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Frontale sulla Teverina - Donati gli organi della 20enne morta dopo il terribile incidente - Indagine della procura

Il cuore di Elena continuerà a battere…

di Raffaele Strocchia
Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Elena Maria Coppa

Bagnoregio – Quegli occhi penetravano l’anima. Ed erano così grandi da riuscire a contenere tutti i colori del mondo: il verde dello smeraldo, il bianco del ghiaccio, l’azzurro dell’oceano. E come l’oceano erano profondi. E come il sole erano lucenti. Quegli occhi erano una riproduzione in miniatura dell’universo, e l’universo riuscivano a fermare. Perché lì dentro c’era l’infinito.

Elena era bella. Bellissima. E la bellezza era il suo potere. E il sorriso la sua forza. Un sorriso caldo ma delicato, come la luce del mattino. Un sorriso pieno d’amore. Dall’innocenza magica. Di una grazia imprevista.
La bellezza di Elena era una bellezza semplice. Pulita. “Le ragazze che sognano hanno gli occhi spesso lucidi – si descriveva su Facebook -. Non si truccano quasi mai, ma non rinunciano al mascara e alla matita nera. Perché vogliono essere guardate negli occhi, vogliono essere guardate a lungo negli occhi”. E gli occhi di Elena erano una cascata di emozioni.

Le emozioni. Il più grande amico\nemico di Elena. Lei le chiamava “Vortice Nero”. “Questo è il nome che fin da bambina ho affibbiato a quella strana sensazione, il solo modo per spiegare agli altri come mi sentivo”. E’ un estratto, questo, de ‘L’equilibrista’, il racconto di Elena racchiuso nell’antologia ‘Oltre l’ultima pagina’. Perché Elena, che viveva a Bagnoregio, era anche una Civita Writers. Oltre a essere una brillante studentessa dell’università La Sapienza di Roma.

Amava i libri, Elena. Amava scrivere, Elena. E riusciva a farlo splendidamente. Elena amava incastonare le parole nei fogli. E quelle frasi messe nero su bianco ora resteranno lì, per sempre. Come i suoi vent’anni, immortalati negli scatti condivisi su Facebook. La notte di santa Rosa, a Viterbo, aspettando il passaggio della macchina, con Giulia, Letizia, Daniela e Michele, gli amici di sempre. O sugli scogli, a Malaga, a fissare quel Mediterraneo che magicamente si fonde col cielo color pastello.

E su quegli scogli, con le spalle rivolte al mondo e con gli occhi a mirare l’infinito, Elena resterà per sempre.

Elena Maria Coppa è morta giovedì sera, al policlinico Gemelli di Roma. Ha lottato per tre giorni, con tutte le sue forze, dopo il terribile schianto di lunedì pomeriggio sulla Teverina, tra Fastello e Celleno. Elena è rimasta incastrata fra le lamiere della sua auto. E mentre i vigili del fuoco facevano l’impossibile, nel minor tempo possibile, per liberarla da quell’ammasso di rottami, Elena gridava. Urla di paura, angoscia, dolore. Quel dolore, lancinante, che giovedì sera ha attanagliato e stritolato il cuore di mamma Laura. Elena non ce l’ha fatta. Ha mollato la presa. E ora su quel dannato frontale indaga la procura di Viterbo.

Ma giovedì sera mamma Laura, dopo essere precipitata nel baratro della disperazione, la disperazione di aver perso l’unica figlia, ha trovato la forza di prendere la decisione più nobile che un essere umano possa prendere. Un gesto colmo d’amore. Donare gli organi di Elena, e dare una speranza di vita a chi una speranza di vita non ce l’ha quasi più. E così il cuore di Elena potrà continuare a battere. Ed Elena potrà iniziare una nuova vita.

Raffaele Strocchia

16 settembre, 2017

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