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Orte - Avrebbe molestato una rifugiata egiziana incinta e una domestica lettone al centro d'accoglienza

Violenza sessuale e stalking, profugo a processo

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Orte – Stalking e violenza sessuale nell’albergo Carpe Diem di Orte, adibito a centro di accoglienza per rifugiati. Sotto accusa un profugo bengalese 31enne, mentre le presunte vittime sono una rifugiata egiziana 41enne, ai tempi in avanzato stato di gravidanza, e un’addetta alle pulizie lettone 31enne. I fatti risalgono alla primavera del 2015. Un caso delicato, del quale si è occupata direttamente la Digos, per i presunti contrasti tra profughi di religione musulmana e cristiani.

“A mamma, no”, avrebbe detto il presunto maniaco alla lettone che scappava dopo essersi divincolata da un abbraccio non voluto. Avrebbe avuto paura di finire nei guai, se l’avesse saputo la titolare della struttura. E’ finito sotto processo davanti al collegio per violenza sessuale e stalking.  Un processo lampo, senza il passaggio dall’udienza preliminare, chiesto dalla pm Chiara Capezzuto, in virtù dell’evidenza delle prove, scaturite dalla duplice denuncia.

Davanti all’egiziana incinta si sarebbe masturbato. Ieri mattina la prima udienza del processo, che però ha subito un brusco stop. L’imputato non parlerebbe infatti l’italiano, per cui il giudice Mattei ha interrotto la sfilata dei testimoni e disposto la traduzione in inglese del decreto di giudizio immediato. Ma non si sa se lo leggerà mai il diretto interessato. Non è infatti dato sapere dove si trovi adesso il 31enne. Non lo sa nemmeno il difensore Giuseppe Picchiarelli, che l’ha incontrato una volta sola, prima che venisse trasferito altrove.

Assente il profugo, irreperibile l’egiziana, dei tre stranieri al centro della vicenda è stata sentita  la sola domestica della Lettonia. Sarebbe stata presa alle spalle dall’imputato, mentre puliva il bagno di una delle camere: “Ha tentato di baciarmi sulla bocca. Io mi sono divincolata e lui ha detto ‘A mamma, no’,  pr dire che non dovevo dirlo alla mia datrice di lavoro, che i rifugiati chiamavano mamma”.

L’egiziana incinta era sdraiata su un fianco per problemi di gestazione, nel letto della sua camera quando è stata sentita dalla Digos. Per lei ha parlato l’ispettore della Digos che ha raccolto la denuncia. “Siccome nella stanza c’era puzzo di chiuso – ha detto –  abbiamo spalancato la finestra. Allora la donna si è subito agitata ed è scoppiata in lacrime, dicendo che aveva paura perché appostato fuori c’era l’uomo che si era toccato i genitali in sua presenza“. Lo stesso bengalese della lettone. Che, nel caso dell’egiziana, si sarebbe macchiato anche di stalking, fissandola prima e dopo in modo provocatorio e allusivo, seguendola e assumendo atteggiamenti provocatori.


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25 gennaio, 2017

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