Civita Castellana – Maledetto. Ieri ponte Clementino è tornato a vedere l’ennesimo viso stanco. Quello sguardo che solo chi ha scelto di raggiungere l’altrove ha. Quell’altrove che sceglie chi non ce la fa più.
Ieri ponte Clementino è tornato a contare l’ennesimo, straziante, volo. Quello di Daniela Lazaroiu, 47enne rumena e residente a Roma, precipitata da oltre cinquanta metri, per poi sparire in un groviglio di vegetazione. Il suo corpo era impigliato tra la fitta boscaglia e i vigili del fuoco e i sanitari del 118, scesi nella gola attraverso un sentiero, hanno impiegato quasi un’ora per trovarlo e altrettanti minuti per portarlo in superficie.
Hanno cercato la donna tra rocce, rami e rovi, ma al loro arrivo non respirava più. E’ morta sul colpo, secondo i soccorritori. A loro la chiamata è arrivata intorno alle 22. Dei passanti dicevano di aver visto una donna lanciarsi dal ponte di Civita Castellana: “Si è tolta le scarpe, si è fatta il segno della croce e si è buttata”.
Un luogo maledetto ponte Clementino, dove i carabinieri intervengono spesso per sventare tentativi di suicidio. Ma ieri non hanno fatto in tempo. Per salvare la donna il loro rapido arrivo non è bastato, come non è bastato l’immediato intervento dei vigili del fuoco e del 118. E così il ponte che porta il nome di chi, nel 1709, lo fece costruire, papa Clemente XI, è tornato a balzare alle cronache per l’ennesimo volo finito in schianto. Andando indietro negli anni se ne contato troppi.
Uomini, donne, anziani, giovani e giovanissimi. Quando le sirene squarciano il silenzio su viale Repubblica, il primo pensiero dei civitonici è: “Se n’è buttato un altro”. E non lo dicono con fare cinico. Anzi, quella frase cruda e terribile contiene la disperazione per non averlo impedito. E ogni volta che qualcuno si lancia dal ponte, in città si rinnova il dibattito sulle protezioni da mettere al parapetto. Se ne discute sempre, ma non si raggiunge mai un punto comune. C’è chi sostiene che le protezioni non servano a chi decide di morire, perché sceglierebbe un’altra via. Al contrario, c’è chi sostiene che siano un ottimo deterrente. Fatto sta che, passato il lutto, nessuno ne vuole più parlare. E il ponte continua a segnare gli anni e i voli, come fa da secoli.
E da quei parapetti che danno nel vuoto è precipitato anche l’avvocato Giuliano Magrini. Erano le 10 del 17 febbraio scorso. Il 62enne, che viveva a Corchiano, si era fatto accompagnare a Civita Castellana da un amico. Gli ha chiesto di lasciarlo poco prima della stazione della Roma-Civita Castellana-Viterbo: “Devo lasciare una cosa a una persona e torno”, le sue ultime parole. Poi il volo da ponte Clementino, tra quelle pareti di tufo rosso e verso il verde scuro di quella natura selvaggia mai domata che cresce senza logica nella gola.
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