Alcuni dei personaggi portati a Viterbo dal Tuscia opera festival |
Viterbo – Tuscia opera festival, cronaca di una morte annunciata o forse presunta.
Venerdì sera abbiamo inaugurato la decima edizione del Tuscia opera festival, la manifestazione che nel lontano 2007 diede il via all’estate culturale viterbese (quella seria), sdoganò Viterbo anche oltreoceano, ispirò la movida di via san Lorenzo e, tra le altre cose, fece scoprire a molti personaggi del loco un talento tanto innato, quanto insospettabile, di organizzatori di eventi.
Venerdì, al tramonto, l’atmosfera era magica al cortile di palazzo dei Priori, la splendida prigione dorata dove siamo stati confinati e dove come uccelli in gabbia continuiamo a cantare. Ma non per rabbia. Perché questa è la nostra vita, il nostro lavoro. L’unico.
Alle 18,45: in pieno allestimento del cortile, oltre che di quell’atmosfera, ci stavamo beando delle meravigliose istallazioni ancora esposte a piazza del Plebiscito, onorati di poter accogliere il pubblico al concerto in quel tripudio di “riqualificazione estetica” così ben studiato.
Ore 19,15: purtroppo alcuni operai, avvisati, probabilmente dai vigili della presenza delle istallazioni, organizzano in extremis la rimozione delle strutture, e forse capendo la nostra delusione, almeno però ci lasciano un bel po’ di immondizia molto estetica.
Ore 20,45: “bagno di folla” all’entrata. E senza nemmeno una conferenza stampa. Il pubblico, totalmente eccitato, assedia l’accesso al cortile, ma poi comunque prende posto ordinatamente. 5.202 presenze (5mila seduti, 200 in piedi e due neonati con la loro carrozzina). L’orda di volontari che si era presentata per dare una mano, appena saputo che c’è un rimborso e che le magliette allo staff le regaliamo, fa dietrofront mugugnando un “giammai”.
Ore 21: il concerto, nonostante i numerosi interventi e saluti delle personalità politiche presenti, ha inizio in perfetto orario. E’ un concerto di Angeli. Pianisti e cantanti dai 6 ai 14 anni con straordinari talenti e di cui tra dieci anni forse risentiremo parlare. Livia, 9 anni, con due occhi azzurri da far invidia al cielo, canta con un’innocenza disarmante il “Pie Jesu” dalla messa da requiem di Faurè e idealmente la sua voce bianca vola in alto, un bellissimo omaggio alla povera Nadia in questo giorno di lutto cittadino.
Ore 22, 15: il pubblico è tutto in piedi. Applaude contento. I piccoli artisti ricevono l’ovazione, quasi increduli. Poi mentre si spengono le luci cominciano a giocare e a rincorrersi nel cortile, ebbri di quella gioia pura e infantile che è il più bel regalo che mai potessi ricevere per dieci anni di vita regalati a questa città.
Ore 22,30: il clima di lutto cittadino trova il suo parossismo a piazza del Gesù, dove seduti per mangiare una pizza non si riesce nemmeno urlando a conversare. La commozione si toccava con mano.
La prima serata della decima edizione del Tuscia opera festival si è conclusa. E noi siamo ancora vivi. Ed è iniziato anche il nostro affrancamento stanotte e quindi, oltre che vivi, siamo pure liberi. Ovvero, liberi lo siamo sempre stati e lo dimostra il fatto che la nuova “signoria” di Viterbo, non è certo nostra amica. Arroccata nelle sue stanze, forse anche spinta da una plètora di asserviti e cortigiani, faccendieri e diffamatori, tra convenzioni, bandi, contributi promessi e poi negati, coordinatori, muri di gomma e segretarie di ferro, non sa più che inventare per toglierci di mezzo. Mentre la vecchia “signoria”, che invece si pregiava all’epoca del nostro umile e fruttuoso operato, non ha saputo nemmeno alzarsi stancamente in piedi e, vuoi per un moto d’orgoglio, vuoi per un senso di giustizia dire: “Ma, scusate. Forse c’è qualcosa che non va!”. Niente.
Meno male, però, che ci sono i paladini della carta stampata. Grazie al cielo. Dopo nove edizioni, circa 400 serate tra concerti e spettacoli, diciamo un 3milioni di euro, fatture alla mano, di fondi esteri portati e spesi in città e conferenze stampa oceaniche non escluse le tv, la loro prontezza nel rilevare che qualcuno mancava all’appello nell’estate viterbese credo che diverrà proverbiale. Pazienza, siamo vivi. E liberi, anche dal bando della cultura della regione Lazio. Nessuna domanda presentata nel 2016.
Da tre anni sempre primi tra gli esclusi. L’assessora, informata personalmente del fatto dal sottoscritto, programmi alla mano, si era mostrata incredula e “imbarazzata” per questa nostra continua esclusione. Così noi non vogliamo più metterla in imbarazzo e abbiamo declinato. Pensate che nel 2016 non avremo false aspettative, delusioni e nuovi debiti, continueremo a pagare pian piano, come sempre, di tasca nostra quelli che ci hanno lasciato, ma avremo altresì la grande soddisfazione di non essere presi per il culo. Vuoi mettere?
Cari diffamatori a tempo pieno che ancora oggi tentate di fermarci, boicottarci, sbugiardarci e distruggerci usando ogni maldicenza e cattiveria laddove le vostre modeste capacità e l’intelletto non possono arrivare, sappiate che siamo ancora vivi e che camminiamo a viso aperto, alla luce del sole, orgogliosi di aver servito tutti, ma di non appartenere a nessuno.
Vi ricordiamo altresì che dal 1995 al 2013 ogni singola persona che ha collaborato o suonato con noi è stata regolarmente pagata. Tutti i problemi economici che negli ultimi anni abbiamo dovuto fronteggiare sono stati causati da chi ci ha promesso sostegno e poi ce lo ha proditoriamente negato, grazie anche, e soprattutto, al cortese e disinteressato intervento da parte vostra, di qualche altro istrione della scena cittadina e di carissimi “amici” che dopo aver mangiato alla nostra mensa per anni, nel momento di difficoltà, hanno sputato nel piatto, e sulla nostra rispettabilità, senza battere ciglio.
Essere vivi e liberi, cari signori, ci dà ora la consapevolezza di poter andare e di procedere come meglio crederemo, anche di portare le nostre terga altrove, speranzosi del fatto che, al di là delle mura, qualcuno vorrà beneficiare dei nostro instancabile impegno e del nostro onesto lavoro, e che qualcun’altro saprà prendere le nostre parti e scoprire che forse alcuni diritti, in fondo, ma non troppo, sono stati violati.
Tuscia opera festival evidentemente non serve più a questa città ormai satura di arene lucciola, grandi eventi e circoli cultu(eletto)rali, camaleonti della politica senza alcun pudore, sagre camuffate da accademie della Crusca e, questo è stupendo, nessuno che sappia riconoscere la differenza tra la misticanza e la gramigna.
Eppure è così facile. E’ così bella Viterbo. Di notte.
Stefano Vignati
Direttore artistico Tuscia opera festival
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