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Spaccio a Bassano Romano - Col militare, in servizio al ministero della difesa, sono stati arrestati un commesso del senato e un poliziotto della presidenza del consiglio - Avrebbero, secondo l'accusa, ceduto stupefacente per comprarsi la droga

Festini a base di pizza e coca, alla sbarra un maresciallo

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Bassano Romano – Festini a base di pizza e coca. Si sarebbero chiuse all’insegna della cocaina le cene del sabato sera di un gruppo di amici quarantenni di Bassano Romano. In tre sono stati arrestati nel 2011 con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio: due fratelli, uno commesso del senato e l’altro poliziotto addetto al parco macchine della presidenza del consiglio; e un maresciallo dell’esercito in servizio al ministero della difesa. Una quarta persona ha visto la sua posizione stralciata.

Solo il maresciallo dell’esercito è tuttora sotto processo, davanti al giudice Silvia Mattei, difeso dall’avvocato Elisa Fornaro. Il commesso del Senato ha patteggiato un anno e 4 mesi, mentre il fratello poliziotto è deceduto.

Per la difesa si trattava di consumo di gruppo di cocaina. “Eravamo sempre gli stessi, quattro o cinque amici. La compravamo insieme, mettevamo 25 o 50 euro per uno. Il poliziotto portava la droga da Roma e il sabato sera ce la dividevamo durante le cene, in pizzeria a Bassano Romano oppure nei locali di Ronciglione, Caprarola, Sutri o dove ci trovavamo”, hanno detto tre assuntori, sottolineando che si trattava di acquisti e consumo collettivo.

Tutti concordi nel dire che a portare la cocaina a Bassano Romano avrebbe provveduto il poliziotto deceduto. Non la pensano allo stesso modo i carabinieri che hanno condotto le indagini: “È vero che gli arrestati facevano uso di cocaina, ma per alimentare il vizietto la spacciavano anche. La coppia di fratelli la cedeva a un giro di persone di Roma, il maresciallo dell’esercito agli assuntori del posto. Non ci facevano grandi affari, ma rientravano delle spese per la droga acquistata ad uso personale. Il vizio della cocaina è costoso”.

Inequivocabili per l’accusa sarebbero le intercettazioni: “Usano un linguaggio criptico, ma è palese che si parli di spaccio”, ha detto uno dei carabinieri che ieri hanno testimoniato in aula. Il giudice ha disposto la trascrizione delle telefonate e rinviato la discussione a luglio, quando sono previsti l’esame dell’imputato e la sentenza.


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4 marzo, 2017

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