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Politica - San Martino al Cimino - Scambio di auguri nel segno della multimedialità per l'ex ministro del Pd che ieri al Balletti ha brindato coi suoi

Fioroni contro i capibastone e per una sanità senza politica

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Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

Gli auguri di Natale di Peppe Fioroni

San Martino al Cimino – (p.p.) – Fioroni contro i capibastone e per una sanità senza politica.

Multimedia: video – fotocronacaslide

E’ un Giuseppe Fioroni un po’ terzomondista e un po’ multimediale quello che ieri sera al Balletti park hotel di San Martino al Cimino ha brindato coi suoi per il Natale. Più che uno scambio di auguri è stato uno evento. Uno spettacolo, in perfetto stile Renzi, con immagini, cantanti e tanta musica.

L’ex ministro ha parlato di un “Ulivo 2.0″ e ha richiamato all’unità del partito:”Da solo il Pd non vince in Italia e nemmeno a Viterbo”, ha detto. 

Fioroni ha fatto un’analisi del voto referendario:”Abbiamo ultraperso e quindi bisogna tenere conto di due aspetti, e cioè che ha votato una media del 25 per cento in più rispetto alle amministrative, alle politiche e alle europee. Significa che la gente di questo paese ha voluto darci un segnale forte, il 60 per cento ha detto no e noi, prima di tutto. Dobbiamo portare rispetto al voto degli italiani e capire perché. In 19 milioni hanno detto “No grazie” e il primo partito del paese deve riflettere su questo, assumendosi le proprie responsabilità e traendo un insegnamento. Sennò non saremo in democrazia. Dobbiamo cambiare rotta”.

Una, per Fioroni, la causa della sconfitta. “Abbiamo personalizzato e politicizzato il voto, un errore che non dovevamo sottovalutare. Abbiamo poi straperso al Sud e anche questo ci deve far ragionare. Che cosa è mancato? Che non siamo stati in grado di dare risposte ai bisogni primari della gente.

La cosa ancora più grave è che il partito di rottamatori è stato rottamato da chi lo doveva votare, i giovani. E’ stato invece premiato dagli aspiranti rottamatori e, con buona pace di D’Alema, i maturi che hanno votato sì, lo hanno fatto perché hanno capito bene e hanno votato non con la pancia ma con la testa.

E’ un grido di dolore che ci fa capire che dobbiamo fare molto sui diritti sociali. I giovani non ci hanno votato perché, al di là dei voucher e delle parole, non hanno vista concretizzata la loro speranza di lavoro. Una mancanza che ci hanno fatto pagare, perché hanno capito che nel nostro paese conta molto poco conoscere qualcosa e conta di più conoscere qualcuno“.

Poi il deputato si è soffermato sulla povertà. “Il problema è la periferia, quella abitata da un ceto medio che si è impoverito e che è costretto ad andare, dopo la pensione, alla mensa della Caritas. La risposta non è la ricostruzione urbana, ma una soluzione sociale a una crisi di chi ha pagato tanto e ha perso tanto. Ok anche intervenire per i correntisti delle banche senza però dimenticare che c’è chi un conto corrente non ce l’ha perché non ha i soldi ed è costretto a rivolgersi alle associazioni”.

Quindi sul futuro del Pd:”Dobbiamo fare una legge elettorale che sia condivisa, noi abbiamo proposto il Mattarellum, ma non so se ce la faremo. Dobbiamo poi avviare un progetto di ascolto e proposta politica che richiamino alla coesione del partito e non alla divisione. E’ cambiato quadro, si è chiusa la seconda repubblica, lasciando molto meno tracce della prima, perché l’idea del partito maggioritario che vince da solo, è un’idea che gli italiani hanno archiviato. Vogliono scegliersi i parlamentari. E’ il ritorno alla coalizione”.

Fioroni lancia la sua idea:”Mi auguro che ci sia un Ulivo 2.0, perché, checché se ne dica, in questo paese, il centrosinistra, ha governato con le due esperienze Prodi. Per vent’anni siamo stati vittime di un leaderismo compulsivo e di leader ne abbiamo bruciati tanti, senza vincere le elezioni.

Perché? Perché dobbiamo far tornare a votare gli italiani e quello che era il cosiddetto zoccolo duro, e cioè il 25 per cento di italiani, comunisti e democristiani, che votavano perché credevano in qualcosa, non c’è più. Il mercato della politica basata sui leader che promettevano è stato il degrado della politica. Siamo l’unico partito rimasto e il congresso sarà un momento di confronto importante”.



Un Pd aperto che Fioroni immagina anche a livello provinciale. “Sogno un partito che non ha concezione proprietaria, ma che è trasparente. Se un cittadino si vuole iscrivere al Pd e decide di dare il suo contributo riesce a farlo? Trova il circolo aperto? Dobbiamo riaprire i circoli e renderli di nuovo competitivi. Anche qui dobbiamo lavorare per creare la coalizione e le alleanze. A Viterbo, come in Italia, il Pd non vince da solo.

La politica è lungimiranza, voglia di costruire e capacità di saper ascoltare gli altri. Non solo menare perché siamo più forti. Un anno fa, te lo ricordi Leona’ – ha detto Fioroni rivolgendosi al sindaco Michelini in prima fila – eravamo qui perché non so in base a quale riflessione politica avevano deciso che dovevi andare a casa. La divina provvidenza ha fatto sì che le menti si illuminassero e siamo rimasti e andati avanti.

Il comune di Viterbo non è l’errore della storia che hanno raccontato fino ad oggi, ma la prima esperienza embrionale di una coalizione in cui il Pd non è da solo maggioranza, ma ha saputo creare una squadra che ha portato al governo della città”.

Quindi sul tesseramento il duro affondo di Fioroni. “Deve essere fatto in maniera seria su tutti i comuni della provincia, perché se abbiamo circoli con iscritti ben superiori rispetto ai voti, questa cosa non ci appartiene. E non ci si deve meravigliare se poi arriva il commissario. Questi danni reputazionali non ce li possiamo permettere più. Se al Sud abbiamo perso è perché ci siamo affidati a governatori e capibastone che avevano l’abitudine, non di essere signori delle tessere, perché avevano gente che credeva nel Pd e si andava a iscrivere, ma perché, invece, di metterci la faccia, mandavano gente e ci mettevano altro. Questo sistema non è compatibile con la vita democratica che stiamo vivendo”.

Richiamando all’unità, il deputato si è lasciato sfuggire una frecciatina. “Da soli non si vince più e se Mazzola è uomo d’onore e persona seria, che ha vinto insieme ai MoRi, deve dimostrare che ha capito la lezione del voto referendario e deve rispettare gli accordi in vista delle prossime elezioni. Sennò vuol dire andare a perdere. Abbiamo le amministrative, a Tarquinia e a Civita Castellana, e io le portate in faccia, per le megalomanie di chi pensa di essere quello di 40 anni fa, non le voglio. Non fa bene al Pd e alla nostra voglia di vincere in alleanza con altri”. 

Fioroni ha infine parlato della “salute” dei viterbesi. “Credo che l’attuale direttore generale della Asl, che è direttore dal novembre 2015, sta lavorando bene e che noi tutti dobbiamo dargli una mano. Se però il 25 per cento delle persone non ritiene di doversi ricoverare nelle nostre strutture, vuol dire che abbiamo un problema e che ci dobbiamo mettere nelle condizioni di aiutare il direttore generale per invertire questa rotta. Per far sì che le eccellenze restino sul territorio. L’unico contributo serio che la politica e i politicanti possono fare è togliersi di mezzo dalla sanità.

Se la Asl è più libera, se il direttore generale e i professionisti sono liberi e quelli bravi vengono tenuti e quelli nominati sono scelti tra i migliori, senza ascoltare nessuno, allora saremo tutti salvati e staremo tutti meglio.

Aiutiamo il direttore generale a fare questo cambiamento, la politica con un passo indietro e gli amministratori dandogli una mano a trovare le soluzioni più giuste”.

Sulla fine del mandato del comune di Viterbo: “Manca un anno e qualche mese, proviamo a lasciare il segno, dedicando tempo in consiglio alla povertà e non ai temi più astrusi o alle decadenze probabili e improbabili. Per dare risposte ai nostri poveri, intervenendo sul loro dramma abitativo e assistenziale. E’ lo sforzo su cui dobbiamo concentrarci al pari delle terme, della rivalutazione del patrimonio e delle periferie. Un aspetto che va messo all’ordine del giorno in maniera prioritaria.

Il prossimo anno sarà un periodo di sfide e ne saremo all’altezza. Il papa, gesuita vero, ha scritto una lettera apostolica per chiudere l’anno giubilare dal titolo “Misericordia et misera” da Sant’Agostino. E il tempo della misericordia per i deboli e gli indifesi di cui si deve fare carico il Pd. Riflettiamo sull’essenziale della vita coniugata con la povertà. Lavoriamo per far riscoprire la centralità delle persone socialmente escluse. E’ il nostro tempo per fare queste cose ed ecco perché vi lascio in questa serata con “C’è tempo” di Ivano Fossati, cantata da un’amica che viene da Caprarola, perché vi aiuti a riflettere”.

Fioroni ha chiamato sul palco Leonardo Michelini. “Siamo amici? – ha chiesto prima con una battuta il sindaco –  Condivido il tuo ragionamento – ha poi detto – sono da sempre stato un ulivista, anche perché li vendo – ha ironizzato – e mi è piaciuto il ragionamento sul superamento del partito e del leader. Un  modo maturo per parlare di inclusione di cui c’è bisogno per superare situazioni critiche come quelle del referendum. Servono ascolto e alleanze per condividere percorsi e idee per costruire un progetto futuro”.

In apertura dell’incontro è stato proiettato un video con le immagini delle guerre e delle tragedie che sconvolgono il mondo sulle note di “Happy Christmas” di John Lennon, mentre il brindisi finale è stato rallegrato dalla “Marcia di Topolino”. 

All’incontro erano presenti, tra gli altri, Luisa Ciambella, Daniela Bizzarri, Marco Ciorba, Martina Minchella, Alvaro Ricci, Franco Maria Cordelli, Mario Scarnati, Vincenzo Grasselli, Alessandro Giovagnoli, Eugenio Stelliferi, Aldo Fabbrini, Stefano Calcagnini, Pierluigi Bianchi, Angelo Allegrini e Giuseppe Aloisio.


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19 dicembre, 2016

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