la propria condizione di relativa insufficienza.
Diversamente, con l’esaltazione della propria capacità di conquista della maggioranza, una forza politica democratica (e moderna) scivola nell’integralismo, non quello di fede, ma dell’astratta ragione politica, tanto da contraddire se stessa per effetto dell’inevitabile distacco dalla cultura della coalizione.
In conclusione, pur essendo alla ricerca di parole nuove che sappiano dare senso a cose altrettanto nuove, verrebbe da dire che la rinascita dei moderati può accompagnarsi alla costruzione di un ethos pubblico che unifichi o raccordi, nel rispetto del pluralismo, le diverse esperienze del riformismo d’ispirazione democratica e popolare.
Allora, non bisogna allestire una coalizione per aggregare i moderati, ma essere tutti moderati nel giusto senso, tutti quelli che intendono contrastare i populismi a tutela della democrazia, per aprirsi alla logica di una sana e coerente politica di coalizione.
Dunque, se ripensiamo la nostra strategia, è giocoforza che torniamo a rivedere le tecniche, ivi compresa quella elettorale, che servono a strutturare l’iniziativa più funzionale a una corretta visione del futuro.
Giuseppe Fioroni
Deputato Pd
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY