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Scontro di civiltà o incontro di civiltà - Intervista alla scrittrice Dacia Maraini sul rapporto tra stato di diritto, democrazia e mondo musulmano

“All’Islam è mancato un libro come il Vangelo e una figura come Cristo…”

di David Crescenzi
Dacia Maraini

Dacia Maraini

 

Dacia Maraini

Dacia Maraini

Viterbo – “Vanno difesi con forza i propri valori, le conquiste di libertà e democrazia…”. Dacia Maraini, una delle scrittrici italiane più lette e tradotte nel mondo, non rinuncia a riflettere con pacatezza e sobrietà sulle questioni che segnano questi ultimi decenni: il rapporto e la compatibilità tra Islam e valori democratici.

Dacia Maraini ha attraversato, conosciuto e raccontato tutta la parabola dell’Italia repubblicana, entrando in contatto con personalità come Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini. Una voce che è stata capace, con i suoi personaggi, di sondare e raccontare le infinite sfumature dell’animo umano. 

Dopo l’attentato di Barcellona, lei ha affermato che i giovani terroristi di oggi sarebbero il segno di “un vuoto” che causa un “innamoramento della morte”, che dà “uno scopo” alle loro esistenze, seppur “perverso e mostruoso”. Quali sono le radici di questo male e che cosa sta succedendo a tanti ragazzi?
“Non ho delle risposte certe: ho solo delle ipotesi. Fra queste l’idea che ogni tanto la storia si attorciglia su se stessa e crea nodi mostruosi. Uno di questi riguarda i giovani che, privi di ideologie, di utopie e progetti comunitari per il futuro, si innamorano della morte e finiscono per imporla a se stessi oltre che agli altri. È un fenomeno già esistito nella storia, il più noto è stato chiamato nichilismo.

Per nichilismo si intende un atteggiamento di rifiuto della realtà, “negativo nei confronti del mondo, con le sue istituzioni e i suoi valori”, come dice il dizionario. Insomma quando il mondo appare privo di significato, viene naturale rivolgersi alla morte. Quando la vita non dà certezze la morte appare come la sola certezza a cui appigliarsi. Il paradosso è che questo nichilismo parte da un credo religioso, ma in realtà la religione musulmana non dice affatto di uccidere gli innocenti e di suicidarsi. Nel Corano il suicidio è dichiaratamente condannato e così anche l’assassinio”.

Cosa risponde a chi ritiene che proprio l’Islam sarebbe una “ideologia” e che avrebbe in sé il germe del radicalismo violento?
L’Islam non ha in sé il seme del radicalismo più di quanto non ce l’abbia avuto il cristianesimo. Le forme di fanatismo sorgono ogni tanto e affascinano i più giovani, i più disperati, coloro che credono che il sacrificio li riscatti da una vita piatta e inutile”.

Quali sono gli strumenti che si possono mettere in campo per sconfiggere il fenomeno del terrorismo e del vuoto interiore che lo circonda?
“Difendere con forza e decisione i propri valori, le conquiste di libertà e democrazia che abbiamo costruito nei secoli e in cui crediamo. Non ci sono altre soluzioni. Qualsiasi risposta violenta o punitiva, non fa che rinfocolare i cuori che bruciano”.

Spesso si dice che l’Islam non è ancora pienamente riuscito a porre le basi di una società laica e democratica perché non ha avuto la sua Rivoluzione francese. Lei che cosa pensa a riguardo?
Più che la Rivoluzione francese direi che non ha avuto un libro come il Vangelo e una figura come Cristo che ha contraddetto la Bibbia, il primo libro su cui si fondava il monoteismo giudaico. Nella prassi l’Islam ha praticato per secoli, con saggezza e senso della realtà, la convivenza con altre religioni e altri popoli. Ma quando alla pratica si sostituisce un richiamo fazioso al libro sacro, da noi, oltre alla Bibbia abbiamo il Vangelo che fa testo, mentre loro hanno solo il Corano. E a quello, astoricamente, si appellano i fondamentalisti“.

E quanto alla condizione della donna nell’Islam?
Quando lo Stato si identica con la religione, cominciano i guai. Uno di questi è l’ossessivo bisogno di controllare il corpo femminile. Ricordiamo che il ventre femminile contiene la vita e chi detiene il potere si è sempre posto il problema di come dominare il futuro del paese, che dipende dal ventre delle donne. Da qui l’ossessione del controllo sessuale. Anche per quanto riguarda l’identificazione dello Stato con la Chiesa, ricordiamo che il Vangelo parla chiaro: date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. È un messaggio chiarissimo: la Chiesa deve tenersi lontana dalla politica. La religione infatti tratta con l’assoluto, mentre lo Stato deve trattare col contingente, deve essere pluralista e tollerante”.

Se ora avesse la possibilità di parlare direttamente con un giovane occidentale che si disinteressa dei motivi che portano altri giovani a farsi terroristi, giudicandoli come individui “vanesi e basta” da distruggere, così come li etichettava Oriana Fallaci, che cosa gli direbbe?
“Direi che bisogna sempre rispettare chi la pensa in un altro modo, anche se questo si pone come nemico. Il disprezzo non aiuta a capire e per affrontare qualsiasi situazione, qualsiasi persona, anche la più violenta e irrazionale, bisogna prima di tutto capire”.

E se invece avesse la possibilità di parlare a un ipotetico giovane musulmano che avesse in animo di immolarsi in un atto terroristico, cosa è che direbbe a lui?
“Gli direi di fermarsi un momento e riflettere. Gli direi di guardarsi intorno: la vita è piena di cose belle. Gli direi di ricordare che Maometto non ha mai disprezzato la vita, che siamo creature fragili ma anche forti nell’amore per la vita per cui vale la pena sorridere e tendere una mano”.

David Crescenzi

17 settembre, 2017

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