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Economia - A proposito di protestine e politicanti

Chi vuole ammazzare il centro storico?

di Carlo Galeotti
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Viterbo - Il traffico nel centro storico - Nel riquadro il sindaco

Viterbo – Il traffico nel centro storico – Nel riquadro il sindaco

Viterbo - Il traffico nel centro storico - Nel riquadro l'assessore Alvaro Ricci

Viterbo – Il traffico nel centro storico – Nel riquadro l’assessore Alvaro Ricci

Viterbo - Piazza della Morte - Auto nel centro storico

Viterbo – Piazza della Morte – Auto nel centro storico

Viterbo - Via San Lorenzo - Auto nel centro storico

Viterbo – Via San Lorenzo – Auto nel centro storico

Viterbo - Sosta selvaggia a piazza del Comune

Viterbo – Sosta selvaggia a piazza del Comune

Il centro storico

Il centro storico

Viterbo - Il traffico nel centro storico

Viterbo – Il traffico nel centro storico

Viterbo – “Ciò che consente al saggio sovrano e al buon generale di combattere e conquistare, e di raggiungere obiettivi straordinari è la previsione”. Che nel sesto secolo avanti Cristo ci fosse uno stratega e filosofo cinese come Su Tzu capace di dare consigli che sarebbero stati utili anche alla classe dirigente che “guida”, si fa per dire, la città può sembrare a dir poco incredibile. Ma è così. Esattamente.

In questo ultimo periodo s’è visto qualche sedicente politico, magari intenzionato a candidarsi sindaco, portare l’ultimo attacco a qualcosa che Viterbo doveva aver fatto almeno 30 anni fa: la chiusura del centro storico. 

Non entriamo nel dato tecnico, ma una cosa è certa: il centro storico andava chiuso. Ora che un embrione di chiusura del centro storico è stata messa in atto, qualcuno sta tentando, senza troppo costrutto, di fermare questa che è una chiusura minima e indispensabile.

C’è perfino chi per la trecentesima volta ha voluto rimettere in piedi il teatrino dei commercianti indignati. Racimolandoli, questa volta, una decina. Pochi. Ma anche fossero stati cento, non si può permettere a chi ha ucciso il centro storico negli ultimi trenta anni, con l’idea bislacca che le macchine siano le sovrane assolute, di riuccidere la parte più antica e preziosa della città.

L’ideona è che le auto debbono per forza di cose poter entrare fin dentro i negozi per fare la spesa.

Una idea che ha portato alla morte del centro storico. Una idea che ha portato, insieme alla crisi, alla chiusura di decine e decine di negozi. Una idea che ha ucciso quello che poteva essere uno dei motori economici della città. Una idea che ha danneggiato tutta la città.

Basta andare in una qualsiasi città d’arte e cultura, per capire che i centri storici devono diventare i salotti commerciali attrattivi. Gli stessi esercizi commerciali non possono limitarsi a vendere banalità di qualità media. Per questo ci sono altre strutture commerciali che lo fanno egregiamente. Devono offrire merci e cultura per le quali si debba fare la terribile fatica di posteggiare la macchina e fare 50 metri a piedi.

Ora, proprio coloro che hanno portato a morte il centro storico, vogliono ucciderlo per l’ennesima volta. Sono per fortuna pochi e senza un progetto. Senza un’idea degna di questo nome. Si chiede addirittura di tornare indietro sulla minimale e insufficiente chiusura che è stata fatta dal comune.

Ecco. Noi chiediamo che si faccia una chiusura vera. Più ampia e con un progetto di sviluppo del centro storico, che non si basi su quattro negozi fuori dal tempo. Una chiusura che non si può limitare a quella appena decisa.

Certo è un primo passo. Ma non basta. La gran parte dei viterbesi lo chiedono. Se non ci credete fate un referendum.

Nove mesi fa raccogliemmo in poco tempo oltre 2mila firme con nome e cognome che chiedevano la chiusura del centro. Le consegnammo al sindaco Leonardo Michelini. Ora al sindaco Michelini diciamo che indietro non si torma. Non permetteremo a nessuno di rigettarci trenta anni indietro e di uccidere di nuovo la città.

A qualche politico, pochi per la verità, che pensa di racimolare dieci voti cavalcando la protestina di una sparuta pattuglia di conservatori del nulla, diciamo che le elezioni sono vicine e ricorderemo agli elettori chi ha tentato di rimandare indietro la città.

Al comune, a Michelini, all’assessore Alvaro Ricci diciamo solo di mostrare almeno una volta di dirigere la progettazione del futuro della città. Di avere la schiena dritta.

La differenza tra un politico e un politicante è proprio questa.

Oltretutto le minacce rivolte al sindaco e all’assessore, e per la verità anche alla nostra testata, non possono che portare all’ortopedia del camminare eretti, per dirla con Ernst Bloch. Come dire che indietro non si torna. Minacce di quattro gatti o meno che ci siano.

Non si può permettere che la città sia prigioniera di un manipolo di persone che ritiene di essere proprietaria del centro storico. Il centro storico è di tutti i viterbesi. A iniziare dai residenti che da una chiusura del centro, fatta come hanno fatto altre città, non possono che avere vantaggi.

Come diceva il filosofo cinese Su Tzu, vi chiediamo solo di fare previsioni che vadano al di là del giorno dopo.

Ultima osservazione. L’apertura indiscriminata del centro storico al traffico ha portato alla sua morte. Le vie che sono aperte al traffico sono quelle commercialmente meno appetite. Ora lasciate che attraverso la chiusura, sia pur limitata, si cerchi di resuscitare ciò che avete ucciso. Lo diciamo a chi vorrebbe tornare indietro.

A proposito invece di aprire un tavolo di trattativa per vedere come limitare la chiusura, che sarebbe un insulto a tutta la città, Michelini e company ne aprano uno per la progettazione del nuovo centro storico. Dove siano centrali progetti culturali, economici, spettacolo, arte… Altro che limitare la Ztl. La Ztl va ampliata e al più presto.

Aprire un tavolo di trattativa con quattro commercianti a cui non partecipino tutti gli altri cittadini, vorrebbe dire sputare in faccia alla città. E se si sputa in faccia alla città difficilmente si vien votati…

Carlo Galeotti 

La petizione per la chiusura del centro storico può ancora essere firmata: Clicca e firma la petizione lanciata da Tusciaweb. E commentata: Cliccami per leggere i commenti

 


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12 febbraio, 2017

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