Monterosi – Accerchiati, picchiati e presi a martellate all’uscita dal lavoro; vicino allo spogliatoio del cantiere ‘Terre dei consoli’ a Monterosi. E’ la presunta aggressione che due fratelli operai avrebbero subito il 5 dicembre di dieci anni fa. Una trappola che poteva essere mortale e di cui ne rispondono in sei: tutti cittadini romeni, che lavoravano con i fratelli.
Il gruppo è accusato di lesioni aggravate e tentato omicidio. L’aggressione sarebbe avvenuta intorno alle 16, subito dopo aver staccato dal lavoro. “Era un sabato – ricorda in aula un operaio che ha soccorso i fratelli -. Ero con un collega nello spogliatoio del cantiere quando abbiamo sentito un urlo fortissimo. Siamo usciti e abbiamo trovato i due fratelli a terra; accerchiati da sette, otto, dieci, undici persone. Non ricordo. Prendevano botte a destra e manca. Li hanno riempiti di pugni e colpiti con tutto quello che si trovavano per le mani. A uno dei due fratelli è stata sbattuta una livella d’alluminio sulla schiena. Poi in testa. Il colpo è stato talmente forte che la livella, gialla e lunga un metro, si è piegata a forma di U. Erano pieni di sangue: uno lo perdeva dal naso, perché aveva avuto un’emorragia interna in seguito a un forte trauma cranico; l’altro aveva un muscolo che gli usciva fuori da una gamba”.
Poche ore prima dell’aggressione tra i due fratelli e gli altri ci sarebbe stata una lite per motivi di lavoro. “Una discussione con un gruppo di carpentieri per un controsolaio”, dice l’operaio testimone. Secondo l’accusa, sarebbe stato questo il movente che avrebbe scatenato una specie di spedizione punitiva premeditata. I fratelli sarebbero stati raggiunti fuori dallo spogliatoio quando erano soli, quindi più indifesi. Gli aggressori sono almeno in otto, ma non tutti vengono identificati. A processo sono finiti in sei, ma di due imputati si sono perse le tracce: la loro posizione è stata stralciata e il procedimento a loro carico resterà sospeso finché non saranno trovati.
Durante l’aggressione sarebbero volati calci, schiaffi e pugni. Poi si passa agli arnesi da lavoro: uno dei due fratelli – secondo l’accusa – viene atterrato con una livella, per poi ricevere una raffica di martellate sulla schiena e sulle gambe. Se la cava con una ferita lacero contusa alla testa, qualche frattura e trenta giorni di prognosi. L’altro è più grave. Le martellate le prende tutte sulla testa e arriva in ospedale in condizioni disperate e con un trauma cranico gravissimo. Solo l’intervento di altri due operai avrebbe placato gli animi e salvato la vita.
“Con un collega – racconta l’operaio testimone – gli abbiamo dato un po’ d’acqua per poi chiamare l’ambulanza. Dopo averlo aiutato sono scappato. Ho avuto paura. Mi hanno minacciato, ho temuto di fare la stessa fine dei due fratelli. Ma nell’aggressione non è mai stato usato alcun martello”. Eppure ascoltato dai carabinieri subito dopo il fatto aveva raccontato di violente e ripetute martellate. “Mi sono sbagliato”, risponde oggi al pm Fabrizio Tucci. Ma per il pubblico ministero il testimone potrebbe essere stato ‘intimorito’ dalla presenza in aula di uno degli imputati.
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