Montalto di Castro – “FI ha una logica da opposizione, deve essere invece forza di governo”.
Stefano Parisi, a cui Silvio Berlusconi ha affidato il ruolo di traghettatore di Forza Italia, è al lavoro per la costruzione di una forza liberal-popolare. Illustrerà la sua idea oggi, 13 agosto, ospite del sindaco Sergio Caci al centro Servizi di via Tevere a Montalto Marina.
Torna a sostenere le ragioni del no al referendum costituzionale e lancia la sua idea di un’assemblea costituente. “La Costituzione non funziona, servono riforme, ma fatte bene”, specifica Parisi.
Referendum, le ragioni del No.
“E’ una riforma molto confusa – dice Parisi – che genererà contenziosi tra lo Stato e gli enti locali, perché crea un Senato delle regioni con una composizione poco chiara e persone non elette, che saranno, invece, indicate dai consigli regionali senza un preciso mandato.
Non si capisce, dunque, se rappresentino le regioni o i partiti che compongono i consigli stessi.
Diciamo no, soprattutto perché abolisce definitivamente qualsiasi ipotesi di federalismo fiscale che, invece, per noi è la migliore delle soluzioni per responsabilizzare tutti i livelli di amministrazione del nostro paese. E’ importante che il sindaco, che eroga servizi, imponga anche le tasse e che i cittadini sappiano per cosa stanno pagando. C’è troppo caos, ecco perché bisogna votare contro”.
Ha lanciato la proposta di un’assemblea Costituente. In cosa consiste?
“Non sono tra coloro che votano no perché sono convinti che la Costituzione funzioni. La Costituzione non funziona e servono delle riforme. Eventuali modifiche devono essere approvate da un organismo costituente, un’assemblea votata dai cittadini con una rappresentanza proporzionale di tutti i movimenti politici che si candideranno a comporla. Per coinvolgere davvero gli italiani che, durante questa campagna, potranno capire che cosa vogliono i partiti. Credo sia un modo più serio di intervenire perché le grandi regole, e cioè la riforma della Costituzione, devono essere varate e decise da un organismo che non è coinvolto nella gestione del governo”.
Come immagina questo percorso?
“Nel mio disegno, c’è una Camera dei deputati unica che gestirà la prossima legislatura. Contemporaneamente, eleggeremo un’assemblea che sostituirà il Senato, di cui vogliamo l’abolizione immediata, e che, in 18 mesi, dovrà varare una riforma della Costituzione seria. La strada per fare bene è avere dei costituenti esperti che, su mandato dei partiti, trovino una soluzione. Non, invece, uno scambio politico, così come c’è stato nella gestione del percorso parlamentare di questa riforma”.
La vecchia guardia parla di un “inciucio con Renzi”. Qual è il rapporto col governo?
“Non c’è nessun rapporto col governo e penso che le riforme vadano fatte in modo responsabile da parte di tutte le forze politiche. Il governo è una cosa diversa e deve essere o di centrodestra o di centrosinistra. Penso che, in questo momento, chi vota No debba dare una prospettiva in caso di vittoria. Altrimenti, si rischia di fare come per il fronte del Si che argomenta, dicendo che se vince il No crolla tutto. Se vince il No, non crolla nulla. Si fa, invece, una bella riforma, molto migliore di quella che c’è adesso”.
E’ stato chiamato a risanare le sorti di Forza Italia. Gli scontri tra le anime interne sono, a volte, più dannosi dei nemici veri e propri del partito. Anche nella Tuscia è così. Come se ne esce?
“E’ lo stesso che poi accade anche nel Pd. E’ sbagliato quando, all’interno di una forza politica o di una coalizione, lo scontro è così forte da togliere energie al lavoro che il partito dovrebbe fare sull’opinione pubblica. Si rischia di perdere il contatto completo con la realtà e quindi coi bisogni dei cittadini, coi problemi legati all’economia, allo sviluppo, alla sicurezza o al terrorismo. Non si può perdere tempo con le liti di fazione”.
E quindi?
“La politica deve ritrovare un alto valore di se stessa e un rapporto con la gente. Nella campagna elettorale di Milano, in poco tempo, abbiamo avuto la fiducia di tanti milanesi. Perché abbiamo parlato con loro e non tra di noi. La politica deve fare un salto, perché oggi è logora e la gente non ne vuole più sentir parlare”.
Per lei, Forza Italia sarà più quella di prima?
“Dipende molto da Silvio Berlusconi e dalla voglia di tornare a essere un partito che rappresenta la maggioranza degli italiani. Oggi non mi sembra che sia così. E’ un partito che ha una logica minoritaria e da opposizione, invece, di essere una forza di governo. Non deve dire solo no a qualcosa, ma dire soprattutto cosa vuole, perché le persone hanno bisogno di fiducia. Fiducia in una forza consapevole, capace di governare e che dia prospettive di sviluppo”.
Come sono i rapporti con Noi con Salvini e Giorgia Meloni?
“In questo momento, mi sto occupando soprattutto di provare a ricostruire una forza liberal-popolare. Una volta che avremmo chiarito le nostre basi e ricostruito una casa, sarà poi facile parlare con le persone di buona volontà che hanno intenzione di collaborare. Ho fatto una campagna elettorale con entrambi che è andata molto bene. Argomenti per fare una sintesi delle diverse rappresentanze per riavere la fiducia della maggioranza degli italiani ce ne stanno. Se così non fosse, sarebbe veramente una logica suicida”.
Sarà a Montalto per illustrare la sua prospettiva liberal-popolare. Un’anticipazione?
“Si tratta di avere una piattaforma politica liberale, che deve cioè liberare energie positive della nostra società e degli italiani. Liberare le imprese, gli artigiani e la nostra vita troppo soggiogata da una burocrazia ostile, costosa e con tasse altissime. Dobbiamo fare in modo che il governo agevoli questo processo e non che lo blocchi”.
Paola Pierdomenico
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