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Cultura - E' morto Ettore Masina, giornalista, politico e scrittore

Un borghese è passato per la cruna di un ago…

di Carlo Galeotti
Ettore Masina

Ettore Masina

Il libro di Ettore Masina "Quando dico speranza"Il libro di Ettore Masina "Quando dico speranza"

Il libro di Ettore Masina “Quando dico speranza”

Viterbo – Un borghese è passato per la cruna di un ago… E’ morto Ettore Masina. Un giornalista, ma soprattutto un cristiano. Un cristiano tenace e testardo. Sì avete capito bene: un cristiano. Uno dei pochissimi che mi è capitato di incontrare.

Martedì se ne andato a 89 anni un cristiano che, nel segno del Vangelo di Cristo, s’era schierato dalla parte dei poveri. Dei poveri di tutto il Mondo.

Ho incontrato Ettore, grazie a un altro giornalista viterbese Marco Giovannelli, che ieri mattina mi ha dato la notizia. “E’ morto Ettore”, mi ha scritto. E in un istante la fase più bella e densa della mia vita è tornata con immagini, sapori, suoni, odori…

L’incontro con Ettore, eravamo poco più che liceali, ci mise in contatto con i poveri del Mondo. Erano tempi di potenti ideologie che davano senso alla vita. Già con un prete – contadino, don Franco Magalotti, facevamo attività di liberazione. L’impegno era per i portatori di handicap.

Ettore aprì i nostri occhi al Mondo. Vaticanista, aveva seguito il concilio Vaticano II e soprattutto il viaggio di Paolo VI in Palestina. Un viaggio che svelò al borghese cristiano, Ettore Masina, che, nella terra del Cristo, ancora si moriva nella grotte.

In Palestina c’era un prete del concilio: Paul Gauthier. Un prete muratore che costruiva case per i palestinesi. Ettore gli chiese cosa potevamo fare noi in Italia per quei poveri. Paul Gauthier, con la concretezza dei preti, quando sono preti, gli disse più o meno: “Autotassatevi mensilmente, con questi soldi costruiremo le case per i palestinesi. Poi le affitteremo e con il ricavato costruiremo altre case”. Tornato in Italia, Ettore mise in piedi una organizzazione: la Rete Radié Resch, dal nome di una bimba morta in una grotta in Palestina. Chi aderiva si autotassava mensilmente. Prima furono finanziate le case dei Palestinesi, poi il Frente sandinista de liberación nacional, il Frente Farabundo Martí de liberación nacional in Salvador, i prigionieri politici in Uruguay, i compagni brasiliani, cileni…

E poi ci fu l’incontro con la teologia della liberazione. I fratelli Boff, Gutierrez, Helder Camara, Frei Betto, Cardenal, Oscar Romero… Ma anche figure meno conosciute e forse più carismatiche.

A Ettore debbo l’incontro con un intero universo umano e intellettuale. Dobbiamo una esperienza di vita infinitamente grande e densa di significati. L’incontro con la rivoluzione sandinista. Con Bernardino Formiconi, sacerdote in quel tempo rappresentate del Fronte Sandinista in Italia, protagonista, con la sua parrocchia a Managua, della sollevazione popolare contro il dittatore Somoza. Insieme a don Franco, Bernardino, un angelo in terra, officiò anche il mio matrimonio. Erano tempi in cui il privato esisteva poco. E si intrecciava con la politica in modo indissolubile. Un modo che oggi non riusciamo più neppure a spiegare ai nostri figli.

Ettore era questo, per noi, ma era anche molto altro. In un Italia di “cioccolatai”, l’espressione era spesso usata da Ettore, lui era un borghese che io pensavo tagliato con la roncola. E sì perché Ettore aveva un carattere a tratti tagliente. Duro. D’altra parte non si nasce in Valcamonica per caso. Ricordo l’impressione che mi fecero le sue certezze. A me, che venivo da un quartiere popolare e che, se guardavo indietro nella mia famiglia, trovavo gente straordinaria ma al massimo con la terza elementare, Ettore mi sembrò subito di un’altra razza. Un borghese per di più con tutte le verità di un cristiano. Un altro mondo. Anche sul piano intellettuale e caratteriale.

Ecco, in un’Italia di cioccolatai, è esistito un uomo come Ettore. Impressionante per rigore intellettuale, per coerenza, per forza nell’azione politica e sociale. Beh per uno come me, era incredibile un personaggio di questo tipo. Un personaggio che ha segnato la mia vita e quella di molti miei amici. A iniziare da Marco Giovannelli e tanti altri con cui ho condiviso vita, scelte politiche e religiose.

Ettore era però soprattutto un professionista della parola. Scritta e parlata. I suoi libri e suoi articoli ci hanno insegnato a scrivere. Confesso, ora te lo posso dire caro Ettore, qualche forma retorica te l’ho rubata. Ho clonato delle forme sintattiche.

Ettore dette vita in Rai a trasmissioni come Gulliver. Fatta di parola e immagini.

Venne anche a sostenere la mia candidatura, da indipendente di sinistra, a consigliere comunale a Viterbo. Non chiedetemi che anno era. So che c’era ancora il Pci.

Ebbene Ettore, grande oratore oserei dire, fatte le debite proporzioni, alla Martin Luther King, interviene a un incontro e, con una professionalità incredibile, nel suo discorso ogni tanto sottolineava: “Come ha detto Galeotti…”. Insomma, se uno fa un lavoro, lo deve fare seriamente. Se si sostiene un candidato con un discorso, così si fa.

Ettore mi permise anche, grazie alla Rete Radié Resch, di fare un’altra cosa importante. In quel tempo lavoravo a Varese, partii per Rimini, dove c’era l’incontro nazionale della Rete. Il tutto per intervistare un piccolo uomo brasiliano che era un gigante: Frei Betto. Uno dei più grandi intellettuali del Brasile era infatti ospite della Rete.

Ecco ora mi sembra, caro Ettore, di averti detto cose che nel corso di questa vita infernale non ho avuto il tempo di dirti a voce. Prendilo come un grazie un po’ articolato.

E sappi che sei sempre nella mia mente quando dico Vangelo. Quando dico speranza…

Carlo Galeotti


I funerali di Masina si svolgeranno nella chiesa di San Frumenzio nel quartiere di Prati a Roma venerdì alle 12.


Chi era Ettore Masina

Seguendo la professione del padre, la sua famiglia si trasferisce in diverse città, stabilendosi poi a Varese. Masina inizia l’attività giornalistica nel 1952, dopo aver lasciato gli studi di medicina; lavora al Giorno, come inviato speciale e informatore religioso. Si trasferisce nel 1964 a Roma, da dove allora risiede; come “vaticanista”, segue il Concilio Vaticano II pubblicando delle cronache rimaste celebri, che gli procurano una grande notorietà nell’ambiente dell’informazione. Sempre come giornalista esperto in tematiche religiose, si trasferisce nel 1969 alla Rai; il suo rapporto, non solo professionale, con Paolo VI è un segnale della professionalità che Masina ha acquisito nell’informazione religiosa.

Conosce nel 1964 il prete francese Paul Gauthier; questi viveva in Palestina, ove, come carpentiere, aveva avviato una singolare esperienza di solidarietà con i poveri, scegliendo dapprima Nazaret, e poi allargando la presenza della sua comunità di religiosi e operai anche all’America Latina.

Il viaggio con Paolo VI in Israele aveva fatto conoscere a Masina l’ambiente di cui Gauthier gli parlava, invitandolo nello stesso tempo a cambiare la sua prospettiva di vita e di impegno come credente. Assieme fondano l’associazione di solidarietà internazionale “Rete Radiè Resch”, prendendo il nome di una bambina palestinese morta di stenti nella sua abitazione fatiscente, mentre attendeva una nuova casa. La rete, strutturata in gruppi locali autonomi, lo vede coordinatore fino al 1994; in questo periodo diventa un’esperienza unica di cooperazione e di solidarietà, ma anche di sensibilizzazione sociale ed ecclesiale sulle povertà e i poveri del mondo.

Proseguiva intanto l’attività giornalistica, che aveva assunto sempre più un taglio “impegnato”; nel 1976 iniziò a condurre il Tg2, e condivide il lavoro con alcuni celebri giornalisti come Andrea Barbato, Giuseppe Fiori, Italo Moretti. Viene comunque osteggiato per il suo impegno dichiaratamente “di parte”.

Nel 1983 lasciò l’attività giornalistica per quella politica. Fu eletto deputato nella Sinistra indipendente nelle liste del Partito comunista italiano, per più mandati fino al 1992; come parlamentare, si è occupato della Commissione Esteri e del Comitato permanente per i diritti umani. Dopo lo sciogliemento del Pci, è stato membro della direzione del Pds.

Dopo la chiusura della sua attività politica, prosegue la sua opera di giornalista (Segno del Mondo, Jesus, Latinoamerica, etc.), attento osservatore di temi politici ed ecclesiali, e fecondo animatore di dibattiti culturali in giro per l’Italia; è anche un apprezzato scrittore.

Tiene contatto con la rete di amici e associazioni che ha costruito in questi anni mediante una “Lettera” periodica, in cui esprime la sua visione critica e nello stesso tempo credente sui fatti più salienti della vita italiana e internazionale.

29 giugno, 2017

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