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Tribunale - Soriano nel Cimino - A sei mesi di reclusione - Il militare non avrebbe neppure pagato il mantenimento al figlio

Stalking sull’ex, condannato sottufficiale dell’esercito

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Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino

Soriano nel Cimino – Stalking sull’ex, condannato sottufficiale dell’esercito. Il militare ha violato anche gli obblighi di assistenza familiare.

Il sui atteggiamenti ossessivi avrebbero costretto la ex a cambiare addirittura casa. Poi le lettere, decine, con le quali l’uomo – come lui stesso ha dichiarato in aula – avrebbe “cercato di riconquistare la donna”, nonostante questa avesse iniziato una nuova relazione.

Poi la violazione degli obblighi di assistenza familiare: il militare, sottufficiale dell’esercito in congedo, non avrebbe pagato il mantenimento al figlio di pochi anni avuto con la ex. Per stalking e appunto violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’uomo, 52 anni, è stato condannato a sei mesi di reclusione.

Prima della sentenza del giudice Silvia Mattei, il militare si è difeso in aula. “Sono in congedo da anni e non riesco a pagare il mantenimento a mio figlio – dice davanti al tribunale di Viterbo -. Lo stipendio ridotto, l’affitto e i seicento euro che già devo alle due bambine avute da una precedente relazione. Quei trecento euro a mio figlio non sono proprio riuscito a darli, ma mi sono sempre occupato di lui. Lo accompagnavo a scuola, pranzava con me e io facevo sempre la spese. Quando ha iniziato le elementari i buoni pasto per farlo restare a mensa li ho pagati io. I vestiti che aveva a casa mia li ho comprati sempre io. Pensato che tutto questo riuscisse in qualche modo a compensare i trecento euro che gli dovevo”.

L’ex è in aula e interviene dalla platea: “Stai raccontando un sacco di bugie”, dice. Il giudice la invita a restare in silenzio.
Poi lo stalking. Secondo l’accusa le continue attenzioni del sottufficiale alla donna sarebbero sfociate, da parte sua, in veri e proprio atteggiamenti ossessivi; tanto da costringere l’ex a cambiare casa. “Ha dovuto lasciare l’appartamento perché serviva al padrone di casa – sottolinea il militare -. Ecco il vero motivo del trasferimento. E’ vero, le ho scritto anche delle lettere, ma solo perché ho cercato di riconquistarla. Non erano in alcun modo minacciose”.

Al termine dell’esame dell’imputato, la camera di consiglio. Ma il racconto dell’uomo non ha convinto il giudice, che lo ha condannato a sei mesi di reclusione. Quanto richiesto dalla pubblica accusa. Dopo la sentenza le lacrime del militare.


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13 novembre, 2016

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