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Economia - E' quanto emerge dall'indagine Eurispes in collaborazione con la diocesi di Civita Castellana e il contributo della regione Lazio

“Un territorio profondamente segnato dalla crisi”

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Il distretto ceramico di Civita Castellana

Il distretto ceramico di Civita Castellana

Civita Castellana – L’indagine “Civita Castellana. La diocesi tra risorse e prospettive” realizzata dall’Eurispes in collaborazione con la diocesi di Civita Castellana e il contributo della regione Lazio offre un quadro dei problemi, delle attese e dei bisogni dei cittadini di un territorio che comprende 41 comuni appartenenti in parte alla provincia di Roma e in parte a quella di Viterbo.

Un’indagine a tutto campo, certamente la prima nel suo genere, articolata su diversi livelli.

Le testimonianze degli opinion leader o opinion maker attivi all’interno delle singole comunità sui diversi fronti – da quello politico-istituzionale a quello economico-imprenditoriale, da quello sociale a quello culturale – si sono rivelate cruciali per inquadrare la complessità del territorio.

I testimoni intervistati parlano di un territorio che ha sperimentato una crisi profonda, che da quasi dieci anni sta togliendo il respiro alle realtà produttive e parallelamente alle famiglie.

Monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana ha voluto sottolineare come “in un tempo di crisi così diffusa ed incisiva e di sfiducia verso le istituzioni e il prossimo in generale, e perfino verso il futuro, non possiamo far finta di non vedere, come se questi fenomeni non ci riguardassero, nascondendo la testa sotto la sabbia.

Siamo i portatori di una speranza che non si nutre di numeri o di consensi ma della Parola del Signore, che rimane in eterno. Ma, al tempo stesso, non possiamo essere tanto ingenui o presuntuosi da non aver bisogno di ascoltare, di guardare in faccia la realtà, di dibattere fra noi sul modo migliore con cui porsi davanti alle situazioni in continuo movimento”.

“La nostra azione pastorale – prosegue monsignor Rossi – non può essere programmata né sviluppata né verificata senza un costante riferimento alla cornice storica in cui cerchiamo di inserire il nostro quadro. Non possiamo temere di confrontarci, con realismo, con ciò che ci succede d’intorno e che costituisce lo scenario della nostra missione e lo spazio della nostra dedizione. Prenderemo coscienza di difficoltà e di emergenze, in parte note in parte nascoste, ma anche di risorse e di opportunità impreviste e sorprendenti. Avremo sorprese inaspettate e individueremo sicuramente tesori nascosti”.

L’indagine ha messo in luce la difficoltà delle aziende mantenersi sul mercato ed a crescere. Lo sviluppo economico del territorio è stato legato principalmente all’edilizia, che è ormai in crisi; il venire meno dell’edilizia, inoltre, non è stato controbilanciato dallo sviluppo di altri settori. Il declino del polo manifatturiero e più in generale del polo industriale di tutta l’area geografica rappresenta una costante dominante che ritorna nei commenti di chi ha responsabilità politiche, come sindaci e assessori, e di chi gestisce attività produttive.

Tutto questo ha inciso profondamente sul tenore di vita delle famiglie. Il dramma della disoccupazione ha toccato non solo i tradizionali residenti ma anche i nuclei familiari provenienti da Roma, per certi aspetti anche più delle famiglie straniere, che pure sono molto in difficoltà.

La spesa sociale nei comuni è in aumento costante, casi di marginalità, indigenza segnalano una generale sofferenza a tutti i livelli, che richiede risposte rapide e innovative. Le difficoltà – spesso molto serie – riguardano anche le famiglie cosiddette medie, quelle che un tempo conducevano una vita sostanzialmente stabile, fatta di lavoro, scuola e Università per i figli.  Si osservano sul territorio situazioni di grande povertà economica, ma anche di profonda povertà sociale.

“L’Eurispes – spiega il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, che aveva parlato in passato di progressiva proletarizzazione dei ceti medi, segnala oggi l’affermarsi di una progressiva pauperizzazione. La crisi economica ha preso di petto e investito il “ceto medio”, ovvero la fascia intermedia della piramide sociale”.

“In questo contesto – prosegue – la parrocchia continua a mantenere il suo ruolo storico di ammortizzatore sociale, e spesso economico, e nello stesso tempo di aggregazione e formazione dei giovani, che chiedono luoghi di relazione e di incontro, alimentando percorsi di socialità e di conoscenza.” Inoltre, secondo Fara, molti stimoli importanti arrivano dai Comuni oggetto della ricerca.

Caritas, Croce Rossa, Protezione civile, costituiscono un asset integrato capace di assicurare gli interventi negli àmbiti di frontiera, garantendo quel sostegno di professionalità e umanità, decisivi per affrontare situazioni spesso al limite della sostenibilità. L’associazionismo rappresenta una grande risorsa, che pratica valori cooperativi e che risulta vivo in tutte le realtà prese in esame. Ed è su questo substrato attivo, portato a fare comunità, che dovranno innestarsi interventi di innovazione sociale e di imprenditoria, capaci di mettere in movimento il volàno della crescita”.

L’indagine demoscopica realizzata tramite 2.000 interviste su un campione stratificato e rappresentativo della popolazione, ha fatto emergere le diverse forme di disagio, le contraddizioni, le attese, i bisogni dei cittadini.

Le domande sottoposte al campione spaziano dal tema sociale a quello dell’economia, dal vissuto familiare ai consumi culturali, dal tema dell’immigrazione a quello della sicurezza, dai temi più strettamente etici a quelli del lavoro. Chiamati ad individuare i principali problemi del territorio in cui vivono, i cittadini hanno indicato con chiarezza le difficoltà economiche e la disoccupazione. La disoccupazione e la precarietà del lavoro vengono inoltre indicati dal 75,1% degli abitanti della diocesi di Civita Castellana come principale criticità dei giovani.

La condizione economica. Il 34,5% dei cittadini della Diocesi ha avvertito un peggioramento “molto forte” della propria situazione economica negli ultimi 3 anni. Tuttavia, per il 27,8% degli intervistati, il peggioramento è stato “lieve” e per il 31,7% la situazione economica è rimasta “sostanzialmente invariata”.

Le famiglie, sempre più spesso (43%), sono costrette a fare ricorso ai risparmi per poter arrivare a fine mese. A questo si aggiunga che il 76,7% degli intervistati non riesce più a risparmiare. Il 47,4% del campione dichiara che la propria famiglia riesce ad arrivare a fine mese, ma con grandi difficoltà. Il 39,3% ha problemi nel pagare la rata del mutuo e il 38,7% ha difficoltà a pagare il canone d’affitto.

È preoccupante osservare che il 31,8% degli intervistati non riesce a pagare agevolmente le spese mediche e che il 27,4% non arriva alla fine del mese.

Il rapporto con le banche. Il 20,2% degli intervistati ha chiesto un prestito bancario negli ultimi tre anni e lo ha ottenuto, mentre il 7,6% non lo ha ottenuto. Il dato lascia pensare che, in caso di fabbisogno economico, i consumatori si rivolgano a fonti di finanziamento non ufficiali e, comunque, diverse da quelle bancarie. Tra i motivi per i quali le famiglie hanno avuto necessità di un finanziamento bancario, il principale risulta essere il mutuo per l’acquisto della casa (46,2%); seguono il pagamento di debiti accumulati nel tempo (29,9%) e la necessità di saldare prestiti contratti con altre banche/finanziarie (21,4%).

L’occupazione. Gli intervistati dichiarano che la loro situazione lavorativa permette “per niente” (28,3%) o “poco” (43,9%) di fare progetti per il futuro. La precarietà della situazione lavorativa permette “per niente” (29%) o “poco” (38,2%) di sostenere spese importanti (mutuo, automobile, casa), consente “per niente” (22,7%) o “poco” (38,4%) di garantire sicurezza alla propria famiglia e rende difficile arrivare a fine mese (“abbastanza difficile” per il 26,1% degli intervistati e “molto difficile” per il 13%).

A seguito delle difficoltà economiche, il 23% degli interrogati dichiara di aver svolto un doppio lavoro nell’ultimo anno, il 33,3% ha lavorato senza contratto e il 30,2%, pur di avere un impiego, si è accontentato di svolgere un lavoro meno qualificato rispetto alle proprie competenze.

Il disagio economico. Il fabbisogno di liquidità è testimoniato dal fatto che, nel corso dell’ultimo anno, il 19,4% degli intervistati, per arrotondare, ha svolto servizi presso conoscenti. Di poco inferiore (18,3%) risulta la percentuale di chi è incorso ai “compro-oro”. Il 13,3% degli intervistati ha venduto beni/oggetti su canali online di compravendita (es. e-Bay) al fine di monetizzare oggetti superflui ed inutilizzati; mentre l’8%, non potendo accedere a prestiti bancari, ha preso soldi in prestito a privati (non parenti/amici), presumibilmente attraverso i canali dell’usura.

Il 25,3% degli intervistati riferisce di avere parenti o amici che hanno utilizzato la mensa della Caritas o che hanno beneficiato del sostegno di altre associazioni. Il 16,9% afferma di avere amici o parenti a cui è capitato di chiedere denaro in prestito a un usuraio.

La perdita del potere d’acquisto. Nel corso degli ultimi tre anni quasi il 70% degli intervistati ha constatato “abbastanza” (45,1%) o “molto” (24,2%) una diminuzione del proprio potere d’acquisto, cioè della propria capacità di far fronte alle spese e di fare acquisti per mezzo delle proprie entrate. Questi dati spiegano inoltre la generale contrazione dei consumi che, in un circolo vizioso, si ripercuote negativamente sul sistema economico locale. Dalle risposte degli abitanti della Diocesi emerge una generica riduzione delle spese superflue, come quelle per viaggi e vacanze (73,3%), per i pasti fuori casa (69%), per estetista, parrucchiere e articoli di profumeria (71,1%). In molti hanno ridotto addirittura le spese mediche (38,4%).

La presenza della popolazione immigrata. L’indagine si è estesa anche ai temi dell’integrazione sociale sul territorio. Il 44,7% dei cittadini della Diocesi di Civita Castellana sostiene che la presenza di stranieri sia superiore alla possibilità ricettiva del territorio e dell’economia, il 37% che vi sia proporzione tra il loro numero e i bisogni e le potenzialità del territorio e il 18,3% che la presenza di immigrati sia inferiore a quanto potrebbe essere sostenuto dalla zona in cui si vive.

Chiamati a rispondere sul livello di integrazione esistente tra italiani e immigrati, poco meno dei due terzi del campione, il 62,5%, dichiara che esiste una convivenza civile con qualche caso di conflittualità, mentre il 20% degli interpellati sostiene che i rapporti tra stranieri ed italiani siano segnati da una forte conflittualità. Il 17,5% è convinto, al contrario, che esiste un buon livello di integrazione.

La sicurezza. In termini di percezione di sicurezza, quasi la metà del campione intervistato, il 45,3%, indica il territorio in cui vive come abbastanza sicuro, il 34,8% lo giudica invece poco sicuro, mentre il 14,9% sostiene in maniera più netta di non sentirsi per niente al sicuro nelle zone in cui vive e il restante 5% sottolinea un’assoluta sicurezza del territorio laziale in esame. Oltre i due terzi dei partecipanti all’indagine, ovvero il 71%, teme in primo luogo il furto in abitazione.

Alla domanda “Quali sono, a suo avviso, le principali cause della diffusione dei fenomeni criminali nel suo territorio di residenza?” la metà del campione (48,8%) risponde “la difficile situazione economica”, il 25,5% “la mancanza di lavoro”, il 24,1% “il disagio sociale”.

La fede. Gli abitanti del territorio della diocesi sono in netta maggioranza cattolici (73%), ma solo una parte degli intervistati si definisce anche praticante (25,8%), mentre quasi la metà del campione si considera cattolico, ma non praticante (47,2%). Tra i credenti, se si escludono quanti pregano abitualmente, senza dover essere mossi da un particolare stato d’animo (un buon 33,4%), sono soprattutto i momenti difficili ad avvicinare i fedeli alla preghiera (30,9%). Allo stesso modo, in molti, con un atteggiamento forse più pragmatico, sentono il bisogno di pregare solamente in occasione dei riti religiosi ai quali prendono parte (30,2%). Un fedele su cinque (20,8%) è mosso alla preghiera nei momenti tristi e il 13,1% vive la preghiera come un ringraziamento a Dio quando si trova in momenti di particolare felicità. Una parte degli intervistati riferisce di non pregare in nessun caso (13,4%).

La figura del parroco. Alla comunità dei credenti intervistati è stato chiesto, quindi, con quale frequenza sente di fare affidamento sul proprio parroco per avere consiglio e sostegno nelle situazioni di difficoltà. Per la maggioranza dei fedeli, ben il 67,2%, ciò non avviene in nessun caso. La restante quota del campione (32,8%) si divide tra quanti sentono il bisogno di fare riferimento al parroco in alcune occasioni (28,8%), spesso (3,1%) e sempre (0,9%).

Chiamati a rispondere su che cosa si aspettano dal proprio parroco durante la pastorale, i fedeli pongono l’accento sulla necessità di riferimenti diretti ai problemi concreti delle famiglie (20,9%), sulla capacità di infondere speranza (19,8%) e su un impegno per risolvere i problemi (19,1%). Seguono inoltre il bisogno di dare maggiore attenzione ai più deboli (18,9%) e la richiesta di chiarezza (12,8%).

In conclusione, l’indagine campionaria che ha permesso agli abitanti dei 41 Comuni della Diocesi di esprimersi direttamente e liberamente ha dunque evidenziato molti aspetti della realtà sociale, economica, etica del territorio, ponendo in primo piano precisi nuclei di criticità.
D’altra parte, alla domanda “Se potesse, lei andrebbe a vivere in un altro comune/regione?” quasi la metà degli intervistati, il 47,4% ha risposto negativamente, dichiarando di voler vivere nella propria zona di origine; il 32,7% si è detto disposto a cambiare luogo di residenza, magari motivato da una migliore prospettiva di vita e di lavoro e il 19,9% è risultato indeciso.

È evidente che siamo di fronte ad una precisa richiesta di aiuto rispetto a cui occorre rispondere in maniera concertata, e rispetto a cui lo Stato deve far sentire il senso di una “prossimità illuminata”, costruita non sulla genericità di finanziamenti a pioggia, ormai fuori dal tempo, ma su investimenti mirati di risanamento e di recupero sociale.


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15 dicembre, 2016

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