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Commissariato di Tarquinia - Operazione "Doppio zero" - Secondo gli inquirenti aveva interferito in un'indagine sul traffico di droga - Ma per il giudice di Civitavecchia non ha commesso il fatto

Assolto il poliziotto accusato di favoreggiamento

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Il tribunale di Civitavecchia

Il tribunale di Civitavecchia

Tarquinia - Polizia

Tarquinia – Polizia

Tarquinia – “Nun te fa magna’ il cazzo dalle mosche”. “Tu l’agnello a Pasqua nun lo magni…”. Queste le frasi che, secondo l’accusa, un poliziotto di Tarquinia avrebbe detto a uno degli indagati dell’operazione Doppio zero con l’intento di favorirlo. Frasi sibilline attraverso le quali l’agente avrebbe fornito suggerimenti agli indagati, interferendo con le indagini. Gli avrebbe segnalato di stare in guardia, perché controllati nell’operazione su un presunto traffico di droga sul quale stavano lavorando proprio i poliziotti di Tarquinia, coordinati dalla procura di Civitavecchia.

Queste frasi sono costate all’agente gli arresti domiciliari e un processo. Con rito abbreviato e per favoreggiamento personale. Ma è stato assolto, per non aver commesso il fatto. “Non solo il nostro assistito non ha mai pronunciato quelle parole – dicono i difensori, gli avvocati Piersalvatore e Francesca Maruccio – ma non era neppure al corrente delle indagini perché erano secretate”.

E’ il 25 marzo di un anno. E’ la sera del venerdì santo. Per le strade di Tarquinia sfila la via crucis. Il poliziotto è di pattuglia con il suo caposquadra. Entra in una pizzeria e compra un pezzo di pizza. Su quel locale gli uomini del commissariato stanno puntato la lente da mesi: sarebbe, secondo l’accusa, il quartier generale dove viene tagliata la droga per poi essere spacciata. Tagliata con la farina. E da qui il nome dell’operazione (Doppio zero) che nel maggio 2016 ha portato a cinque arresti (uno in carcere e quattro ai domiciliari) e a due divieti di dimora.

La pizzeria è sottoposta a intercettazione ambientale. Il poliziotto entra e, nell’attesa che la pizza si riscaldi, parla con uno degli indagati. Utilizzando, secondo l’accusa, frasi a doppio senso. Come “Nun te fa magna’ il cazzo dalle mosche” e “Tu l’agnello a Pasqua nun lo magni…”. Frasi sibilline attraverso le quali l’agente avrebbe fornito suggerimenti agli indagati, interferendo con le indagini. Gli avrebbe segnalato di stare in guardia, perché controllati.

Al termine delle indagini il poliziotto viene arrestato. Finisce ai domiciliari e poi a processo, con rito abbreviato. Il procedimento, davanti al tribunale di Civitavecchia, si è concluso con un’assoluzione. Per non aver commesso il fatto. “Non solo il nostro assistito non ha mai pronunciato quelle parole – dicono i difensori, gli avvocati Piersalvatore e Francesca Maruccio – ma non era neppure al corrente delle indagini perché erano secretate. All’epoca è stato emesso un provvedimento di custodia cautelare estremamente affrettato, ma il giudice alla fine l’ha assolto”.

A supporto delle tesi della difesa tre consulenze: due di parte e una del tribunale. “I periti – sottolineano Gli avvocati Maruccio – non hanno rintracciato quelle frasi in nessuna intercettazione ambientale. Quelle parole il nostro assistito non le ha mai pronunciate. Attribuirgliele è stato un atto gravissimo, sul quale andremo a fondo”.

Dopo l’assoluzione il poliziotto non solo è tornato in servizio, ma ricoprire lo stesso ruolo che aveva prima dell’arresto. “E’ una soddisfazione doppia”, concludo i suoi difensori.


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26 aprile, 2017

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