Capodimonte – A processo per estorsione l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Capodimonte.Nel frattempo il grande accusatore ha fatto marcia indietro.
L’uomo, un maresciallo cinquantenne, attualmente sospeso dal servizio, è stato rinviato a giudizio su richiesta della pm Paola Conti dal gup Svina Poli per estorsione e una violazione edilizia. E’ stato invece prosciolto dall’accusa di falso, in quanto il reato è stato depenalizzato.
Il maresciallo era ancora alla guida della stazione dei carabinieri del piccolo centro sul lago di Bolsena quando è stato denunciato dal titolare d un’impresa edile, ingaggiata nel meridione, cui il militare si era rivolto per dei lavori di ristrutturazione presso l’abitazione che aveva comprato di recente per sé e la famiglia.
Secondo la presunta vittima, il comandante lo avrebbe minacciato per costringerlo a lavorare senza contratto e senza soldi, dopo avere scoperto che la ditta aveva dei problemi.
Lo scorso 31 maggio il grande accusatore, sentito in udienza preliminare su richiesta del difensore Remigio Sicilia, ha fornito un’altra versione. “Mi sono inventato tutte cazzate, avevo paura dei carabinieri”, ha detto al giudice, pm Paola Conti. Nel frattempo si sarebbe anche contraddetto, dicendo ad esempio che la Dia non c’era, quando invece c’era e a sua firma: “Ero fuori di me in quel periodo. E’ perché avevo appena avuto un bambino e il piccolo non stava bene”.
Fatto sta che l’interrogatorio è stato interrotto e adesso, qualora dovesse testimoniare al processo, rischia il rinvio degli atti per calunnia o falsa testimonianza. In teoria potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma in quel caso il giudice dovrà decidere se acquisire la denuncia o il verbale dell’interrogatorio, tra loro contrastanti.
Nessun ricatto, secondo il difensore, che aveva chiesto l’abbreviato condizionato all’ascolto dell’accusatore, richiesta rigettata. Ieri Sicilia si è reso protagonista di un’arringa durata un’ora e mezza. “Solo a lavori iniziati il mio assistito ha scoperto che l’impresa aveva delle irregolarità contributive, che un cantiere era stato chiuso e che il titolare, essendo un soggetto protestato, non poteva fatturare, essendo inoltre in chiusura la società intestata alla moglie”, ha spiegato Sicilia.
Per questo i pagamenti sarebbero avvenuti in contanti e brevi manu. “L’accordo era che le fatture sarebbero state fatte non appena possibile, con la restituzione del denaro. Ma poi c’è stata una discussone con un fornitore di materiali, che si è rivolto al capitano superiore del maresciallo e gli ha fatto causa. Allora il titolare della ditta ha detto che era stato minacciato e costretto a lavorare senza contratto e senza soldi”, ha sottolineato il legale.
I fatti contestati risalgono al 2013-2014. Il maresciallo nel frattempo è stato sospeso dal servizio, ma fa sempre parte dell’arma in quanto il tribunale militare ha deciso per l’archiviazione della vicenda. I guai però non sono finiti, perché sempre il tribunale militare deve decidere su un’ulteriore accusa, stavolta di peculato, in quanto avrebbe indossato la divisa e usato l’auto di servizio fuori del lavoro.
Il processo per estorsione inizierà l’8 febbraio.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY