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Storia - I documenti che raccontano la Shoah nella città dei papi e le iniziative che stanno permettendo il recupero della memoria

Settantatre anni fa la deportazione degli ebrei viterbesi

di Daniele Camilli
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Tarquinia - Il vagone del labirinto della memoria

Tarquinia – Il vagone del labirinto della memoria

Gunter Demnig - Pietre d'inciampo

Gunter Demnig – Pietre d’inciampo

Gunter Demnig - Pietre d'inciampo

Gunter Demnig – Pietre d’inciampo

Luca Bondi

Luca Bondi

Viterbo - Aula magna S. Carlo durante un incontro con Terracina a febbraio 2016

Viterbo – Aula magna S. Carlo durante un incontro con Terracina a febbraio 2016

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Viterbo – Settantatre anni fa la deportazione degli ebrei viterbesi.

Documenti che raccontano come Viterbo abbia fatto parte della macchina dello sterminio che portò alla morte di 12 milioni di persone (fotocronacaslide).

Trentatrè in tutto gli ebrei identificati nel dicembre del 1943 fra Viterbo, Latera, Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo e Soriano nel Cimino. Vennero arrestati in undici, destinazione Carpi a Modena.

A seguire i campi di sterminio nelle zone occupate dai nazisti. Poco prima della deportazione, a Viterbo – il 26 novembre 1943 – si era costituita anche una “Squadra federale di Polizia”, “volontari” con lo scopo di “difendere la vita del partito (fascista) e quella dei suoi aderenti”.

“Tutti gli ebrei anche se discriminati – si legge in un telegramma del Ministero dell’Interno datato primo dicembre 1943 – a qualunque nazionalità appartengono e comunque residenti nel territorio nazionale debbono essere inviati in appositi Campi di Concentramento. Tutti i loro beni mobili ed immobili debbono essere sottoposti ad immediato sequestro in attesa di essere confiscati nell’interesse della Repubblica Sociale Italiana”. Un ordine cui le autorità viterbesi diedero immediata esecuzione, stilando una lista di 33 ebrei da deportare.

I primi arresti a San Lorenzo Nuovo, il 3 dicembre. “Nella giornata di ieri sono stati fermati gli internati ebrei Wolf Martino e moglie in S. Lorenzo Nuovo. Sono stati fermati anche Spizzichino Jader e moglie. Dopo l’annuncio dato dalla radio una ebrea residente in Capodimonte si è allontanata per Milano e la famiglia Spizzichino residente in Latera non si è fatta trovare dagli agenti. In Montefiascone la famiglia Coblitz non risulta di razza ebraica.

Tanto la figlia quanto la moglie del Coblitz sono di nazionalità italiana e sono ariane. Il marito è già stato arrestato dai tedeschi”. La prima disposizione di trasferimento a Carpi è del 15 gennaio 1944 e riguarda “Martino Wolff, Matilde Levy, Arnoldo Majer, Angelo Di Porto, Letizia Anticoli, Angelo Moscati, Letizia, Anna e Reale Di Veroli, Jader Spizzichino e Marta Coen”.

“Poiché la Questura (di Viterbo) non ha i necessari mezzi per effettuare detta traduzione – si legge poi in calce all’elenco – il Ministero dell’Interno con il telegramma che si acclude in copia ha suggerito di rivolgersi al Comando Militare Germanico perché questo si compiaccia di voler provvedere con mezzi propri”.



Gli ebrei viterbesi arrivarono a Carpi nel marzo successivo. “Anticoli Letizia e Di Veroli Letizia trovarono la morte a seguito delle sevizie a cui furono sottoposti dai tedeschi”.

Anche i controlli sui beni e gli espropri furono fatti rapidamente. “Informasi – è un documento della Direzione di Viterbo del Ministero di Grazia e Giustizia del 23 febbraio 1944 – che non è possibile a questa Direzione di munire gli ebrei traducenti al Campo di Concentramento di Carpi di coperte e stoviglie per assoluta mancanza di materiale disponibile (…) è necessario pertanto di dar modo ai predetti ebrei di provvedersi di coperte e stoviglie di loro proprietà”.

Una memoria, quella della deportazione degli ebrei viterbesi, che ha rischiato a lungo di essere dimenticata. Quasi del tutto, se non fosse stato per il prezioso lavoro svolto dall’Università degli Studi della Tuscia e dall’associazione Semi di Pace Onlus di Tarquinia.

L’Unitus ha fatto in modo che Viterbo entrasse nel circuito internazionale della memoria della deportazione con la posa di tre pietre d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Demnig dedicate a tre ebrei viterbesi deportati ad Auschwitz nel 1944. L’8 gennaio 2015. Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto. Direttamente davanti alla casa dove abitavano, in via della Verità 19. L’Unitus ha portato più volte anche Piero Terracina, sopravvissuto al campo di Auschwitz, a confrontarsi con gli studenti dell’Ateneo e degli istituti superiori del viterbese.

L’associazione Semi di Pace del presidente Luca Bondi ha invece dato vita – nella Cittadella di Tarquinia – al “Labirinto della Memoria”, un’installazione interattiva “realizzata – si legge sul sito della Onlus – con un vagone ferroviario-carro merci del 1935 in legno e metallo, simile a quelli utilizzati durante la Seconda Guerra Mondiale per le deportazioni verso i campi di sterminio nazisti”. L’ideazione del monumento ha coinvolto anche gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Vincenzo Cardarelli”. Un’iniziativa che ha ricevuto il patrocinio dell’Associazione Progetto Memoria, del CEDC Comunità Ebraica di Roma Dipartimento Cultura e dell’Ucei Unione Comunità Ebraiche Italiane.

Trait d’union tra le varie iniziative, Elisa Guida, una giovane ricercatrice dell’Università della Tuscia, che ha intrecciato reti, competenze e professionalità. Assistente di Leonardo Rapone, cresciuto alla scuola di storia contemporanea di Renzo De Felice, Elisa Guida è stata il punto di contatto con l’Associazione ArteinMemoria di cui è fondatrice, presieduta da Adachiara Zevi, e i Dipartimenti Distu e Disbec per la posa delle pietre d’inciampo. Assistente anche di Piero Terracina e della scrittrice e testimone, Edith Bruck, dirige il comitato scientifico del “Labirinto della Memoria” con un progetto storico-artistico dedicato a “La Shoah in Italia. Storia, didattica e linguaggi della memoria”.

Una memoria che ha ripreso a vivere come si deve. Come la nostra provincia dove, subito dopo la Liberazione, uno dei primi sindaci della Tuscia, il sindaco di Latera, fu proprio un ebreo: Samuele Spizzichino.

Daniele Camilli


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8 gennaio, 2017

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