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Cronaca - Richiesta a 11 anni dalla strage di Caraffa

Detenuto morto a Mammagialla, il gip: “nuove indagini”

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Claudio Tomaino

Claudio Tomaino

Viterbo - Il carcere Mammagialla

Viterbo – Il carcere Mammagialla

Viterbo – Detenuto morto a Mammagialla, il gip: “nuove indagini”.

A darne nortizia è Calabria news.

“Prima – si legge nell’articolo – il gip del tribunale di Viterbo che rigetta la richiesta di archiviazione per il suicidio in carcere di Claudio Tomaino, poi quello di Catanzaro che ordina alla Procura della Repubblica nuove indagini per accertare se effettivamente a sparare contro la famiglia Pane di Adami, frazione di Decollatura sia stato, il 27 marzo 2006, solo Tomaino.

La decisione, anche su insistente richiesta dei familiari del giovane, riapre scenari, moventi ed ipotizza il coinvolgimento forse di altri”.

Tomaino era stato trovato morto nella sua cella al carcere di Viterbo il 19 gennaio 2008, con una busta di plastica in testa. Per la procura non c’è dubbio che si sia trattato di suicidio, considerando anche i quattro precedenti tentativi, da parte di Tomaino, di togliersi la vita. Prima tagliandosi le vene. Poi ingerendo lamette e barbiturici.

Eppure, secondo il gip, alcuni aspetti della morte del detenuto non sarebbero stati approfonditi. Come le macchie di sangue trovate sul viso e sul cuscino di Tomaino, che la madre dell’uomo ha chiesto più volte di esaminare.

Ed è proprio su istanza della donna, che la procura di Catanzaro ha riaperto il fascicolo sulla strage di Caraffa, della quale Tomaino si era autoaccusato.

Il fatto risale al 27 marzo 2006 quando, nelle campagne di Catanzaro, a Caraffa, furono assassinati l’infermiere Camillo Pane, zio dell’omicida, la moglie, Annamaria, e i figli Eugenio e Maria.

La strage scaturì da una questione di soldi. Tomaino doveva 450 mila euro a Camillo Pane, insieme al quale aveva un’attività di compravendita immobiliare.

Il processo era stato chiuso nel 2008 dai giudici della Corte d’assise di Catanzaro per la morte del reo. Ma ora, dopo le pressioni della madre del detenuto, è stato riaperto.


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26 marzo, 2017

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