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Guardia di finanza - Recuperati 130 oggetti, ora esposti nel museo Tuscolano di Frascati - Tra i 21 indagati ci sono nove viterbesi - In 16 sono ai domiciliari dal 28 luglio

Truffa carosello “hi-tech”, sequestrato un tesoro di reperti etruschi e romani

La finanza

La finanza

Viterbo – Truffa carosello milionaria in campo tecnologico, sequestrato anche un tesoro di 130 reperti etruschi e romani. Adesso sono esposti in un museo pubblico.

E’ la maxinchiesta della guardia di finanza di Frascati, coordinata dalla procura di Velletri, sfociata in cinque denunce a piede libero e sedici misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari.

Al centro della frode un giro di tablet, i-pad, console di gioco commercializzati a prezzi stracciati. Tra i 21 indagati, di età compresa tra i 28 e i 73 anni, anche nove viterbesi: quattro di Oriolo Romano, tra cui due donne; tre di Tarquinia; uno di Montalto di Castro e uno di Viterbo.

Gli altri sono: quattro persone di Civitavecchia; tre di Roma; uno di Ladispoli; infine altre quattro donne: due di Modena e Reggio Emilia, una romena e un’argentina. 

A Civitavecchia sarebbe stata la base logistica della frode fiscale da circa 18 milioni, finalizzata all’evasione dell’Iva nel commercio di prodotti informatici e ad assicurare ingenti, e indebiti guadagni agli autori della frode, nel cui ambito sono stati anche sequestrati beni per oltre 1,5 milioni di euro.

Nel corso delle perquisizioni, le fiamme gialle hanno recuperato sul litorale anche 130 reperti archeologici, tutti preziosi reperti di età etrusca, romano-imperiale e repubblicana, custoditi in una sorta di piccolo museo privato, che sono ora in mostra al museo Tuscolano di Frascati.

L’indagine ha preso il via da un controllo effettuato nel marzo 2016 dalla guardia di finanza presso una ditta di Ciampino, specializzata nel commercio all’ingrosso di computer e software. 

Una ditta che, solo nel 2015, avrebbe perfezionato acquisti intracomunitari per oltre 9 milioni di euro e movimentazioni bancarie per oltre 30 milioni di euro, nonostante avesse la disponibilità di un solo locale, adibito a ufficio e per giunta di piccole dimensioni. Esclusivamente di rappresentanza, secondo le fiamme gialle, e del tutto inadeguato a supportare una simile “attività” imprenditoriale. 

Una girandola di società fittizie è stata individuata dalla finanza: “Imprese aventi le caratteristiche del ‘soggetto interposto’ – si legge nell’ordinanza – aventi tutte quale denominatore comune il fatto di esistere solo da un punto di vista formale, ma non sostanziale”. L’amministrazione sarebbe stata affidata a “soggetti prestanome e nullatenenti – scrivono gli investigatori – privi di qualsivoglia esperienza nel settore merceologico specifico”. 

In un appartamento di Civitavecchia è stato individuato uno degli “uffici occulti” nella disponibilità del gruppo. All’interno sono stati sequestrati fatture, documentazione contabile, timbri societari, pad, pc, tablet, cellulari, token bancari, notebook che avrebbero confermato in pieno l’ipotesi investigativa della procura di Velletri. 

Ciononostante, nella stessa ordinanza, si sottolinea come: “Queste ‘società cuscinetto’, la cui presenza è eventuale e comunque non indispensabile alla perpetrazione della frode, possono essere consapevoli della frode, ma possono anche esserne del tutto all’oscuro”.  Di sicuro, nessuna ha svolto attività d’impresa, il fine sarebbe stato solo il perfezionarsi della frode.

Sulla base degli elementi raccolti dai militari, il gip Gisberto Muscolo del tribunale di Velletri ha disposto il sequestro preventivo di 5 immobili, di denaro contante, automezzi e quote societarie, finalizzato alla confisca “per equivalente” in relazione alle imposte evase, agli interessi e alle sanzioni.

Quattro degli arrestati residenti nella Tuscia sono stati sentiti lo scorso 31 luglio a Viterbo dal gip del tribunale Savina Poli: tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, il quarto, un prestanome, ha rilasciato spontanee dichiarazioni dicendosi estraneo e depositando una memoria difensiva. 

Si sarebbe limitato ad accettare la carica di amministratore di una presunta società cartiera, in cambio di un compenso di 1600 euro al mese, dimettendosi già l’anno scorso, avendo subodorato che qualcosa non funzionava. 

Proprio al 2016 risalgono le indagini della finanza di Frascati sfociate in 21 richieste di misure di custodia cautelare, da parte del pm  Giuseppe Travaglini, 16 delle quali accolte dal giudice per le indagini preliminari Gisberto Muscolo, mentre cinque persone restano indagate a piede libero.

Poderose le ordinanze, di 300 pagine, in cui vengono ricostruiti i ruoli di ciascuno. Il via libera alle misure, richieste già il 27 gennaio con un’integrazione dello scorso 11 luglio, è arrivato il 18 luglio. Il 28 luglio l’applicazione, con la notifica agli interessati, assieme a una raffica di sequestri e perquisizioni.

Silvana Cortignani

10 agosto, 2017

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