Viterbo – “Altro che finito, non l’hanno nemmeno pulito”. Eppure il teatro Unione è stato inaugurato. E pure due volte.
Giulio Marini (FI) è senza parole. Dopo commissioni, consiglio comunale aperto, dibattiti, l’esponente azzurro, Gianmaria Santucci (Fondazione), Gianluca Grancini (FdI) e Chiara Frontini (Viterbo 2020), ieri mattina hanno effettuato un sopralluogo con Alfonso Antoniozzi, Paolo Manganiello e Gianmaria Cervo. Che di teatri e affini se ne intendono.
Ma quello che hanno visto, non è piaciuto per niente. Anzi. Ha confermato tutti i dubbi.
“Ho potuto notare mattoncini a terra – continua Marini – un teatro lasciato sporco, ma non dopo le esibizioni. Lo era da prima secondo me”.
Il che sarebbe il minimo. Rispetto a tutto il resto. L’Unione è ancora lontano dall’essere completato.
Una scatola vuota per Paolo Manganiello: “Non ha un minimo d’attrezzatura – ha scritto Manganiello dopo la visita – per fare o ospitare spettacoli. È una scatola vuota”.
Alfonso Antoniozzi, sempre via social, ha sviluppato la trama. Con tanto di foto. “Questa è la soffitta del teatro Unione. Niente rocchetti, niente corde, niente stanghe, niente tiri – spiega Antoniozzi – a terra niente mantegni, niente americane (attrezzate o meno), niente tiri elettrificati. Niente. Di fatto il teatro é al momento inutilizzabile per l’allestimento di spettacoli “canonici” ossia che abbiano cieli, soffitti, quinte, proiettori”.
Non é polemica. È che hanno riaperto un teatro e stanziato dei fondi per un’attività teatrale in uno spazio non attrezzato per svolgere attività teatrali. È un dato di fatto. Non é un punto di vista”.
Santucci, che ha organizzato la visita e poi chiesto la convocazione della quarta commissione per riportare sotto i riflettori lo stato del teatro, si aspettava che non tutto fosse sistemato alla perfezione. Ma non di certo il colpo di scena cui ha assistito suo malgrado.
“Dicono che il teatro sia completato – osserva Santucci – ma non lo è. Tutta la parte per allestire gli spettacoli sul palcoscenico è ancora da finire.
Altrimenti ogni volta occorre noleggiare le attrezzature che non ci sono. E si tratta di almeno diecimila euro a volta”.
Un teatro non attrezzato per fare teatro. Sarebbe quasi da scriversi una pièce. Peccato non potrebbe andare in scena all’Unione.
“È disarmante la superficialità con la quale questa giunta affronta i problemi – dice Chiara Frontini – direi imbarazzante. Il sopralluogo di ieri mattina è stato la dimostrazione che le due inaugurazioni, o riconsegne alla città come le si vogliono chiamare, hanno rappresentato l’ennesima passerella, la più squallida pantomima che potevano recitare.
Ce n’è abbastanza per far chiedere a Giulio Marini che si ricontrollino gli ultimi due appalti. “Qualcosa non funziona – osserva il consigliere FI – dalle poltrone che sembrano quelle di un auditorium e non di un teatro”. Quando sono arrivate, però, in comune c’era ancora Marini.
“Non le ho scelte io. C’erano offerte, può darsi che fossero diverse. Vedremo”.
Visto che la trama sui lavori all’Unione si va facendo sempre più ingarbugliata, a Santucci è venuta l’idea del sopralluogo.
“Dal momento che non ci si capisce più niente – osserva Santucci – ci siamo andati con persone competenti e del settore. Adesso vorremmo comprendere in che è consistito il restauro. A guardare le facciate delle balconate, non mi sembrano cambiate.
Gli affreschi sono stati recuperati? Io non sono un esperto, vorrei capire. Abbiamo notato il parquet, rovinato e mosso. E comunque, se il teatro non è finito, perché aprirlo così?”. Già. Perché?
Giuseppe Ferlicca
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