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Guardia di finanza - Operazione Rouge et noir - Sequestrati 5 milioni di euro di beni alla famiglia Tulliani

Riciclaggio, indagato Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Giancarlo Tulliani

Giancarlo Tulliani

Roma – Gianfranco Fini indagato per riciclaggio, nell’ambito dell’inchiesta che ha portato la Guardia di finanza a sequestrare beni per 5 milioni alla famiglia Tulliani.

All’ex presidente della Camera e leader di An è stato consegnato l’avviso di garanzia. “L’iscrizione nel registro degli indagati di Fini – scrive Repubblica -, secondo quanto si apprende, scaturisce dalle perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani (vicepresidente della Viterbese tra il ’99 e il 2000, ndr) eseguite a dicembre 2016. Gli accertamenti bancari e finanziari sui rapporti intestati alla famiglia Tulliani avrebbero infatti portato alla luce nuove condotte di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio posti in essere dal 2008 in poi da Sergio, Giancarlo, Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini”.

Nel dicembre scorso, l’indagine aveva portato all’arresto di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta (poi scarcerato in sede di riesame), sospettati di essere “a capo o partecipi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale finalizzata ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”, scrive in una nota la Guardia di finanza. Gli inquirenti sono convinti che “il profitto illecito della associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato sia stato impiegato da Corallo in attività economiche e finanziarie, nonché in acquisizioni immobiliari. Ma sarebbe stato destinato anche ai membri della famiglia Tulliani”.

“Le perquisizioni a carico di Sergio Tulliani e del figlio Giancarlo, eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, oltre all’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri di tutta la famiglia”, avrebbero portato alla luce “nuove condotte di riciclaggio, reimpiego e autoriciclaggio da parte di Sergio Tulliani e dei figli Giancarlo ed Elisabetta”, compagna di Gianfranco Fini. “Dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Corallo e operati da Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi”, i Tulliani avrebbero “ulteriormente trasferito e occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito della associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero.

Oggetto di queste operazioni, tra l’altro, i 2,4, milioni di euro direttamente ricevuti da Corallo e successivamente trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari nel comprensorio di Roma e provincia. E c’è anche il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivato dalla vendita della casa di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani a spese di Corallo, che aveva anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani”.

Fini si dice fiducioso nell’operato della magistratura. “L’avviso di garanzia è un atto dovuto – dichiara all’Adnkronos -. Ho piena fiducia nell’operato della magistratura”.


Il comunicato della Guardia di finanza

All’esito di articolate indagini della Procura di Roma, Direzione Distrettuale Antimafia, i finanzieri del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (S.C.I.C.O.) hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma nei confronti di S. T., G. T. e E. T. per un valore di circa 5 milioni di euro, con riferimento ai reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dal 2008.

Tali reati hanno condotto ad un profitto illecito superiore a 7 milioni di euro.

La ricostruzione delle condotte delittuose costituisce approfondimento investigativo dell’attività d’indagine che già aveva condotto al l’emissione, in data 13 dicembre 2016, dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di F. C., R. T. A. B., A. L. M., A. V. e A. L. in quanto capi e partecipi di un’associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita a i reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraud olenta al pagamento delle imposte . Il profitto illecito dell’associazione, oggetto di riciclaggio, una volta depurato, è stato impiegato da F. C, in attività economiche e finanziarie, nonché in acquisizioni immobiliari.

Ma è stato destinato anche ai membri della famiglia T.

Le perquisizioni a carico di S. e G. T., eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare, nonché l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia T. hanno disvelato nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio poste in essere da S., G. ed E. T.

Costoro dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da F. C. ed operati da R. B., privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, hanno ulteriormente trasferito ed occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell’associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero.

Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da F. C. e, successivamente, trasferiti da S. T. ai figli G. ed E. per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari siti nel comprensorio di Roma e provincia.

Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli T. , a spese di F. C., il quale aveva anche provveduto all’intera creazione de lle società off shore dei T.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

14 febbraio, 2017

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