Viterbo – (g.f.) – Le pozze d’acqua termale da una parte e subito dopo, un parco termale con specie rare, da tutelare. Il parco che non t’aspetti è al Bagnaccio.
Inaugurato ieri sera da Gabriele Scorza, presidente dell’associazione che da anni cura l’area termale libera (fotocronaca – slide).
Un giardino per la conservazione delle specie autoctone.
E’ il parco termale del Bagnaccio, progetto che nasce da una collaborazione tra Università della Tuscia, orto botanico, banca del germoplasma e la società agricola Bagnaccio.
Oltre a fare un bagno, si potrà fare due passi tra fiori, compresa l’orchidea palustre a rischio estinzione, piante e se si è particolarmente fortunati, ci si può imbattere nel rospo smeraldino, specie tutelata.
Al taglio del nastro ideale, ieri sera l’assessora Sonia Perà che si è complimentata per l’iniziativa e per come la zona del Bagnaccio sia stata curata. Con lei diversi consiglieri comunali, molti ospiti e alla fine è arrivata anche l’assessora Raffaela Saraconi.
“Il territorio ha tante belle cose – ha detto il prorettore Unitus Anna Maria Fausto – ma se le lasciamo all’incuria, pensando che questa sia la loro naturalità, non possiamo apprezzarle noi e nemmeno all’altro. Qui invece parliamo del recupero di un’area. Dandole un valore e ricostruendo la storia che ha”.
L’idea è fare del Bagnaccio non solo luogo di relax, ma anche di conservazione dell’ecosistema.
Nel parco si possono ammirare ambienti umidi, flora dei travertini, orchidee spontanee e piante della tradizione contadino, oltre a due piccoli stagni realizzati raccogliendo le acque provenienti dalle vasche.
Un habitat ideale per la riproduzione del rospo smeraldino e la conservazione delle orchidee palustri, insieme a giunchetto meridionale, giaggiolo acquatico, lisca lacustre e la cannuccia di palude.
Spazio anche a un piccolo giardino roccioso con i travertini di Viterbo e per non dimenticare da dove proveniamo, un’area è dedicata a piante della tradizione contadina: vite, olivo, erbe come la cresta di gallo, papavero o lino e camomilla dei tintori.
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