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Viterbo - Oggi l'incontro tra l'azienda e l'Usb

“Unicoop Tirreno, quale futuro per i lavoratori?”

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Luca Paolocci

Luca Paolocci

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Oggi si terrà l’incontro tra i vertici di Unicoop Tirreno e il sindacato Usb per determinare le sorti dei lavoratori.

Ricordiamo che Novacoop, Coop Liguria, Coop Lombardia, Coop Alleanza 3.0, Unicoop Firenze e Coop Centro Italia sono scese in campo per salvare Unicoop Tirreno, la catena di supermercati attiva in Toscana e nel Lazio.

Le perdite da tamponare ammontavano a più di 100 milioni. Bankitalia ha imposto, a Unicoop Tirreno, di rafforzare il suo patrimonio, attraverso la formula del prestito sociale, a garanzia dei 120 mila soci che le hanno affidato più di 1098 milioni di risparmi.

Lo strumento scelto dal nuovo consiglio di amministrazione, con a capo Piero Canova, il manager
 chiamato ad occuparsi del piano di risanamento e rilancio di Unicoop Tirreno, è quello pareggiare il disavanzo attraverso la sottoscrizione di “strumenti finanziari partecipativi”, una sorta di azioni che Unicoop Tirreno emetterà e che le sei grandi sorelle compreranno in modo da soddisfare le richieste di Bankitalia.

Il 5 dicembre è scaduto il termine nel quale, le trenta assemblee dei soci della cooperativa, avevano la facoltà di accettare, o meno, la scelte del nuovo manager.

Insieme al salvataggio, c’è però il rovescio della medaglia che consiste nel nuovo piano industriale 2017 – 2019, emesso sempre dal super manager Canova, e reso operativo dai suoi nuovi quattro nuovi direttori: Franco Giampaoletti, Fabio Tozzini, Mimma Cilenti e Armando Picuno.

Il “piano salvezza” in poche parole, consiste nel riorganizzare la cooperativa “snellendo” la rete di vendita, “accrescendo” lo sviluppo del franchising e “dimagrendo” i costi che, tradotto, vorrebbe dire, meno lavoratori alle dipendenze.

Ad oggi parliamo di 478 esseri umani, dipendenti nella nostra provincia che lavorano in 16 di negozi a marchio Coop (un permercato, 3 supermercati e 12 minimercati) a Viterbo, Tuscania, Tarquinia, Montefiascone, Ronciglione, Vallerano, Vignanello, Caprarola, Civita Castellana e Acquapendente. Quindi bisogna licenziare e vendere negozi.

Come si può pubblicizzare la propria attività e i suoi prodotti quando è stato chiaro il discorso dei vertici sul fatto che bisogna vendere e svendere i negozi a marchio Coop e licenziare i lavoratori?

Il territorio non è una vacca da mungere solo per gli accordi con i fornitori locali. L’impegno è sia di prendere ma anche di assicurare occupazione e stabilità. Come si può dire che Unicoop Tirreno ha un rapporto rispettoso con l’economia e il territorio della nostra provincia se si prospettano chiusure, franchising e licenziamenti?

Il sindacato Usb, oggi chiederà, ai consiglieri di amministrazione Unicoop Tirreno, risposte chiare sulle sorti dei negozi nella nostra provincia.

Inoltre, invitata i presidenti delle sezioni soci di Viterbo e Provincia e i consiglieri di amministrazione del territorio a chiarire la situazione a tutti i soci, visto che nessuna informazione è stata mai divulgata sul nuovo riassetto della cooperativa.

Questa sarà una battaglia lunga e non priva di colpi di scena. Il sindacato da tempo, in prima linea nella difesa del lavoro e della sicurezza sul lavoro dei dipendenti Coop, rimarrà vigile e combatterà affinché non siano soci e lavoratori a fare le spese per di 12 anni di mala gestione Unicoop.

Luca Paolocci
Usb Lavoro Privato


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16 gennaio, 2017

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