Viterbo – “Che il becco sia con te”. Una chat di gruppo su Whatsapp dietro l’arresto dei due fratelli presunti spacciatori minorenni, un 16enne e un 17enne residenti in un centro dei Cimini, con l’accusa di fare da baby-pusher ai coetanei in un istituto superiore del capoluogo. Sono stati scoperti in seguito al malore di una studentessa a scuola.
La coppia è stata arrestata due settimane fa dai carabinieri e condotta in due comunità per minori, uno a Roma e l’altro a Civitavecchia. Venerdì l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del tribunale per i minorenni di Roma, Paola Manfredonia, che ieri ha accolto l’istanza di alleggerimento della misura dei difensori Samuele De Santis e Domenico Gorziglia. Ai due giovani sono stati concessi i domiciliari, col permesso di frequentare le lezioni, per non compromettere l’anno scolastico, dietro l’impegno a chiudere con la droga, con l’aiuto del Sert. Per ora però i due fratelli, di origine dominicana, restano separati. Uno dei due è tornato a vivere con la madre, l’altro è affidato a una coppia di italiani. Uno frequenta regolarmente la scuola, l’altro è privatista.
L’allarme è scattato in seguito al malore di una studentessa dell’istituto superiore del capoluogo coinvolto suo malgrado nella vicenda, avvenuto lo scorso autunno. L’insegnante di turno ha chiamato il 118. I sanitari hanno capito che all’origine del malessere c’era l’assunzione di sostanze stupefacenti. La giovane ha ammesso di avere fatto uso di droga. E’ stata avvisata la famiglia e la studentessa è stata ascoltata dai carabinieri.
Ai militari la ragazza avrebbe raccontato che fare uso di spinelli era una consuetudine, mostrando ai militari la chat di gruppo “Che il becco sia con te”, di cui risulta essere l’amministratrice. Dalla chat di Whatsapp sono stati estrapolati degli screenshot che, oltre ai messaggi scambiati dai giovanissimi, mostrano anche delle foto scattate in classe mentre confezionano degli spinelli. Il nome della chat, “Che il becco sia con te”, non sarebbe casuale. Farebbe riferimento al gergo usato dai giovanissimi che indica con la parola “becchime” il “fumo”. Al suo interno si parlerebbe anche di “ceriole”, per dire gli spinelli da fumare in gruppo.
Per le difese la validità probatoria della chat è tutta da dimostrare: “I messaggi e le foto su Whathapp si possono manipolare. Chiederemo che venga fatta una perizia anche sulla chat nei telefonini sequestrati agli arrestati, il cui contenuto non può essere stato alterato, per cui sono genuini. Non bastano gli screenshot. Non possono essere una prova”. Nessuno spaccio per gli avvocati Gorziglia e De Santis: “Era solo consumo collettivo, di gruppo, la droga veniva acquistata insieme e usata insieme. Solo droghe leggere. Un’esperienza tra ragazzi. I due fratelli ne hanno preso consapevolezza, si sono detti dispiaciuti per la coetanea, si sono impegnati a non farlo più, ma negano assolutamente di avere mai spacciato stupefacenti tra i compagni”.
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