Viterbo – (g.f.) – “Con Moderati e Riformisti il Pd ha chiuso. Io non ne voglio più sentire parlare”. Caos nella coalizione, il segretario provinciale Democratico Andrea Egidi mette la parola fine.
Agraria è caduta, come conseguenza, al comune di Tarquinia il sindaco Mauro Mazzola ha “cacciato” il suo vice Bacciardi e con un effetto domino, i due consiglieri Mo.Ri. Battaglia e Voccia, silurano la maggioranza. Alleanza finita.
La frittata è fatta, adesso che succede?
“Come Pd hanno chiuso – dice Egidi – di Mo.Ri. io non voglio più sentir parlare. Se prima potevano esserci tentativi, da oggi non più. Non mi metto a smontare le poche amministrazioni dove governiamo insieme. Non m’interessa. Ma per le comunali 2017 non voglio sentir parlare di rapporti o intese con Moderati e riformisti”.
Una rottura inevitabile?
“L’esito purtroppo era prevedibile, all’indomani della decisione formale comunicata da Mo.Ri. nel non voler confermare l’alleanza politica e programmatica col Pd per le elezioni 2017 a Tarquinia. Proprio nel momento in cui si stava cercando un punto d’equilibrio per la situazione ad Agraria. A noi sta bene tutto, ma non essere presi in giro. Quando un gruppo di persone che fa parte della coalizione che governa con te da 8, 10 anni, conferma l’indisponibilità a farlo in futuro, dice d’avere scelto d’andare a destra. E noi con chi va a destra non ci stiamo”.
Come si è arrivati a una frattura a tutti gli effetti insanabile?
“La responsabilità politica della caduta di Agraria e tutto quello che sta avvenendo al comune di Tarquinia è dei M.oRi. Dopo 12 mesi d’agguati ad Agraria, dove non siamo mai stati messi nelle condizione d’operare, stavamo recuperando nel merito dei problemi. Statuto, razionalizzazione delle deleghe, un consulente esterno per verificare i conti dell’ente. Invece, mancando le premesse per l’anno prossimo è evidente che si sfascia tutto e la conseguenza è che Bacciardi va a casa, perché loro chiudono un’alleanza. È giusto”.
Il responsabile Mo.Ri. Bonori accusa il Pd e parla di un indecente teatrino della politica. Che succede?
“Bonori parla per slogan e non conosce nemmeno la situazione. Non ha avuto manco la gentilezza di partecipare alla riunione che avevamo convocato. Capisco la sua difficoltà. Deve difendere il suo nuovo partito, dopo avere abbandonato quello che gli ha dato tante soddisfazioni. Travisa la realtà in modo eccellente”.
Andando al sodo, dove si è consumata la rottura?
“Il problema ad Agraria è che ci sono persone che con il Pd hanno governato. A loro abbiamo chiesto un’alleanza per le comunali 2017, con primarie di coalizione per la scelta del candidato sindaco. Ci hanno risposto che non sono nelle condizioni di farlo. Vuol dire che la lettura data fin qui di Moderati e Riformisti era giusta. Un esperimento di laboratorio, di una formazione politica senza respiro, che di volta in volta crede di fare accordi a destra, sinistra e centro. Il loro obiettivo è solo collocare pezzi di ceto politico. Adesso quei posti non ce l’hanno più, a partire dal comune di Tarquinia. Se è questo che volevano sono stati accontentati.”
Mazzola che ritira le deleghe al suo vice è un gesto forte. Ha già avuto come conseguenza l’uscita di due consiglieri dalla maggioranza. Il sindaco rischia?
“La scelta di Mazzola era obbligata, lineare e coerente. Apre una fase diversa e rischiosa in questi ultimi mesi, ma la situazione era insostenibile da troppo tempo. Bonori non dia lezioni a nessuno e non cambi le carte in tavola. Sta a capo di una formazione che con il Pd non ha più nulla a che fare dal 2017. Questa vicenda denota che siamo in presenza di un gruppo politico senza scrupoli rispetto a dialettica e mantenimento di un profilo di rispetto e normalità. Per me è il punto definitivo. Hanno provocato la rottura a Tarquinia, nella realtà più significativa dopo Viterbo e governata dal presidente della provincia.
Nel 2017 Tarquinia torna al voto, ma anche Montalto di Castro, Capranica, Ronciglione. Come si mette?
“Non ci saranno indicazioni per fare accordi con quella formazione politica. Non è che si decide a Viterbo, c’è il livello locale. Ma io non voglio averci più nulla a che fare. Per questo gradirei che Bonori la smettesse di fare il professore col ditino sempre alzato, a spiegarci come si fanno le cose”.
Nel 2018 toccherà a Viterbo. Nel capoluogo c’è una presenza di Mo.Ri significativa. Si creerà un altro problema all’epoca e da domani Michelini rischia?
“Io non sono come loro, non lavoro per sfasciare le amministrazioni. Il comune di Viterbo è uscito da un’ultima crisi difficile. Nell’ultimo di giunta c’è stato un ingresso che ha sollevato perplessità, Tofani. Ma il gruppo consigliare non ha detto nulla. Quindi va bene a tutti. Diversamente dai Mo.Ri. non agiamo per ritorsioni. Come hanno fatto ad Agraria. Una ritorsione contro il Pd. Ci si dice, abbiamo i numeri e comandiamo. Adesso vediamo chi comanda”.
Parlare di Moderati e Riformisti vuol dire anche parlare di un pezzo del Pd che vede sostiene quell’esperienza. Altri problemi anche dentro il partito?
Non è oggi il momento per riaprire una polemica pubblica. Questo non significa che non ne parleremo laddove è giusto, negli organismi dirigenti e nei circoli. Ne parleremo e andremo a un chiarimento definitivo su questo. Il rischio che vedo è che il Pd imploda. Chi nel gruppo dirigente ha lavorato e lavora per avere un rapporto a doppio binario, deve capire che si sfascia tutto. E’ questo il rischio. Io finché farò il segretario del Pd mi batterò per evitare questo scenario e farò del tutto, come sempre ho fatto, di questo sono certo”.
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