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Tragedie in acqua - Alexandru e Morientes sono morti a una settimana di distanza, nel mare di Tarquinia e nel lago di Bolsena - Alle 16 a Montefiascone l'addio all'ivoriano, annegato sotto gli occhi del fratellino

Inghiottiti dalle onde a vent’anni…

di Raffaele Strocchia
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Morientes Diomande

Morientes Diomande

Vigili del fuoco in azione nel lago di Bolsena

Vigili del fuoco in azione nel lago di Bolsena

Alexandru Petrescu

Alexandru Petrescu

Tarquinia lido - La spiaggia dove si sta cercando il ragazzo

Tarquinia lido – La spiaggia dove è annegato il ragazzo

Tarquinia - Ritrovato il corpo del ragazzo disperso

Tarquinia – Ritrovato il corpo del ragazzo disperso

Viterbo – I vent’anni di Alexandru e Morientes se li è presi l’acqua. Inghiottiti dal mare di Tarquinia e dal lago di Bolsena. Due tragedie, a una settimana di distanza l’una dall’altra. A sessanta chilometri di lontananza, ma nella stessa provincia.

Dovevano essere due lunedì, gli ultimi due lunedì di luglio, di gioia, spensieratezza e felicità. Due lunedì da trascorrere in spiaggia, con amici e compagni. Invece si sono trasformati in un incubo. Alexandru è stato travolto dalla potenza del mare in burrasca. Morientes risucchiato dalla forza del lago. In un attimo, senza che nessuno potesse fare nulla per salvarli.

Sono le 16,30 del 31 luglio. I ragazzi dell’ex albergo Dante, che tramite la cooperativa Intercasa Gea accoglie chi arriva dall’altra parte del mondo, stanno per salire sul pullman che li avrebbe riportati nella struttura ai piedi della rocca di Montefiascone. L’appello finale, prima di raggiungere il centro del paese. Rispondono tutti, ma non Morientes Diomande. Gli operatori della comunità si precipitano in spiaggia, e tornano sul lembo di costa davanti al ristorante Carrozza d’oro dove, con i ragazzi, avevano trascorso la giornata.

Sulla riva trovano i vestiti, le scarpe e il cellulare di Morientes. Ma soprattutto il suo giubbotto salvagente. Morientes non sapeva nuotare e di quel giubbotto, per tutto il giorno, non se ne era mai liberato. Il perché, per quell’ultimo bagno, se ne sia invece sbarazzato resta ora un mistero.

I vestiti sulla spiaggia. Il materassino gonfiabile, invece, nel lago. Ribaltato. Gli operatori non hanno dubbi: Morientes è sott’acqua. Lanciano subito l’allarme. Chiamano la Prefettura, che fa intervenire protezione civile, carabinieri e vigili del fuoco, che da Viterbo entrano in azione con un gommone e una moto d’acqua. Ricerche senza sosta. La lotta contro il tempo. Poi contro l’oscurità, in quel lago liscio come una tavola ma nero come il petrolio. L’hanno scandagliato in lungo e in largo, supportati dalla squadra di Gradoli che gli ha fatto luce con dei fari.

A mezzanotte e quaranta l’esito più tragico e temuto. Il corpo di Morientes era a un metro e mezzo di profondità, e a quasi quattro metri dalla riva. Aveva il viso appoggiato sul fondale. Le ricerche, inarrestabili, sono durate per quattro lunghissime ore, e per tutto il tempo i suoi compagni e gli operatori della comunità sono rimasti in spiaggia. Nei loro cuori un’ansia mista a speranza. Poi la disperazione. Ora, sono tutti sotto shock.

Morientes era un richiedente asilo. Aveva solo vent’anni, ma con un passato già duro alle spalle. Veniva dalla Costa d’Avorio, e per arrivare in Italia aveva attraversato il canale di Sicilia. Su un barcone, l’inverno scorso. Era spaventato, ma la sua mano era rimasta salda a quella del fratellino Moussa che ora, dopo aver assistito all’annegamento, dovrà affrontare il lutto. Montefiascone aveva accolto Morientes a febbraio. Era sopravvissuto al mare, ma il lago gli è stato fatale.

Dalle prima luci dell’alba di ieri, un tappeto di fiori si sta formando davanti al portone del Dante. Ci sono anche dei bigliettini. Sono tutti per Morientes, che dopo l’addio di questo pomeriggio (alle 16, nel palazzetto dello sport di Montefiascone, con rito musulmano) riposerà per sempre nel cimitero del paese dove aveva trovato casa.


Il video del ritrovamento del corpo del 20enne disperso in mare



La tragedia nel lago di Bolsena, una settimana dopo quella nel mare di Tarquinia. Sono quasi le 21 del 24 luglio quando tre bambine di soli 12 anni sentono un gruppo di ragazzi chiedere aiuto. Sono in acqua, con il mare in burrasca. Tra onde alte più di quattro metri. Le bimbe corrono a casa, chiamano i genitori che si precipitano in spiaggia. Pochi secondi, ma tanti bastano alla risacca per risucchiare e trascinare via Alexandru Petrescu, vent’anni.


Multimedia:  Il ritrovamento del corpo – Le ricerche del ragazzo disperso – video: Ritrovato il corpo – Le ricerche


Aveva passato il pomeriggio in spiaggia, a fare castelli di sabbia con gli amici. Tutti sporchi, prima di tornare a casa si sono tuffati in mare per sciacquarsi. Non sono lontanissimi dalla riva, ma la corrente gli impedisce di tornare indietro. Dopo interminabili minuti, un 16enne e un 18enne riescono miracolosamente a mettersi in salvo, e sul lembo di costa tra gli stabilimenti Tamurè e Mirage arrivano i medici del 118, che li trasportano al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia.

Ma l’incubo non è finito. Alex è ancora in mare. Ormai sott’acqua. Si è aggrappato a una boa. Con tutte le forze. Finché le onde non lo hanno inghiottito. I primi a tuffarsi sono stati un poliziotto e un carabinieri. Si sono spogliati e si sono buttati. Hanno provato a cercarlo nel punto in cui era stato visto l’ultima volta, ma non l’hanno trovato.


Il video delle ricerche del 20enne disperso in mare



Servono rinforzi. I centralini di Guardia costiera e vigili del fuoco vengono tempestati di telefonate. Le onde e la corrente troppo forte ostacolano e rallentano i soccorsi, ma le ricerche vanno avanti per tutta la notte. Per 12, interminabili, ore decine di uomini, con altrettanti mezzi, hanno lottato contro il buio e la potenza dell’acqua. Della Guardia costiera e dei vigili del fuoco, sono entrati in azione anche gli elicotteri per illuminare il mare dall’alto. E dei fari sono stati accesi dalla spiaggia.

Ma è stato tutto vano. Alle 8,30 di martedì 25 luglio, il mare ha restituito il cadavere di Alex. A 400 metri di distanza dal punto in cui era scomparso. Sul bagnasciuga dello stabilimento Nando. Alex, originario della Romania, era cresciuto a Palombara Sabina, in provincia di Roma. Lascia una mamma e tre fratellini.

Raffaele Strocchia


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2 agosto, 2017

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