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Operazione Albornoz - Arrestati cinque baby pusher, tra cui un 22enne di Montefiascone - In cinque mesi oltre 600 cessioni - Indagati anche quattro minori

Spacciavano eroina e cocaina fuori scuola a minorenni

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Montefiascone - Operazione Albornoz - Gli arrestati

Montefiascone – Operazione Albornoz – Gli arrestati

Montefiascone - Operazione Albornoz

Montefiascone – Operazione Albornoz

Montefiascone - Operazione Albornoz

Montefiascone – Operazione Albornoz

Montefiascone - Operazione Albornoz - Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone – Operazione Albornoz – Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone - Operazione Albornoz - Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone – Operazione Albornoz – Lo stupefacente sequestrato

Montefiascone – Spacciavano eroina e cocaina anche ai 13enni; fuori dalle scuola o nei parchi vicini. Cinque baby pusher, tra cui un 22enne di Montefiascone, sono stati arrestati dai carabinieri al termine dell’operazione Albornoz, dal nome del ‘quartier generale’ dello spaccio: i giardini comunali della fortezza Albornoz, a Orvieto.

Sette gli indagati tra i 18 e i 23 anni, cui si aggiungono quattro minori. Cinque maggiorenni sono stati arrestati per avere a vario titolo spacciato (anche a minori) hashish, marijuana, eroina e cocaina. Tra i cinque finiti ai domiciliari un 22enne di Montefiascone, B.G. Gli altri sono B.A. (22enne moldavo ma residente a Orvieto; C. E. (21 anni), S.G.L. (20 anni) e D.S.K. (19 anni), tutti di Orvieto. Un 37enne nigeriano, ma residente a Perugia, è stato raggiunto dalla misura cautelare dell’obbligo di dimora.

I baby pusher avrebbero spacciato eroina e cocaina anche ai minorenni, in alcuni casi addirittura a 13enni, fuori dalle scuole e nei locali di Orvieto. Ma il luogo cardine erano i giardini comunali della fortezza Albornoz, vicini agli istituti superiori. Per gli investigatori il “gruppetto ben organizzato di spacciatori già da tempo riforniva di stupefacenti i giovanissimi dell’area orvietana”. Dalle indagini è emerso che molti assuntori, con il passare del tempo, si sarebbero trasformati in spacciatori o procacciatori di clienti, creando una fitta rete di acquirenti tra i coetanei. I profitti sarebbero stati reinvestiti nell’acquisto di droga da poter consumare e spacciare, permettendo di movimentare anche cospicui quantitativi di droga.

Nonostante la giovane età i pusher erano scaltri. Lo confermerebbe l’utilizzo di un linguaggio convenzionale e criptico, composto da frasi come: “Me serve un aiuto”, “Mi serve un favore”, “Ce potemo beccà al volo?”. Per gli investigatori queste espressioni, in base a quanto emerso dai servizi di osservazione e pedinamento, sarebbero riconducibili alle varie attività di reperimento dello stupefacente. Inoltre l’essere inizialmente riusciti a eludere i controlli e le investigazioni aveva cominciato a fare maturare nei giovani pusher la convinzione di essere superiori alla legge, tanto da ingenerare nella comunità giovanile di riferimento quasi un timore reverenziale.

L’indagine, sviluppata nel periodo settembre 2016-febbraio 2017 e coordinata dal procuratore capo di Terni, Alberto Liguori, e dal sostituto procuratore Raffaele Pesiri, ha acclarato oltre seicento episodi di spaccio a Orvieto e dintorni. 120 pedinamenti e trecento ore di osservazione, con una media di due pattuglie al giorno. Durante l’attività investigativa i carabinieri avevano già denunciato a piede libero cinque persone e sequestrato 200 grammi di hashish e marijuana, 20 di eroina e 10 di cocaina. Oltre a numerose bilance elettroniche di precisione, materiale per il taglio e il confezionamento delle dosi e hanno identificato e interrogato più di cinquanta assuntori, alcuni dei quali minorenni.

I militari umbri sono stati coadiuvati anche dagli uomini dell’arma della compagnia di Montefiascone e dall’unità antidroga del nucleo carabinieri cinofili di Roma.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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22 marzo, 2017

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