Viterbo – “Mai stati interpellati, la prefetta fa quello che vuole”. Mauro Mazzola, sindaco di Tarquinia, ci va giù duro e dà un giudizio negativo alle strategie di accoglienza della prefettura nella Tuscia. Dice di non essere stato coinvolto nell’elaborare un piano di gestione. E anzi, di aver saputo degli arrivi a cose già fatte.
“Non è stato concertato niente con il sindaco di Tarquinia – ha detto il primo cittadino – al quale quale, per ben due volte, è stato risposto che il prefetto va dove vuole e fa quello che vuole. Senza chiedere nulla. Va bene, per carità, ma per me sarebbe stato meglio essere collaborativi, anche se la norma non lo dice.
Lo prevede forse il buon senso. A me ha sempre informato a cose già fatte. La prefetta ha gestito male l’emergenza in provincia, perché ci voleva più coinvolgimento degli amministratori locali. E’ inutile che dice che noi non le abbiamo risposto. Vogliamo fare un programma e una previsione perché solo così possiamo trovarci pronti di fronte a un’emergenza”.
Mazzola non sarebbe il solo sindaco a essersi trovato in questa situazione. “La prefetta – attacca Ghinassi – non ha condiviso nulla, almeno con me. Mi ha informato solo dietro sollecitazione a cui hanno fatto seguito delle riunioni.
Fece un incontro più o meno il 20 giugno, convocando i 60 comuni e partecipammo solo in sedici. In quell’occasione, disse che c’era l’emergenza e che c’era bisogno di spazi.
Nessuno, però, si fece avanti, perché dare la disponibilità non garantiva o esonerava da eventuali ulteriori arrivi. Non abbiamo fatto proposte, dunque, perché se, per esempio, avessi avanzato 50 posti e c’era anche un privato che ne proponeva 100, alla fine, in paese, sarebbero arrivati 150 migranti.
La prefetta è molto attenta ad applicare la norma e, dopo la riunione, quando ha visto che non c’era disponibilità, è uscita con il bando aperto a privati, che si sono proposti subito dopo, perché c’erano pre contratti di affitto che risalgono, appunto, a prima dell’uscita del bando.
I privati quindi hanno proposto delle strutture, dopodiché è iniziato il pressing dei sindaci per avere incontri, ma che ci sia stata una concertazione o un’informativa preventiva, lo escludo.
Almeno con me non lo ha fatto e, avendo ascoltato i miei colleghi, alla riunione in prefettura una settimana fa, tutti hanno lamentato la mancanza di un minimo di confronto e di verifica di impatto sul territorio.
Attualmente, ci sono 400 migranti in 4 comuni dell’Alta Tuscia, che rappresentano più del 3% della popolazione, quando i limiti individuati dal governo sono del 2,5 per mille. Siamo più di dieci volte sopra”.
Ghinassi affonda: “Con la prefettura, le porte sono chiuse. La critico perché ha superato le prerogative e la funzione del sindaco sul territorio. Non si è mai consultata. Non ha mai chiamato. A me, per esempio, il primo arrivo a me lo ha comunicato un cittadino che ha visto dei movimenti in una struttura. L’emergenza è stata gestita male. Chiederò a Mazzola e Michelini di farsi promotori di una conferenza dei sindaci per parlare della vicenda”.
Non si discosta Elena Tolomei di Blera. “A oggi – dice la sindaca – non sappiamo quante persone ci siano dentro la struttura in paese. L’impressione è che non si voglia capire che, solo con un rapporto tra prefettura e comuni, ciascuno nel suo ruolo, si può gestire la vicenda. Fin quando la prefettura non avrà come interlocutore principale i sindaci, ma i privati non sarà facile andare avanti. E’ necessario poi che la prefettura rispetti le direttive di governo e ministero.
Noi da tempo siamo nella rete dello Sprar e non abbiamo mai avuto problemi con le presenze in paese.
La circolare di Alfano ha chiarito alle prefetture che, nell’ambito della distribuzione, oltre al piano nazionale, che prevederà la soglia del 3 ogni mille, c’è anche una clausola di salvaguardia per i comuni dello Sprar sia in termini di esenzione che di graduale riduzione dei posti assegnati, in questo caso in via prefettizia, ai comuni che aderiranno allo Sprar. A oggi, però, non c’è questa tutela per i comuni che aderiscono allo Sprar o che abbiano manifestato formalmente di aderirvi.
Senza garanzie dunque, sarà difficile che i comuni continuino a procedere su questa linea accogliendo volontariamente. Auspico che ci si sieda presto a un tavolo in cui la prefettura chiami i sindaci come interlocutori principali, abbandonando la linea diretta coi privati”.
Si aggiunge alla lista anche il sindaco di Ronciglione Alessandro Giovagnoli che in una nota ha fatto sapere che in paese “sono 26 i migranti ospitati da una cooperativa che ha affittato alcuni locali da privati.
La nostra amministrazione è stata informata dei fatti solo la sera prima dell’arrivo dei migranti.
Riteniamo che questa procedura non sia la migliore per un coinvolgimento della comunità ospitante: di sicuro, se avvisati, noi non ci saremmo tirati indietro nel fornire assistenza a chi entra nel nostro paese in cerca di un futuro che non può essere garantito nei loro Stati d’origine e sicuramente avremmo potuto essere d’aiuto per un percorso condiviso. In tal senso, chiediamo collaborazione dalle istituzioni sovraordinate”.
Voce fuori dal coro è il sindaco di Orte Angelo Giuliani. “Al di là di qualche piccola criticità, la situazione, in paese, si è abbastanza normalizzata. In paese, ci saranno su per giù 150 migranti, siamo sicuramente sopra la norma nazionale. Anzi, sto pensando di fare un incontro al centro per individuare ragazzi che volontariamente, vogliono dedicarsi ad attività lavorative. Comunque non ci sono grosse criticità- conclude Giuliani -. Con la prefettura parliamo sempre e ci confrontiamo. Ci hanno sempre informato preventivamente sulle decisioni che volevano prendere”.
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