Roma – Un delitto efferato. Un’assurda ferocia. Un accanimento sconcertante.
Nel descrivere la violenza subita dalla turista australiana stuprata nel parco del Colle Oppio, il gip di Roma è chiaro: “Per portare a compimento l’efferato delitto – dice il giudice Giulia Proto – è stata utilizzata un’assurda ferocia. La lettura dei referti attesta un accanimento sconcertante sulla donna, che lascia basiti. E alle lesioni fisiche si aggiungono quelle psichiche”.
In aula il gip ricostruisce la notte dello stupro, in seguito al quale è stato fermato Eduard Oprea. 40 anni, romeno, Oprea è stato bloccato giovedì dalla polizia sulla Roma-Viterbo, alla stazione La Giustiniana.
Secondo gli investigatori, dopo i fatti di domenica scorsa si era rifugiato nella Tuscia prima di preparare la fuga all’estero. Il 40enne è accusato di aver violentato, picchiato e rapinato una turista australiana di 48 anni, in gita studio a Roma, nel parco del Colle Oppio, dopo averla incontrata in un bar nei pressi della stazione Termini.
“Opera – ricostruisce il gip – intorno alle 2 di notte (lo stupro è avvenuto all’1 e 30, ndr) si era presentato nella sua abitazione (dove vive col fratello, ndr) molto spaventato e ubriaco e aveva chiesto un borsone per portare via i propri indumenti e il passaporto”. Due ore prima, intorno alle 23, l’incontro con la vittima nel bar Twins a Termini: “All’interno del locale – continua il giudice – la donna conosce un uomo romeno che iniziava a corteggiarla, ma i due non parlano la stessa lingua. Ad un certo punto decide di tornare in albergo e chiede indicazioni all’uomo che si offre di accompagnarla”.
Con una scusa il romeno avrebbe portato la donna nel parco del Celio per farle vedere “una chiesa”. Poi avrebbe provato a baciarla ma lei si sarebbe rifiutata. Quindi l’ha rincorsa, dopo che lei era fuggita via in un ultimo tentativo disperato. E quando l’ha raggiunta le ha sferrato “un violento pugno” sul viso che le ha fatto perdere i sensi, per poi abusarne. Sono i passaggi dell’ordinanza di convalida del fermo di Oprea.
Ieri, nell’interrogatorio davanti al gip, l’indagato ha respinto le accuse. “Sono disposto a fare l’esame del Dna”, dice di fronte al gip raccontando una versione che stride con quanto contestato dal pm e dal procuratore aggiunto. “Era ubriaca – si è difeso l’uomo -. Quella notte ci siamo incontrati al Twins e mi ha baciato. Quando siamo andati verso il Colle Oppio abbiamo incontrato due persone che si sono rivolte a noi con toni violenti. Evidentemente uno di questi la conosceva. Mi ha dato un pugno sul viso, e me ne sono andato”.
La sua versione, però, non è stata ritenuta credibile e per Oprea è stata disposta la misura cautelare del carcere. Troppi gli indizi a suo carico: dai dollari australiani ai gioielli ritrovati nelle sue tasche al momento del fermo. Tutti “facilmente riconducibili alla vittima”, scrive il gip.
A “incastrare” il 40enne ci sarebbe anche l’identificazione in foto compiuta dalla vittima che, subito visitata da uno psichiatra, “durante il racconto ha pianto dalla disperazione e dalla rabbia”.
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