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Giovani violenti - Vittime e aggressori sono al massimo 20enni – La dinamica è sempre la stessa: il branco contro uno

Botte, cinghiate e sangue, in due mesi quattro pestaggi

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Jacopo Polidori, presidente di Casapound Cimini

Vallerano - La manifestazione di Casapound contro la violenza

Vallerano – La manifestazione di Casapound contro la violenza

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico

Viterbo - Branco massacra giovane nel centro storico - Uno degli aggressori con la cinta in mano

Viterbo – Branco massacra giovane nel centro storico – Uno degli aggressori con la cinta in mano

Viterbo – Calci, cazzotti, cinghiate e sangue. Da Vignanello a Viterbo. Dalla provincia, al cuore del capoluogo. Il centro storico.
Giovanissimi i protagonisti. Vittime e presunti aggressori sono minorenni o poco più che maggiorenni, al massimo ventenni. Dal movente politico, ai futili motivi.
In due mesi sono stati quattro i pestaggi, feroci e violenti, che hanno sconvolto la Tuscia. La dinamica è sempre la stessa: uno contro tanti, il singolo contro il branco. Una violenza vigliacca e infantile.

Violenza politica, Paolo pestato e preso a cinghiate. E’ la notte tra l’11 e il 12 febbraio quando Paolo, 24enne di Vallerano, viene pestato e preso a cinghiate per aver condiviso su Facebook una frase goliardica che fa la parodia ai tipici manifesti neofascisti. Il massacro a Vignanello, nei pressi di un parco e poco distante la pizzeria in cui la vittima aveva cenato con un paio di amici e incontrato, per la prima volta, il branco. Una quindicina di militanti, tra cui molti minorenni.

Uscito dal locale, Paolo viene “strattonato alle spalle” da uno dei quindici che “con tono di sfida, gli chiede di fermarsi”. Il 24enne “per la paura scappa, ma viene raggiunto da due, tre persone che lo colpiscono con calci e pugni”. Sarebbe stato un militante minorenne a tirargli il primo cazzotto sul naso, facendogli diventare il volto una maschera di sangue. Poi “quattro, cinque colpi di cinta sulla schiena sferrati da Jacopo Polidori”, il responsabile di Casapound Cimini ritenuto dall’accusa il “leader dell’azione punitiva”.

E’ ai domiciliari da tre mesi, dal 15 marzo scorso, e per lui, come per l’indagato a piede libero Luca Santini, la procura ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Il processo inizierà a metà luglio.

Giovane massacrato in pieno centro. Davide Randisi, Raffaele Laureti, Andrea Rossi e Federico Alfonsini sono ai domiciliari da mercoledì. Hanno tra i 19 e i 26 anni. Il più piccolo frequenta ancora le superiori, gli altri sono lavoratori. Sono accusati di lesioni gravissime in concorso, dopo il pestaggio di uno studente di 25 anni nel centro storico di Viterbo.

Il massacro alle 2,41 del 25 febbraio, sabato di Carnevale. E’ l’epilogo, feroce e violento, di una rissa che sarebbe esplosa all’esterno di un locale di via del Ganfione, dove il branco avrebbe tentato di entrare. Erano in corso tre feste di laurea. Party privati, a cui al gruppo sarebbe stato negato l’accesso. Nella rissa, una ragazza, che sarebbe arrivata con i presunti aggressori, avrebbe sferrato un cazzotto contro una delle festeggiate. Non ha partecipato al pestaggio, ma quel pugno le è costato una denuncia, dopo essere stata querelata dalla sua vittima.

Poi il massacro, uno contro nove, dello studente, in via Valle Piatta. Viene atterrato con ginocchiate, cinghiate, calci e cazzotti a testa, addome, schiena e gambe. Esanime e in un lago di sangue, viene colpito alla schiena anche con il tergicristallo di un’auto, brandito come una spranga. Un pestaggio durato sessanta, interminabili, secondi. Per la vittima trenta giorni di prognosi, poi saliti a cinquanta. Le sue ferite non riuscivano a guarire. Naso rotto, trauma cranico e centinaia di lividi su tutto il corpo, soprattutto sul volto.

Quattro gli arrestati, due gli indagati a piede libero, tre i presunti aggressori ancora da identificare. Ci stanno lavorando gli agenti della Digos di Monia Morelli, che continuano a indagare.

La sparatoria a due passi dal centro. Quella notte, quella tra il 24 e il 25 febbraio, è stata infinita per i poliziotti della questura di Viterbo. Alle 3,30, un’ora dopo il pestaggio, la sparatoria al distributore Ip di viale Armando Diaz, dove quattro pericolosi banditi hanno tentato di portar via l’incasso. Sorpresi dagli agenti, hanno prima cercato di investirli con una Bmw 520, per poi sparargli contro sei colpi di fucile. Nessun ferito, ma i banditi si sono dati alla fuga lungo la Cassia sud.

Poco più di un mese dopo, nelle notti tra il 29 e 30 marzo e tra il primo e 2 aprile, due episodi di violenza all’interno e all’esterno del Milk club di via Romiti, che sono costati alla discoteca dieci giorni di chiusura. “Un provvedimento non contro i gestori del locale – ha sottolineato il questore Lorenzo Suraci -, ma negli ultimi tempi questo locale era diventato un pericolo oggettivo per la sicurezza dei giovani e dell’intera città”.

“Sei un frocio”, e con una chiave lo colpiscono all’occhio. Presunta vittima della prima aggressione, un 22enne. Stava ballando in pista con un amico quando quattro coetanei di Tuscania avrebbero iniziato a urlargli contro. “Frocio, sei un frocio”. Ne sarebbe nata una discussione, animata, che solo l’intervento dei buttafuori sarebbe riuscita a placare. Ma le offese sarebbero continuate, finché uno del gruppo non avrebbe caricato un cazzotto colpendolo al volto. Tra le dita, la chiave. Al 22enne viene tagliato l’occhio, e la ferita prosegue fino allo zigomo. Operato d’urgenza, ha subito il distacco della retina e rischia la vista.

Su quella notte hanno indagato i poliziotti della mobile, che hanno poi inviato un’informativa di reato in procura. Con sei nomi, tra cui quello della presunta vittima. “Per gli investigatori – ha spiegato l’avvocato Franco Taurchini, difensore del 22enne – non si è trattata di un’aggressione, ma di una rissa aggravata dalle lesioni”.

Massacrato di pugni in faccia. Vittima dell’aggressione della notte tra il primo e 2 aprile, un 24enne di origini australiane ma residente in un paese della provincia. Sarebbe stato preso a pugni fuori la discoteca, ma chi ha assistito alla notte di violenza parla di “massacro”. “L’hanno prima accerchiato e poi colpito con almeno venti pugni in faccia – ha raccontato un testimone a Tusciaweb -. Erano in otto, ma forse anche di più. La vittima ha provato a reagire, ma per ogni movimento che faceva veniva raggiunto da quattro, cinque cazzotti sul volto. Fino a non capirci più nulla. Gli hanno ridotto il viso a una maschera di sangue. Aveva la faccia tumefatta, con il sangue che gli colava sulle mani e sulla camicia. L’avevano massacrato”.

Per il 24enne, naso rotto e trauma cranico. La vittima ha querelato i suoi aggressori, sporgendo una denuncia contro ignoti. Ma i poliziotti della questura avrebbero rintracciato il presunto picchiatore, e inviato un’informativa di reato in procura.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

18 giugno, 2017

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