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Vetralla - Un anno all'ex marito militare, eroe delle missioni di pace all'estero

Maltrattamenti in famiglia, condannato

Un'aula del tribunale

Un’aula del tribunale

Vetralla –  Condannato a un anno per maltrattamenti in famiglia un militare di lungo corso. Si tratta di un 64enne di origini siciliane, considerato un eroe a livello internazionale per avere soccorso donne e bambini in territori devastati dalla guerra. Eroe in divisa, mostro in borghese, secondo l’ex moglie che lo ha trascinato in tribunale. In 40 anni di onorata carriera, ha preso parte a 29 diverse missioni di pace, da Timor Est all’Afghanistan. Ma non è riuscito a mantenere la pace in famiglia.

Almeno secondo la ex moglie, una sessantenne di Vetralla, che dopo 23 anni di convivenza e appena 11 mesi di matrimonio lo ha denunciato, dipingendo il ritratto di un uomo autoritario, sprezzante, cattivo, anaffettivo. L’opposto di quello che lui – pur ammettendo un piglio militaresco – dice di essere. Quando la donna lo ha lasciato, il 7 giugno 2011, il neo marito era appena rientrato in Italia dopo otto mesi in Afghanistan. Le nozze vere e proprie sono durate appena tre mesi, perché il militare è stato subito richiamato all’estero. Abbastanza però per convincere la neo moglie a lasciarlo e trasferirsi da un’amica. “Vado ad aiutarla ad imbiancare, anzi ti lascio”, gli avrebbe detto. “Per paura della sua reazione mi sono fatta la pipì sotto”, ha detto la donna durante una drammatica testimonianza.

 Lei se ne è andata. Lui in tutta risposta le avrebbe buttato i vestiti nella spazzatura. E poi avrebbe cominciato a tempestarla di telefonate: “Guardati le spalle di notte, perché le sere sono buie e lunghe e io non ho niente da perdere”, le avrebbe scritto. “Io lo amavo – ha detto lei in aula – lui invece coglieva ogni occasione per litigare, mi umiliava davanti a tutti, parenti e amici, guai a contraddirlo, mi offendeva e mortificava in tutti i modi e mi diceva troia e puttana. Quando me ne sono andata ha provato a buttarmi per le scale, una volta mi ha spinta fuori dalla macchina in corsa”. 

Il militare, sentito ieri alla fine del processo, ha fornito una versione completamente diversa al giudice Rita Cialoni. “Ero io ad essere innamorato di lei. Ho cresciuto le sue figlie nella casa che le ho comprato io; oggi indossa il cappotto firmato che le ho comprato io, in via Condotti a Roma; alla figlia che sta seduta tra il pubblico ho regalato io il vestito di nozze, anche se al matrimonio non mi ha invitato”. “Si discuteva per tutto, è vero. Ma lei e la sua famiglia mi hanno usato come un bancomat. E’ stato un complotto, hanno ordito tutto per liberarsi di me”. Ha ammesso solo che tanti anni di vita militare possono avergli indurito i modi: “Ho passato 40 anni con gli anfibi e con la divisa, con addosso il mitra, la pistola, le munizioni e il giubbotto antiproiettili. Ma la amavo. Non me lo meritavo”.  Il difensore Vincenzo Dionisi ha preannunciato che ricorrerà in appello. 

17 febbraio, 2017

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