Tarquinia – Quando la figlia di soli 12 anni è corsa a casa gridando “Mamma, in mare c’è un ragazzo che chiede aiuto”, lei non se lo è fatto ripetere due volte e si è precipitata in spiaggia.
Multimedia: Il ritrovamento del corpo – Le ricerche del ragazzo disperso – video: Ritrovato il corpo – Le ricerche
Rosella Giovannini è tra i testimoni della tragedia di lunedì sera, quando il mare di Tarquinia ha inghiottito i 20 anni di Alexandru Petrescu. “Arrivata sul bagnasciuga, purtroppo non ho potuto fare nulla. In un attimo, ho visto il ragazzo sparire tra le onde”. Onde alte più di quattro metri.
Il video del ritrovamento del corpo del 20enne disperso in mare
“Alex aveva passato il pomeriggio in spiaggia, a fare castelli di sabbia con quattro amici – racconta Giovannini -. Tutti sporchi, prima di tornare a casa si sono tuffati in mare per sciacquarsi. Non erano lontanissimi dalla riva, ma la risacca li ha risucchiati e trascinati via”. Sulla spiaggia, restano solo una manciata di secchielli e palette.
Alex e due amici di 16 e 18 anni sono in acqua. Non riescono a tornare a riva, e se ne rendono tragicamente conto. Iniziano a chiedere aiuto. “Quando sono arrivata – continua Giovannini -, uno dei tre ragazzi era già in spiaggia. Un altro, invece, stava uscendo dall’acqua. Miracolosamente, sono riusciti a mettersi in salvo. Li ho subito avvolti nei teli mare e asciugati”.
Sul lembo di costa tra gli stabilimenti Tamurè e Mirage arrivano i medici del 118, che trasportano il 16enne e il 18enne al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia. Ma l’incubo non è finito. Alex è ancora in mare. Ormai sott’acqua. Per interminabili minuti, si è aggrappato a una boa. Con tutte le forze. Finché le onde non lo hanno inghiottito.
“I primi a tuffarsi – racconta Giovannini – sono stati un poliziotto e un carabinieri. Si sono spogliati e si sono buttati. Hanno provato a cercare Alex nel punto in cui era stato visto l’ultima volta, ma non l’hanno trovato. Il mare era in burrasca, talmente agitato che il gommone della protezione civile non è riuscito neppure a entrare in acqua. E il carabiniere e il poliziotto sono dovuti risalire a riva”.
Il video delle ricerche del 20enne disperso in mare
Servono rinforzi. I centralini di Guardia costiera e vigili del fuoco vengono tempestati di telefonate. “Ma via mare, da Civitavecchia, non è riuscito a intervenire nessuno – sottolinea Giovannini -. Motovedetta e moto d’acqua sono dovute arrivare via terra. Le onde e la corrente troppo forte, hanno ostacolato e rallentato i soccorsi. Le imbarcazioni intervenute si sono cappottate più e più volte”.
Ma le ricerche sono andate avanti per tutta la notte. Per 12, interminabili, ore decine di uomini, con altrettanti mezzi, hanno lottato contro il buio e la potenza dell’acqua. Della Guardia costiera e dei vigili del fuoco, sono entrati in azione anche gli elicotteri per illuminare il mare dall’alto. E dei fari sono stati accesi anche dalla spiaggia.
Ma è stato tutto vano. Alle 8,30 di ieri, il mare ha restituito il cadavere di Alex. A 400 metri di distanza dal punto in cui era scomparso. Sul bagnasciuga dello stabilimento Nando, dove è arrivata anche la scientifica. Il suo corpo, dopo una notte in acqua, era in via di decomposizione. Sulla testa una serie di ferite, compatibili con l’impatto contro gli scogli.
Agli amici sopravvissuti, il terribile compito di riconoscerlo. “Erano lì durante il ritrovamento – racconta Giovannini -, distrutti dal dolore e sotto shock”. Come la mamma di Alex , arrivata da Monterotondo. “Sono dei bravi ragazzi, come lo era Alex. Erano arrivati a Tarquinia pochi giorni fa, da Palombara Sabina. In cinque, tre ragazzi e due ragazze, avevano affittato un appartamento per le vacanze. Hanno ringraziato tutti, nonostante tutti abbiano potuto fare molto poco per loro e per Alex”.
Il salma di Alexandru Petrescu è stata restituita ai familiari per i funerali, come disposto dal sostituto procuratore di Civitavecchia.
Raffaele Strocchia
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