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Operazione Scripta manent - Contestata l'associazione con finalità di terrorismo - In azione gli uomini della Digos di Viterbo

Anarchici, gli arrestati e gli indagati

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Operazione ScriptaManent - Gli arrestati e gli indagati

Operazione ScriptaManent – Gli arrestati e gli indagati – Clicca sulla foto per ingrandire

Operazione ScriptaManent - La coppia di Soriano

Operazione ScriptaManent – La coppia di Soriano

Operazione ScriptaManent

Operazione ScriptaManent

Viterbo – Anarchici, gli arrestati e gli indagati.

Blitz contro gli anarchici, sette arresti. Una donna in manette a Soriano nel Cimino nella vasta operazione Scripta manent della Digos di Torino. In azione anche gli uomini di Viterbo  (fotocronaca – slide).

Questa mattina, la Digos di Torino, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Torino, su richiesta della procura della Repubblica, ha arrestato sette anarchici ritenuti, a vario titolo, appartenenti a una associazione finalizzata a compiere atti di violenza con finalità di terrorismo ed eversione denominata: “Fai – Federazione anarchica informale”.

Si tratta, come si legge in una nota della Digos, di Anna Beniamino, nata a Sanremo nel ’70, Alfredo Cospito, già detenuto, nato a Pescara nel ’67, Nicola Gai, già detenuto, nato a Torino nel ’77, Marco Bisesti, nato a Napoli nell’83, Alessandro Mercogliano, nato a Nola nel ’73, Danilo Emiliano Cremonese, nato a Manoppello (Pe) nel ’76, Valentina Speziale, nata a Pescara nel ’77.

L’esecuzione della misura cautelare prevede anche le perquisizioni personali e locali nei confronti degli arrestati e di altri otto anarchici indagati, a vario titolo, per l’appartenenza alla stessa associazione: Patrizia Marino (nata a Torino nel 1967), Carlo Tesseri (nato ad Aprilia, Lt, nel 1965), Stefano Del Moro (nato a Roma nel 1977), Claudia Cospito (nata a Ortona, Ch, nel 1969), Stefano Gabriele Fosco (nato in Argentina nel 1962), Elisa Di Berardo (nata a Brescia nel 1976), Gabriel Pombo Da Silva (nato in Spagna nel 1967) e Giuseppe Lo Turco (nata a Catania nel 1989).

Le contestazioni ascritte agli affiliati concernono non solo il reato associativo (associazione eversiva e terroristica), ma anche alcuni reati scopo tra i quali l’esplosione di tre ordigni esplosivi al quartiere Crocetta il 5 marzo 2007 e l’esplosione di due ordigni esplosivi nella caserma allievi carabinieri di Fossano il 2 giugno 2006.

Si tratta di due vicende particolarmente insidiose poiché gli ordigni, in entrambi i casi, erano programmati per esplodere, a breve distanza l’uno dall’altro, e ciò allo scopo di arrecare danno all’incolumità delle forze dell’ordine intervenute e di eventuali passanti o curiosi.

Il gip nell’applicare la misura cautelare, in relazione agli indicati reati scopo, ha qualificato i fatti nel disposto dell’articolo 280 del codice penale (attentato per finalità terroristiche o di eversione rivolto contro le persone).

Il provvedimento giudiziario restrittivo è stato emesso all’esito di una lunga e articolata attività di indagine condotta dalla Digos di Torino con il contributo dei colleghi di Pescara, Roma e Viterbo e il coordinamento operativo del servizio centrale antiterrorismo della direzione centrale della polizia di prevenzione di Roma.

Come si legge in una nota della Digos, il procedimento penale nel cui ambito sono state emesse le misure cautelari, è stato instaurato alla procura della Repubblica di Torino a seguito del ferimento dell’ingegner Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell’Ansaldo nucleare (7 maggio 2012), per mano di appartenenti al cd. “Nucleo Olga” espressione appunto del cartello eversivo “Fai – Federazione anarchica informale”.

L’attività investigativa della procura di Torino ha preso spunto dalle risultanze contenute in un precedente fascicolo aperto in occasione dell’episodio dell’esplosione di tre ordigni all’interno della zona pedonale del locale quartiere della Crocetta verificatasi nel marzo 2007 e che aveva visto indagati, tra gli altri, proprio i materiali esecutori dell’attentato nei confronti del manager genovese.

La complessa attività di polizia giudiziaria che, oggi, ha portato all’arresto di sette e al deferimento di altri otto anarchici componenti la Federazione anarchica informale, si è sviluppata anche attraverso un’analitica ricostruzione storica dell’ambiente eversivo da cui trae origine la Fai.
La ricostruzione storica della genesi della Fai è stata effettuata anche attraverso l’analisi di copioso materiale documentale.

Tale compagine ha, infatti, trovato espressione attraverso la produzione e diffusione di alcune riviste clandestine, che, nel corso degli anni, hanno dato voce ai principi cardine dell’associazione eversiva: in questo senso, è stato dimostrato che le principali riviste clandestine nelle quali la Fai si è espressa – “Pagine in rivolta” e “Kno3” nonché l’attuale edizione della rivista “Croce nera anarchica” – sono state edite proprio a Torino e hanno visto tra i principali promotori e/o autori molti degli odierni arrestati.


Le immagini dell’arresto della donna a Viterbo



“La complessa quanto articolata attività di analisi documentale, riporta la nota della polizia, ha permesso, inoltre, di individuare alcuni degli estensori degli articoli pubblicati nelle suddette riviste che sono stati comparati con gli scritti di rivendicazione degli attentati a marchio Fai nonché con i documenti teorico-programmatici del sodalizio (ci si riferisce, in particolare, ai testi intitolati “Chi siamo – Lettera aperta al movimento anarchico ed antiautoritario” del dicembre 2003, “Quattro anno… dicembre 2006” diffuso nei primi mesi del 2007 e “Non dite che siamo pochi” dell’agosto 2011). Tale analisi svolta dalla Digos di Torino, corroborata dalle risultanze emerse da specifiche consulenze di esperti in grafologia e linguistica nominati dall’autorità giudiziaria, ha fatto emergere chiare similitudini di carattere testuale, lessicale e contenutistico con testi certamente riconducibili ad alcuni degli indagati.

Inoltre, sono state intercettate conversazioni che hanno ulteriormente dimostrato il coinvolgimento di alcuni degli indagati nella preparazione di un testo riconducibile ad una delle cellule espressione della Fai, ovvero la compagine “Rat (Rivolta anonima e tremenda)/Fai”, che, tra l’altro, ha compiuto il grave attentato, con triplice ordigno, avvenuto a Torino, nel quartiere Crocetta nel marzo del 2007.


Le indagini

Nella nota diffusa dalla digos si legge che: i numerosi elementi indiziari e di prova raccolti hanno consentito di acclarare che la compagine eversiva denominata “Fai – Federazione anarchica informale” trova le proprie origini in epoca anteriore all’aprile 1997, ovvero ai tempi dell’attentato di Milano a palazzo Marino e della conseguente diffusione di un comunicato di rivendicazione a firma “Azione rivoluzionaria anarchica”; poi, nel dicembre 2003, ha assunto le sembianze di un vero e proprio cartello eversivo: infatti, dopo una serie quasi contemporanea di attentati contro personalità e istituzioni dell’Unione europea (p.e. l’esplosione di due ordigni collocati in due cassonetti della nettezza urbana posizionati vicino l’abitazione dell’allora presidente della commissione europea, Romano Prodi e l’esplosione, avvenuta pochi giorni dopo, di un pacco bomba recapitato presso l’abitazione del predetto), è stato diffuso il documento intitolato “Chi siamo – Lettera aperta al movimento anarchico ed antiautoritario”.

Con tale scritto, oltre a rivendicare gli attentati predetti, si formalizzava la costituzione della “Fai – Federazione anarchica informale”, associazione dotata di una struttura unitaria, ma operante, sulla base di un “patto di mutuo appoggio” attraverso una pluralità di sigle.

Le cellule fondatrici venivano indicate in Fai/Solidarietà internazionale, Fai/Cooperativa artigiana fuoco e affini – occasionalmente spettacolare, Fai/Brigata 20 Luglio, Fai/Cellula contro il capitale il carcere i suoi carcerieri e le sue celle, alle quali si sono aggiunte, dal 2007, la Fai/Cellule armate per la solidarietà internazionale, Fai/Cellule metropolitane, Fai/Nucleo rivoluzionario horst Fantazzini, Fai/Narodnaja Volja, Fai/Rivolta anonima e tremenda e Fai/Rivolta animale e la compagine Fai/Sorelle in armi – Nucleo Mauricio Morales.

Infine, dalla seconda metà del 2011, si è assistito allo sviluppo internazionale della Fai e alla conseguente nascita, per iniziativa congiunta con l’organizzazione greca della cospirazione delle cellule di fuoco, dell’organismo noto come “Fai/Fronte rivoluzionario internazionale”. In tale contesto, sono stati individuati alcuni soggetti, non sottoposti all’odierna misura cautelare in quanto già oggetto di analoga misura cautelare, che risultano aver favorito o promosso la costituzione e lo sviluppo della “Fai/Fri”.

Con questa sigla di respiro internazionale, a dimostrazione dell’attuale operatività del cartello FAI in Italia, sono stati rivendicati, oltre all’attentato ai danni dell’ingegner Roberto Adinolfi del 2012 (“Nucleo Olga – Fai/Fri”) anche i più recenti episodi dell’invio dei plichi esplosivi dell’aprile 2013 (pervenuti alla redazione torinese del quotidiano “La Stampa” e alla sede bresciana dell’agenzia di investigazioni “Europol”) rivendicati dalla sigla eversiva “Cellula Damiano Bolano – Fai/Fri” e l’attentato esplosivo nei pressi del tribunale di Civitavecchia del gennaio 2016, rivendicato dalla sigla “Comitato Pirotecnico per un anno straordinario – Fai/Fri”) e pubblicato anche sul sito internet della rivista “Croce nera anarchica”.

L’associazione eversiva ipotizzata è connotata da una complessa organizzazione, priva di una stabile struttura di tipo tradizionale, votata alla lotta armata contro le cd “strutture del dominio”, le cui azioni violente ed aggressive degli altrui interessi personali e patrimoniali devono essere firmate e rivendicate.

La già complessa attività investigativa dovuta alle caratteristiche intrinseche di una struttura associativa di questo tipo, è stata ulteriormente accentuata dalla condotta tenuta dai singoli appartenenti alla stessa: la Digos ha potuto riscontrare in anni di monitoraggio, intercettazioni e pedinamenti che gli odierni indagati si muovono costantemente in maniera estremamente accorta, prendendo, in qualunque momento della giornata, ogni tipo di precauzione volta ad eludere eventuali controlli da parte delle forze dell’ordine (p.e. colloquiando in ambienti esterni e sempre in movimento, lasciando a casa il telefono cellulare ed effettuando percorsi del tutto privi di logica, con repentini cambiamenti di direzione o tragitti; se, in luoghi chiusi, parlando a voce molto bassa e accendendo la tv/radio per creare un rumore che renda impossibile la comprensione dei loro dialoghi) e facendo continue bonifiche di abitazioni e automezzi alla ricerca di microspie.

L’enorme quantità di materiale raccolto nell’ambito del procedimento in carico alla procura di Torino, in cui sono confluiti, per competenza, anche i fascicoli di indagine delle procure di Genova, Milano, Perugia, Bologna e Lecce, ha consentito di dimostrare che la Fai è stata costituita per iniziativa di anarchici residenti a Torino, unitamente ad altri dimoranti in varie località del territorio nazionale (Viterbo, Pescara e Roma), che hanno promosso, organizzato e compiuto attentati alla vita ed all’incolumità delle persone attraverso l’utilizzo di armi, l’invio di plichi esplosivi ed incendiari nonché la collocazione di ordigni esplosivi temporizzati, su diverse province del nostro paese.

L’associazione, come espressamente affermato nel programma criminoso stilato dai “soci fondatori”, ovvero da coloro che l’hanno costituita, si è resa responsabile di quasi 50 azioni di natura terroristico/eversiva in 13 anni di attività, finalizzati a realizzare la “distruzione dello Stato e del capitale” portando l’attacco alle strutture del “dominio” (nel documento “Quattro anno… dicembre 2006” si legge “abbiamo portato avanti 7 campagne rivoluzionarie” e “abbiamo portato a termine almeno 30 attacchi tra esplosivi ed incendiari a cose e/o persone”).

Gli obiettivi privilegiati sono di tipo istituzionale (caserme dei carabinieri, della polizia di stato e del corpo della polizia municipale, istituzioni politiche ed amministrative, giornalisti, strutture aziendali, università) non disdegnando, però, luoghi pubblici e/o zone residenziali (come nel caso dell’attentato al quartiere Crocetta di Torino).


I precedenti

La complessa ricostruzione indiziaria e probatoria effettuata anche attraverso numerose consulenze di esperti linguistici, di grafica e di balistica, ha consentito di raccogliere idonei elementi indiziari e di prova nei confronti di 15 soggetti ritenuti appartenenti, a vario titolo (promotori, costitutori, organizzatori, partecipi), alla formazione eversiva Fai, anche nella sua evoluzione internazionale”, e del compimento, tra l’altro dei seguenti attentati:

• Attentato del 24 ottobre 2005 effettuato mediante un ordigno esplosivo ad alto potenziale (contenente dinamite e dadi metallici), dotato di sistema di attivazione temporizzato, posizionato presso il Parco Ducale di Parma e poi rivendicato dalla compagine denominata “Cooperativa artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare)/Fai”

• Attentato del 2 novembre 2005 effettuato mediante invio di un ordigno esplosivo/incendiario al Sindaco pro-tempore di Bologna, Sergio Cofferati, poi rivendicato dalla compagine denominata “Fai/Coop artigiana fuoco e affini (occasionalmente spettacolare)”

• Attentato effettuato mediante l’invio di plichi esplosivi, recapitati ad inizio luglio 2006, presso la sede torinese della ditta “Coema Edilità”, al Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino e al direttore del quotidiano “Torino cronaca”, Giuseppe Fossati, poi rivendicati dalla compagine denominata “Rat (Rivolta anonima e tremenda)/ Fai”

• Attentato del 24 maggio 2005 effettuato mediante invio di ordigni esplosivo/incendiari al presidente dell’ente gestore del centro di permanenza temporanea di Modena (Daniele Giovanardi), al questore pro-tempore di Lecce (Giorgio Manari) e al comando della polizia municipale di Torino sito in via Saluzzo 26, rivendicati dalla cellula denominata “Narodnaja Volja – Fai”

• Attentato del 7 maggio 2012, commesso, a Genova, con l’utilizzo di un’arma da sparo ai danni dell’ingegnere Roberto Adinolfi, amministratore delegato della Ansaldo nucleare, rivendicati dalla cellula denominata “Nucleo Olga/Fai-Fri”

• Attentato del 2 giugno 2006 effettuato mediante due ordigniesplosivi ad alto potenziale dotati di sistemi di attivazione temporizzati posizionati nei pressi della scuola allievi carabinieri di Fossano (Cn) e poi rivendicati dalla compagine denominata “Rat (Rivolta anonima e tremenda)/Fai”

• Attentato del 5 marzo 2007 effettuato mediante tre ordigni esplosivi ad alto potenziale dotati di sistemi di attivazione temporizzati collocati presso la zona pedonale del quartiere Crocetta di Torino e poi rivendicati dalla compagine denominata “Rat (Rivolta anonima e tremenda)/Fai”

Gli ultimi due episodi citati, per i quali sono stati individuati anche i diretti responsabili, le modalità operative, esplosione a distanza di alcuni minuti di diversi ordigni (duplice nel primo caso e addirittura triplice nel secondo), evidenziavano il chiaro intento di recare pregiudizio all’incolumità pubblica con il preciso obiettivo di uccidere le forze dell’ordine, il personale sanitario, i vigili del fuoco e i cittadini eventualmente intervenuti sul posto a seguito della prima deflagrazione, che, nell’occasione, solo per puro caso non sono rimasti coinvolti.


L’operazione “Scripta Manent”

Nell’ambito della vasta operazione di polizia giudiziaria eseguita in data odierna, sono state effettuate, anche con l’ausilio dei reparti cinofili anti esplosivo della polizia di stato, perquisizioni personali, su oltre 30 anarchici, e perquisizioni locali, in 29 abitazioni dislocati in varie regioni di Italia (Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Abruzzo, Campania, Umbria).

In occasione delle attività di perquisizione, peraltro ancora in corso, è stato rinvenuto e posto sotto sequestro carteggio di estremo interesse investigativo nonché numerosi supporti informatici che verranno tutti sottoposti ad analisi.

In data odierna sono stati, quindi, sottoposti alla misura cautelare detentiva in carcere i seguenti soggetti per i quali è stata ravvisata l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine al pericolo concreto ed attuale della perpetrazione di gravi reati analoghi a quelli descritti o, nel caso di Cospito e Gai già ristretti per il ferimento di Adinolfi, il grave pericolo di inquinamento probatorio: Baniamino, Cospito, Gai, Bisesti, Mercogliano, Cremonese e Speziale.

6 settembre, 2016

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