Vallerano – Proseguono le indagini su quello che Casapound ha definito un “atto terroristico antifascista”. Al vaglio degli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Stefano D’Arma, tutti gli elementi raccolti durante i rilevi di domenica, dopo che i militanti di estrema destra hanno denunciato l'”esplosione di un ordigno piazzato sotto la sede di Casapound Cimini”.
L’episodio in via Fontana Nuova a Vallerano. Nella notte tra il 18 e 19 febbraio, secondo il responsabile provinciale di Casapound, Alessandro Mereu, e quello dei Cimini, Jacopo Polidori. Dalle foto diffuse si vede parte del portone in ferro d’ingresso divelto. Un buco, e una delle tre ante danneggiata.
I carabinieri stanno cercando di risalire a cosa abbia provocato il danno. In un primo momento si era parlato di un ordigno rudimentale, poi di un grande petardo. Eppure, da quanto si apprende, gli inquirenti non avrebbero trovato alcuna traccia di deflagrazione all’ingresso della struttura. Una cosa sarebbe certa: gli investigatori starebbero escludendo l’utilizzo di una bomba e avrebbero dei dubbi sul fatto che ci sia stata un’esplosione.
Gli inquirenti stanno lavorando anche sul buco di ore trascorse dal presunto attentato al momento della denuncia. A contattare i carabinieri, nel primo pomeriggio di domenica, sarebbero stati gli stessi militanti. Giunti in sede, si sarebbero accorti del danno. Ma ovviamente molte ore dopo del momento in cui il danno era stato provocato. Nessuno era presente al momento del presunto scoppio, come è stato spiegato dagli inquirenti.
Nulla è però lasciato al caso. Le indagini sono ad ampio raggio. A 360 gradi.
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