Viterbo – “Tutti i comuni in Talete”. Lo ha deciso il Consiglio di Stato che, il 25 maggio scorso, ha bocciato il ricorso dei quindici comuni ‘ribelli’ che non volevano entrare nella società che si occupa della gestione dell’acqua.
L’appello dopo che il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso dei comuni del Viterbese sulla cessione degli impianti idrici comunali a Talete spa. Rigettato anche questo, dal Consiglio di Stato.
I comuni di Montalto di Castro, Tuscania, San Lorenzo Nuovo, Bassano in Teverina, Sutri, Orte, Vitorchiano, Vasanello, Bassano Romano, Cellere, Fabrica di Roma, Gradoli, Grotte di Castro, Ischia di Castro, Monteromano, Villa san Giovanni in Tuscia dovranno cedere a Talete le infrastrutture di proprietà comunale per la Gestione del servizio idrico. Servizio che, finora, è stato svolto in via autonoma dai comuni ricorrenti, nonostante la convenzione di cooperazione con Talete risalente al 1999.
Il Consiglio di Stato, oltre a rigettare l’appello, ha condannato i comuni a pagare 2mila e 500 euro ciascuno a Talete. E ha ordinato che la “sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa”.
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