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Tribunale - 40enne a processo per maltrattamenti - Oggi la decisione del giudice - La donna malata di sclerosi multipla: "Mi diceva che ero un'inutile handicappata e non vedeva l’ora che morissi"

Picchia e strappa i capelli alla compagna sulla sedia a rotelle

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – Le ha strappato i capelli. L’ha riempita di cazzotti in testa. Le ha puntato una mannaia al collo e l’ha picchiata sulla sedia a rotelle, mentre era incinta.

Si conclude oggi il processo a un 40enne, imputato per maltrattamenti sulla compagna. Barbara (nome di fantasia) è invalida dal 2010. Inchiodata sulla sedia a rotelle da una sclerosi multipla che, in silenzio, spegne tutti i suoi muscoli. Ma ad aggravare il fardello della sofferenza dovuta alla malattia, ci sono anche le botte e gli insulti del padre dei suoi figli.

Barbara lascia la sua casa il 13 settembre di tre anni fa: ha un trauma cranico e un livido in testa che non sfugge agli assistenti sociali, che la portano via. La sera prima il compagno l’aveva rimproverata perché il figlio era stato punto dalle zanzare. Nasce una discussione che finisce con lui che la prende a pugni e lei che lo graffia.

A marzo dello scorso anno la donna ha raccontato in aula e davanti all’uomo che ha trascinato a giudizio, che lui la maltrattava già prima ma la sua malattia lo ha reso ancora più feroce. Al giudice Rita Cialoni ha parlato di “violenze psicologiche di ogni tipo”: insulti, umiliazioni, offese sul suo stato di salute. Quattordici anni di convivenza in un paese della provincia, di cui gli ultimi tre in un “clima irrespirabile e invivibile”.

“Mi diceva che ero un’inutile handicappata – ha raccontato Barbara davanti al tribunale di Viterbo -. Che non ero più una donna. Che gli avevo rovinato la vita. Si chiedeva cosa campassi a fare e non vedeva l’ora che morissi”. Prima ancora c’erano state le botte in piena gravidanza perché, per non disturbare, non voleva partecipare al pranzo di Natale. “C’erano le scale, dovevano prendermi di peso per portarmi di sopra. Lui mi ha presa per il collo e mi ha detto: ‘Io vado in galera trent’anni, ma mi ti levo dalle palle’. E giù a picchiarmi e strapparmi i capelli”.

Il giudice, a novembre del 2015, ha ascoltato anche l’uomo. L’imputato ha cercato di spiegare quanto la vita fosse diventata difficile quando la compagna è finita su una sedia a rotelle. Problemi economici; problemi di salute; problemi familiari. La coppia vive praticamente da separata in casa: da un lato lei e l’insofferenza per quella sedia a rotelle che le impedisce di essere autonoma; dall’altro lui, sempre più stanco e solo. “Dovevo fare tutto io – ha detto il 40enne in aula -. Ho lasciato anche il lavoro per accudirla. L’assistenza domiciliare veniva solo ogni tanto. Praticamente, eravamo abbandonati”.

Oggi l’ultimo capitolo del processo. Salvo imprevisti, in giornata dovrebbe arrivare la sentenza del giudice.


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7 novembre, 2016

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